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“Democrazia Partecipata” nasce dall’idea, anzi dall’esigenza, di far riappropriare i cittadini delle funzioni e dell’orgoglio dell’appartenenza ad una comunità e di essere i principali artefici delle scelte e dello sviluppo della stessa.
giovedì 3 ottobre 2013
Comunicare i beni comuni
giovedì 19 settembre 2013
Linee guida A.R.O.
Con diversi mesi di ritardo la
Regione Siciliana ha pubblicato oggi sul suo sito web, nelle pagine curate
dal Dipartimento dell’acqua e dei rifiuti, le Linee Guida per la redazione dei piani di
intervento in attuazione dell’Art.5, comma 2-Ter della L.r. n.9 e ss.mm. nelle
more dell’adozione dei piani d’ambito.
Il recepimento della Direttiva
Comunitaria 2008/98/CE ha introdotto disposizioni relative alla “gerarchia dei
rifiuti”. Tale gerarchia si applica
quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di
prevenzione e gestione dei rifiuti e privilegia nell’ordine: la prevenzione
della produzione del rifiuto; il riutilizzo dei prodotti; il riciclaggio di
alta qualità.
Riguardo alla “prevenzione” la
Direttiva prevede che “entro il 31 dicembre 2013 gli Stati Membri adottano programmi
di prevenzione dei rifiuti”. Per quanto riguarda il “riutilizzo” “gli Stati
Membri adottano le misure necessarie per promuovere il riutilizzo favorendo la
costituzione di reti di riparazione, l’uso di strumenti economici, di criteri
in materia di appalti, di obiettivi quantitativi o di altre misure”. Riguardo
al “riciclaggio” la Direttiva specifica che “viene istituita la raccolta
differenziata al fine di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i
settori di riciclaggio pertinenti”.
La Legge regionale prevede di “promuovere la progettazione di prodotti ed imballaggi tali da
ridurre all’origine la produzione di rifiuti, soprattutto non riciclabili,
adottando le necessarie forme di incentivazione”. Tale norma è sicuramente
applicabile ai produttori locali.
Pertanto, nel Piano di intervento
i Comuni dovrebbero individuare azioni volte ad incentivare una politica di
prevenzione della produzione del rifiuto, promuovere il riutilizzo, il
riciclaggio ed il recupero dei rifiuti urbani e speciali. Inoltre la Legge
regionale prevede che ciascun comune adotti “il regolamento comunale per la
raccolta differenziata”.
La Legge regionale 9/2010 prevede che i Comuni possono procedere alla
perimetrazione dei territori comunali in Aree di Raccolta Ottimale (Aro) con un
corrispondente Piano di intervento con allegato capitolato d’oneri e quadro
economico di spesa che dimostri che l’organizzazione del servizio in Aro
rispetta i principi di differenziazione, adeguatezza ed efficienza. Con tale
assunto viene affermato il principio che responsabile, dell’organizzazione e
della gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti e
delle percentuali di raccolta differenziata che vengono raggiunte, è l’Ente
Locale.
Si spera che le Linee Guida
possano essere utili per far si che i Piani di intervento vengano redatti in
modo che tengano conto di tutti gli aspetti e modalità organizzative del
servizio da svolgere, delle azioni di comunicazione e educazione ai cittadini da predisporre,
e dei sistemi di monitoraggio e controllo della gestione da attivare.
giovedì 12 settembre 2013
Vago il piano rifiuti di Cateno De Luca
La Relazione del sindaco De Luca nella parte riguardante il nuovo sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti, non chiarisce quanto egli ha enunciato durante il Consiglio comunale. Nella relazione è menzionata la
previsione di un impianto di compostaggio che dovrebbe entrare in esercizio, sempre a Ligoria, per
il trattamento della frazione organica da raccolta differenziata entro il 2014,
nella “fase a regime”, e affiancare il biostabilizzatore per il pretrattamento, previsto per legge, dei rifiuti indifferenziati. Il piano prevede una fase
iniziale e una fase transitoria durante le quali l’umido finirà insieme al
rifiuto secco residuo nei cassonetti dell’indifferenziato.
È biasimevole non attrezzarsi da
subito a separare tutte le frazioni, incluso l’umido. La difficoltà di ordine economico di conferire la frazione verde ed
umida nell’impianto di Ramacca, cui fa riferimento De Luca, non è dimostrata
e/o quantificata. I costi per portare l’umido a Ramacca non è detto che
siano superiori a quelli del conferimento in discarica a Motta S.Anastasia.
Anche se ciò fosse dimostrato non sarebbe una giustificazione
valida. Bisogna tenere conto anche dei costi ambientali. A Ligoria non si potrà
comunque conferire se prima non sarà pronto e autorizzato l’impianto di
pretrattamento dei rifiuti.
È controproducente non eliminare da subito tutti
i cassonetti: i cittadini
non avranno la percezione del cambiamento e tanti continueranno a buttare, come sempre, tutto nell’indifferenziato. È da sprovveduti non aver previsto una fase di start up con al centro la
comunicazione, l’informazione e la formazione dei cittadini e delle utenze
domestiche e quelle non domestiche. A tale scopo bisognerebbe addestrare un consistente numero di
“formatori” cui affidare l’istruzione di tutte le utenze. Gran parte di questa
formazione deve essere fatta prima dell’avvio del nuovo sistema. Se non si fa
questo, difficilmente si potranno raggiungere, significative percentuali di
raccolta differenziata. Nella
relazione non c’è alcun riferimento alla riduzione dei rifiuti, al riciclo e al
riuso. Non si parla di centri di riparazione e di preparazione per il
riutilizzo, di ecopunti, di incentivi, di premi ai comportamenti virtuosi, di
tariffa puntuale.
Il progetto illustrato nella
relazione dal sindaco De Luca, oltre ad essere vago, è subordinato alle
autorizzazioni della Regione e alla riapertura della discarica di Ligoria. Esiste un piano di riserva (piano B) nel caso
queste autorizzazioni non vengano rilasciate?.
Informazione e trasparenza nel
nostro comune continua ad essere insufficiente. Un comune è trasparente quando
permette a tutti i cittadini di trovare, comprendere e diffondere le
informazioni in suo possesso.
martedì 10 settembre 2013
Tempesta in arrivo sui rifiuti?
Ieri su “La Repubblica”, edizione di Palermo, è stata pubblicata
un’intervista al presidente Crocetta di Antonio Fraschilla. Riporto una
delle domande del giornalista e la risposta del governatore. Domanda: “A
proposito, nei giorni scorsi l’assessore Nicolò Marino ha lanciato
l’allarme perché in alcune provincie non si sono create le nuove Società
di gestione, le Srr, e rimangono gli Ato colabrodo”. Risposta: “Da mesi
dico all’assessore di essere più incisivo. La gestione del servizio di
raccolta deve tornare ai comuni, le Srr sono altri carrozzoni. Sui
rifiuti, acqua pubblica e stop all’eolico il programma è quello del
governo. Non ci sono programmi individuali degli assessori, quello che
vorrebbe il Pd mettendo in giunta qualche deputato che poi risponde solo
alla sua corrente”.Intanto c’è da dire che le Srr non sono società di
gestione ma “società per la regolamentazione del servizio di gestione
dei rifiuti”. Le Srr non gestiscono nulla: regolamentano (dettano le
regole e controllano). Gli atti fondamentali sono: Piano d’ambito, costi
standard, tariffe d’ambito, monitoraggio servizi, progettazione
impiantistica. Queste cose il governatore dovrebbe saperle (e avrebbe
dovuto correggere il giornalista che ha posto la domanda).Il governatore
non può dire che le Srr sono altri carrozzoni, come nei discorsi che si
sentono al bar. C’è una legge della Regione Siciliana che ha istituito
le Srr. Se la legge non andava bene il governatore Crocetta poteva
proporne una nuova o modificarla in linea con il suo programma di
governo. Forse mi sbaglio, ma penso che il “programma di governo” sui
rifiuti non esista (intendo uno specifico e dettagliato programma sui
rifiuti). Il governatore va avanti per slogan tipo: “Siamo per Rifiuti
Zero” e “la gestione dei rifiuti deve tornare ai comuni”.Visto che la
legge 9/2010 che ha istituito le Srr è tuttora in vigore, l’assessore
Marino e tutti gli altri del dipartimento rifiuti non potrebbero non
tenerne conto. E tuttavia concordo con il governatore nel ritenere che
l’organizzazione e la programmazione della nuova gestione non sia stata
incisiva, o meglio, all’altezza della drammaticità della situazione
rifiuti in Sicilia. Non sono in grado di determinare di chi siano le
colpe maggiori di questo stallo e scarsa incisività. Secondo me
dovrebbero cadere molte teste. Sicuramente qualcuno deve essere
sostituito. I sindaci, o gran parte di essi, non sono in grado di
risolvere il problema e potrebbero peggiorare le cose, devono essere
affiancati e guidati. Le Srr potrebbero diventare dei carrozzoni solo se
sarà permesso che lo possano diventare.
venerdì 6 settembre 2013
Gestione rifiuti nel caos?
| Nicolò Marino |
In un articolo pubblicato sul quotidiano “La
Repubblica” del 5 settembre 2013, scritto da Antonio Fraschilla, si apprende che
“l’assessore all’Energia Nicolò Marino lancia l’allarme in vista della scadenza
del 30 settembre: data entro la quale gli Ato dovranno essere liquidati e non
potranno più gestire la raccolta dei rifiuti”. “Nell’isola si rischia il caos:
in tre provincie, Palermo, Agrigento e Messina le Srr non sono state ancora
costituite”.
L’assessore Marino e il direttore del
dipartimento Acque e rifiuti Marco Lupo scaricano le responsabilità sui sindaci:
“Le leggi vanno rispettate, i sindaci che non hanno ancora costituito le Srr si
prenderanno la responsabilità dei danni erariali”. Magari fosse così. Non credo
che i sindaci saranno destituiti o costretti a pagare di tasca loro per i danni
causati. A pagare saranno solo e sempre i cittadini. Ma voi caro assessore
Marino e caro direttore Lupo dove eravate mentre tutto questo stava avvenendo o
meglio non stava avvenendo? Siete voi i maggiori responsabili di tutto questo.
Siete voi al vertice della piramide organizzativa: dovreste
dimettervi!
Quando un comune non adempie ad un
obbligo di legge è la Regione che deve intervenire. Gli oltre 200 commissari ad
acta mandati nei comuni inadempienti avrebbero dovuto completare l’opera incluso
la costituzione delle Srr, la stesura del Piano d’ambito e tutto quanto
necessario a far partire la nuova gestione nei tempi previsti dalla legge.
Naturalmente addebitando i costi per i commissari ai singoli comuni, così in
futuro i cittadini saranno più attenti a scegliere chi li amministra. L’art.14
(Potere sostitutivo) della Legge regionale n.9/2010 di riforma degli Ato prevede
che qualora gli enti non ottemperino alle funzioni e ai compiti assegnati dalla
legge, l’assessore regionale per le Autonomie locali e la Funzione pubblica, su
segnalazione dell’assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica
utilità, dispone, previa diffida, la nomina di commissari straordinari nei casi
previsti dalle legge stessa. Questo doveva esser fatto e non è stato.
Sempre nello stesso articolo
pubblicato su “Repubblica” c’è la notizia che trenta comuni hanno avuto il via
libera dalla Regione a gestire in proprio il servizio di raccolta e tra questi
Fiumedinisi, Nizza di Sicilia, Alì e Alì Terme. Questo vuol dire che l’Aro della Valle del Nisi, contrariamente a quanto da me ipotizzato, è stato
approvato.
Peccato che non si conosca, almeno credo, il
Piano d’intervento grazie al quale i quattro comuni sono stati autorizzati a
costituire l’Aro e a procedere all’affidamento del servizio. Al momento non è
dato sapere se sarà gestione diretta o affidamento del servizio a terzi. Sul
sito della Regione non ci sono notizie in merito e neanche sul sito del Comune
di Alì Terme, capofila dell’Aro. Mi chiedo, ma i cittadini dove devono prendere
le informazioni che li riguardano?
Sempre stando
al citato articolo di stampa pare che l’assessore Marino abbia dichiarato: “Io
non ho alcuna intenzione di prorogare per un solo giorno gli Ato”. Allora il
caos sarà inevitabile.
sabato 24 agosto 2013
La cultura come bene comune
|
mercoledì 14 agosto 2013
Aprire una discarica non è come aprire un centro benessere
Se non è indispensabile, è proprio
da fessi riaprire la discarica di Ligoria.
Ho ascoltato parte della relazione del Sindaco De Luca esposta durante il Consiglio Comunale del 29 luglio 2013. Sarà stato a causa del caldo, ma l’impressione avuta è che il Sindaco non abbia potuto sintetizzare esaurientemente quanto contenuto nella relazione riguardo la gestione dei rifiuti. Quest’impressione avuta dal vivo è stata confermata dalla registrazione video disponibile sul sito web del Comune. Sul sito però non c’è traccia della relazione. Mi auguro che anche questa, quanto prima, venga pubblicata integralmente e resa disponibile alla visione dei cittadini che hanno interesse o curiosità a conoscere nei dettagli gli argomenti della relazione. Ciò costituirebbe anche un risparmio per le casse del Comune, se è vero che il Sindaco vuole “gratificare” i cittadini di S. Teresa di Riva mandandone una copia ad ogni famiglia.
Ho ascoltato parte della relazione del Sindaco De Luca esposta durante il Consiglio Comunale del 29 luglio 2013. Sarà stato a causa del caldo, ma l’impressione avuta è che il Sindaco non abbia potuto sintetizzare esaurientemente quanto contenuto nella relazione riguardo la gestione dei rifiuti. Quest’impressione avuta dal vivo è stata confermata dalla registrazione video disponibile sul sito web del Comune. Sul sito però non c’è traccia della relazione. Mi auguro che anche questa, quanto prima, venga pubblicata integralmente e resa disponibile alla visione dei cittadini che hanno interesse o curiosità a conoscere nei dettagli gli argomenti della relazione. Ciò costituirebbe anche un risparmio per le casse del Comune, se è vero che il Sindaco vuole “gratificare” i cittadini di S. Teresa di Riva mandandone una copia ad ogni famiglia.
Il sito del comune dovrebbe
essere usato per dare informazioni corrette e puntuali. Si dovrebbe evitare di
utilizzarlo per la propaganda o per attaccare/bacchettare l’opposizione o
chi dissente. Per il diritto di critica/replica il Sindaco farebbe meglio ad
usare altri canali anche per una questione di etica democratica.
Per chi vuole partecipare e
contribuire alla soluzione del problema rifiuti diventa difficile poterlo fare
se non si dispone di dati e informazioni. Ci auguriamo che la relazione del
Sindaco contenga quanto necessario per una valutazione di merito del progetto
che l'Amministrazione intende perseguire.
Il quadro enunciato dal Sindaco
De Luca non è sembrato sufficientemente chiaro e dettagliato. Egli ha parlato
di un risparmio del 30% sugli attuali costi (€ 1.900.000) a carico dei
contribuenti senza fornire spiegazioni sul come ottenere queste economie. Non
ha parlato di differenziare l’umido e di impianto di compostaggio. Ha accennato
ad un impianto di pretrattamento e stabilizzazione dei rifiuti da conferire
nella discarica e di investimenti per un ammontare di circa 3 milioni di Euro.
Ha parlato di raccolta differenziata porta a porta spinta, della eliminazione
dei cassonetti stradali, di premi per chi differenzia e di aggravi dei costi
per i negligenti. Tutte cose positive ma vaghe. Tutte cose di difficile
controllo se il progetto non sarà esteso a tutto il comprensorio jonico. Inoltre, il
Sindaco non ha spiegato se il Comune pensa ad una gestione in house, ad una
società mista o di affidare i servizi a terzi.
Senza fornire dati sulla qualità
del progetto di raccolta differenziata, senza aver verificato l’idoneità del sito di Ligoria riguardo gli
aspetti tecnici e logistici, è difficile,
ad esempio, capire se è giustificabile la necessità della riapertura della
discarica. A quanto è dato sapere non c’è al momento una emergenza discariche
tale da giustificarne una riapertura. Se così fosse, ci penserebbe la Regione
ad intervenire indicando quali discariche eventualmente riaprire, ampliare,
costruire e dove (sentiti gli Enti interessati). Inoltre, con il recupero di
materia, il riciclo dei materiali, il riuso e la riduzione dei rifiuti, i
conferimenti in discarica si ridurranno drasticamente allungando la vita delle
discariche attualmente in esercizio. Questo evita la previsione di ampliamenti
di discariche esistenti, di riaprire quelle fuori esercizio o di realizzarne di
nuove.
mercoledì 7 agosto 2013
Rifiuti: S.Teresa di Riva capofila di un Aro del riciclo o pattumiera del comprensorio?
| Ecocentro del riuso |
Per Comunità di poche migliaia di abitanti come quelle del
comprensorio jonico si riesce, valorizzando la partecipazione e il
coinvolgimento attivo degli abitanti e per
le peculiarità strutturale del territorio, ad ottenere risultati
difficilmente raggiungibili in aree con maggiore popolazione e complessità. In
contesti territoriali come il nostro, la produzione dei rifiuti è generalmente
inferiore alla media e si riesce a realizzare un’efficace azione di riduzione,
riuso e riciclo anche perché la raccolta differenziata potrà essere, se ben
organizzata, quantitativamente e qualitativamente migliore. È prioritario
estendere ed applicare su tutto il territorio del nostro comprensorio le buone
pratiche e le eccellenze nella gestione dei rifiuti già in corso di attuazione
in diverse realtà italiane. Esse riguardano la riduzione dei rifiuti, la
riparazione ed il riutilizzo di beni e prodotti di “seconda mano”, il
riciclaggio finalizzato al recupero di materia ed il compostaggio derivante da
frazione organiche pulite. Pertanto va favorito il passaggio da sistemi
stradali di raccolta a sistemi puntuali di raccolta e di tariffazione.
Nel nostro contesto territoriale
è anche più facile attivare pratiche virtuose a partire dal porta a porta in
grado non solo di intercettare elevate quantità di materiali ma soprattutto di
garantire una qualità merceologica idonea alle successive fasi di compostaggio
e di riciclaggio; favorire il compostaggio domestico; dotarsi di semplici aree
di stoccaggio e trattamento di zona per piccoli impianti di compostaggio;
attivare aree di raccolta (centri o isole ecologiche). Con questi accorgimenti
si riduce enormemente la quantità di rifiuti che richiedono un trattamento
finale, e quindi si riducono significativamente i costi di smaltimento.
I comuni dovranno dotarsi di
Piani comunali di raccolta che abbiano come riferimento e volano principale il
sistema di raccolta porta a porta, per favorire il massimo sviluppo della
raccolta differenziata finalizzato al recupero di materia. Al fine di
raccogliere materiali di buona qualità merceologica devono essere incentivati
sistemi di raccolta selettiva o monomateriale anziché congiunta o multi materiale.
Tali modalità devono essere integrate con isole ecologiche e centri di
riparazione e di preparazione per il riutilizzo. A questo proposito i comuni
del nostro comprensorio dovranno costituire un Aro (Area di raccolta ottimale)
non inferiore a 20.000 abitanti e potranno dotarsi di tali strutture. Occorrerà
incentivare e favorire lo sviluppo di imprenditoria e di posti di lavoro locali
per l’attuazione delle attività di recupero di materia e riuso.
L'attuazione delle buone pratiche
di prevenzione, riduzione, riutilizzo, riciclo, compostaggio hanno lo scopo di
rendere effettivamente residuale le fasi di trattamento/smaltimento dei Rifiuti
Urbani Residui (Rur) ed esse stesse devono avvenire puntando a ridurre
ulteriormente i conferimenti (che obbligatoriamente devono subire un processo
di pretrattamento stabilizzazione) in discarica.
Massimizzare i
recuperi di materia rispetto ad altre forme di recupero e ridurre drasticamente
i conferimenti in discarica è infine lo scopo dei nuovi impianti di trattamento
meccanico biologico (Tmb) grazie ai
quali si allunga il ciclo di vita delle discariche esistenti per una loro
gestione in sicurezza e senza la previsione di realizzarne ampliamenti e/o la
realizzazione di nuove.
martedì 23 luglio 2013
Rifiuti: cambiare si può
| Villa Ragno - S.Teresa di Riva |
Sabato 20 luglio si è tenuto a S. Teresa di Riva il
convegno e dibattito pubblico “Cambiare si può. Trasformiamo i rifiuti in
risorsa" organizzato dal comitato jonico beni comuni.
C’è stata una buona affluenza di
cittadini, ma non quella che ci si aspettava. La presenza degli Amministratori
è stata esigua nel numero (addirittura
inferiore a quella del precedente convegno del 2012) e ha mostrato ancora di più la scarsa
propensione dei primi cittadini eletti dal popolo di rispondere al popolo delle
loro scelte. Perché? La risposta è semplice: i nostri amministratori
(tranne poche eccezioni) non hanno mai voluto affrontare
la questione rifiuti con la necessaria serietà e determinazione; non si sono
mai preoccupati di studiare l’argomento e imparare dalle esperienze positive
che sono numerose anche nel nostro Paese. Cosa ci si può aspettare da
amministratori insipienti? Nulla! Infatti, anche quando un gruppo di cittadini
si attiva per iniziative (totalmente autofinanziate) come quella che si è
svolta a Villa Ragno per contribuire a fare informazione e
sensibilizzazione e per spronare tutti al senso di responsabilità,
latitano. Stesso discorso vale per gli amministratori provinciali e regionali,
incluso il Presidente Crocetta e i vari assessori invitati all’evento, che
neanche si sono degnati di rispondere all’invito, anche solo per dire dei loro
improrogabili altri impegni pubblici o privati.
Al convegno è risultata palese la
confusione che regna nelle istituzioni locali sulla gestione dei
rifiuti. Amministrazioni impreparate che devono inventarsi qualcosa di cui
nulla sanno.
La presenza "part time" del
Sindaco di Santa Teresa di Riva non è servita a fornire dati e informazioni
sull’ipotetico Piano d’intervento dell’Aro comunale e relativi
costi o benefici (economici e ambientali) per i cittadini. La sola informazione ha
riguardato la discarica di Ligoria il cui iter procedurale, pare, sia a buon
punto. Riaprire la discarica di Ligoria come auspica il Sindaco De Luca è prova
di insensibilità verso i problemi ambientali e paesaggistici e di scarso valore
dato alla salute dei cittadini. Inoltre è prova di palese contraddizione con
quanto scritto nel suo programma elettorale che, al punto 6, prevedeva: “bonifica
delle discariche di rifiuti esistenti sul territorio comunale”.
La “ricetta” per uscire
fuori dall’attuale cattiva gestione dei rifiuti l’ha spiegata con parole
semplici il prof. Aurelio Angelini: basta attenersi alle direttive europee e
copiare le buone pratiche già in uso. Non occorrono super differenziatori:
bastano le semplici mani dei cittadini che a monte possono senza fatica (alcune
pattumiere in più) evitare di mescolare il secco, cioè i materiali pregiati
riciclabili, con l’umido, cui produrre compost. Così facendo si riduce al
minimo l’indifferenziato (la vera spazzatura) abbattendo drasticamente le
quantità di rifiuti da destinare alla discarica, il cui quantitativo può ulteriormente
essere dimezzato in impianti di trattamento e valorizzazione del rifiuto secco
residuo. Non serve altro. Solo una buona organizzazione. L’applicazione della
“strategia rifiuti zero” entro un certo numero di anni porterà all’eliminazione
di discariche e inceneritori.
sabato 20 luglio 2013
venerdì 19 luglio 2013
mercoledì 10 luglio 2013
Rifiuti: nascerà l'A.R.O. Valle del Nisi?
È di ieri la notizia che è stata
avviata la costituzione dell’Ambito di Raccolta Ottimale della Valle del Nisi
in associazione tra i comuni di Alì, Alì Terme, Fiumedinisi, e Nizza di
Sicilia. La richiesta di approvazione del Piano d’intervento previsto dalla
Legge regionale è stata avanzata il 28
giugno 2013 all’Assessorato competente. La novità, spiega il comunicato stampa
diramato dall’Assessore Mariarita Muzio, sarà costituito dall’avvio della
raccolta porta a porta e dall’attivazione
di un centro di raccolta in ogni comune.
Peccato però che tale piano non
preveda anche la differenziazione della frazione organica nella fase iniziale e
transitoria. Solo l’attivazione di un impianto di compostaggio distante
dall’ARO non oltre 50 km
segnerà il passaggio alla fase di regime. Inoltre, il comunicato non specifica
se la gestione dei servizi sarà data in affidamento a terzi o se eseguita in
house.
Con queste premesse sarà difficile che il Piano d’Intervento possa
essere approvato. Senza la differenziazione dell’umido è molto arduo
superare un livello di raccolta superiore al 50% (la legge vigente prevede il
65% entro il 2012) come enunciato nel comunicato. Inoltre, non differenziare
l’umido significa non rispettare quanto previsto dalle direttive europee,
nazionali e regionali. La gestione della frazione organica è una delle ragioni
che dovrebbe spingere i nostri amministratori comunali a costituire un ARO che
comprenda il maggior numero possibile di comuni del comprensorio jonico, da Sant’Alessio
ad Alì Terme e relativi comuni dell’entroterra.
lunedì 8 luglio 2013
Sì ad un ARO jonico del riciclo
Il nuovo Piano Regionale e le Direttive sui rifiuti saranno oggetto
di discussione, insieme alla proposta di Legge “Rifiuti Zero”, con relativa raccolta firme, il prossimo 20
luglio al Palazzo della Cultura (Villa Ragno) in Santa Teresa di Riva. L'assemblea pubblica è organizzata dal Comitato
jonico Beni Comuni ed avrà inizio alle ore 18:30. L’incontro è finalizzato
alla sensibilizzazione di amministratori e cittadini del comprensorio jonico sulle
problematiche di una corretta gestione dei rifiuti. Il titolo della manifestazione è “Cambiare si può. Trasformiamo i rifiuti in risorsa”
La legge regionale del 2010 con
le successive modifiche e integrazioni, il nuovo Piano regionale, i Piani
d’Ambito di ciascun territorio ottimale Ato (18 ambiti in tutta la Sicilia) e i
Piani d’intervento delle eventuali aree di raccolta ottimale Aro (che possono
essere istituite all’interno dell’area territoriale ottimale di riferimento) regolano, organizzano, affidano e controllano
la gestione integrata dei rifiuti, nel rispetto della salvaguardia e tutela
dell’ambiente e della salute pubblica. L’Ato, con il “nuovo corso”, è un ben
definito perimetro territoriale a livello provinciale e non deve essere assimilato
con la “liquidata” Società d’Ambito. Nella nostra provincia gli Ambiti
Territoriali Ottimali sono due, non considerando le Isole Eolie. Il
comprensorio jonico rientra nell’ATO n. 15, denominato “Messina Area
Metropolitana” ed include 47 comuni per una popolazione di 466.085 abitanti
(dati del 2011). Tutti i comuni che sono all’interno del perimetro di un Ato costituiranno
(o hanno già costituito) una società chiamata “Società per la Regolamentazione
del servizio di gestione Rifiuti (SRR), per obbligo di legge. Ciascun comune
partecipa con una quota parte, proporzionale al numero di abitanti. L’Assemblea
della SRR è costituita dai Sindaci o da loro rappresentanti. La Srr ha funzioni
di indirizzo, pianificazione impiantistica, regolamentazione e di affidamento del servizio
mediante gara ad evidenza pubblica. La
Srr non gestisce alcun servizio. I componenti l’assemblea e il consiglio di
amministrazione svolgono le loro funzioni a titolo gratuito. In sostanza la
SRR, coerentemente con le linee strategiche individuate dal Piano regionale di
gestione dei rifiuti, stabilisce il complesso di interventi che garantiscono la
sostenibilità economico-finanziara del servizio nel territorio dell’Ambito
Territoriale Ottimale, individuando il tipo di impianti, il loro numero e ubicazione, in considerazioni delle necessità
e delle peculiarità del proprio territorio di riferimento. La legge prevede che
ogni singolo Ambito Territoriale Ottimale
sia autosufficiente. Quindi, ciascun Ato dovrà dotarsi di quanto necessario per
chiudere il ciclo dei rifiuti. È compito della Srr, in
nome e per conto dei comuni consorziati, affidare il servizio di gestione dei
rifiuti mediante gara d’appalto con evidenza pubblica. Poi, ogni singolo comune
stipulerà direttamente con il soggetto (vincitore della gara d’appalto) incaricato di svolgere la gestione del
servizio per i comuni consorziati, sottoscrivendo con lo stesso un contratto
normativo che disciplina le modalità di affidamento, di sospensione e di
risoluzione ad opera dei singoli comuni della parte di servizio relativa al
territorio dei comuni stessi. La stipula e la sottoscrizione del contratto
d’appalto, relativo ai singoli comuni compresi nella Srr, hanno luogo fra
l’appaltatore e la singola amministrazione comunale, che provvede direttamente
al pagamento delle prestazioni ricevute e verifica l’esatto adempimento del
contratto. Questo, in parole povere, vuol dire che la responsabilità del servizio,
della sua efficienza, efficacia ed economicità è di ogni singolo comune
relativamente al proprio territorio.
Nel caso della costituzione di
uno o più Aro (anch’essi senza costi aggiuntivi per la finanza pubblica)
all’interno dell’ATO di riferimento, ai
comuni che hanno costituito la sub area, spetta la governance dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei
rifiuti nel perimetro dell’Aro.
Secondo la normativa comunitaria,
un Aro può procedere ad affidare la gestione dei servizi: a) a terzi con
espletamento di procedure ad evidenza pubblica secondo
le disposizioni in materia di appalti e concessione dei servizi; b) a
società mista, la cui selezione del socio privato avvenga mediante gara a
doppio oggetto (in cui la quota del socio privato non
sia inferiore al 40%) , in applicazione delle disposizioni inerenti il
partenariato pubblico privato; c) con gestione cosiddetta in house, purché
sussistano i requisiti dell’ordinamento comunitario, e vi sia l’assoggettamento
ai vincoli disposti dalle vigenti normative.
È auspicabile che nel
comprensorio jonico venga istituito un ARO che includa, possibilmente, tutti i
comuni del comprensorio o, almeno, quelli che insieme, sulla base di elementi
oggettivi, dimostrino il rispetto del principio di differenzazione, adeguatezza
e assicurino efficienza, efficacia e economicità della gestione dei servizi
previsti. La preferenza dovrebbe andare alla gestione in house che, almeno in teoria, dovrebbe consentire un maggiore risparmio e un
più incisivo controllo anche tramite l’ausilio dei rappresentanti delle
associazioni ambientaliste, dei consumatori e di comitati civici.
giovedì 13 giugno 2013
Lettera aperta al Prefetto di Messina
Oggetto: I cittadini meritano rispetto e risposte
Egregio Signor Prefetto Stefano
Trotta,
torno a scriverLe utilizzando,
questa volta, lo strumento della lettera aperta. Credo che temi come quelli da
me sollevati (rispetto della quiete pubblica, diritto al riposo, legalità,
competenza e trasparenza, controllo del rispetto delle norme, tutela della
salute) siano di pubblico interesse. Ricorderà che nella lettera del 10
dicembre 2012 sollecitavo il Suo intervento per riportare nell’alveo della
legalità l’Amministrazione del Comune di Santa Teresa di Riva e la titolare di
un esercizio pubblico (bar) che ha abusato di impianti di diffusione sonora.
Purtroppo, non c’è stato alcun passo in avanti. Tutto è
stato vano: il Comune non ha mutato atteggiamento ed è rimasto inerte. Nella
risposta alla Vostra nota (che ho potuto visionare a seguito di richiesta atti
esitata in data 11 giugno 2013
in Prefettura) il Comune non ha confutato quanto da me “denunciato”,
se non affermando che “sono stati effettuati dagli operatori
appartenenti a questo comando, numerosissimi interventi presso la ditta […]
(nella maggior parte dei casi senza che venisse riscontrato alcun disturbo come
affermato dal sig. Lenzo).”. Non è questo il momento e il luogo per
ribattere a queste “incredibili” e “temerarie” affermazioni. Il Direttore
dell’Area di Polizia Municipale, rispondendo a nome del Comune, attesta
riferendosi al 2012 che ”Per l’anno in
corso nessun Nulla osta ne autorizzazione è stata rilasciata dal comune di
Santa Teresa di Riva (visto il DPR 19/10/2011 n. 228)”. Questo dimostra che
non è stata rispettata la legge e, come ho già avuto modo di scrivere, al
Comune hanno le idee confuse.
Come cittadino vorrei capire
perché un Comune può non rispettare una legge dello Stato. Il fatto che la
Legge affidi ai Comuni le competenze di
tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo non vuol dire poterne
disattendere finalità e disposizioni.
Perché i Funzionari del Comune e gli
Agenti di Polizia Municipale non vengono adeguatamente istruiti, visto che la Legge
demanda ai comuni il rilascio delle autorizzazioni e i controlli?. Com’è
possibile che gli Agenti non distinguano la differenza tra trattenimenti con
emissioni sonore “entro i limiti di legge” ed emissioni “in deroga ai limiti di
legge”?
Perché un Sindaco a fronte di un
riscontro oggettivo attestante il supero dei limiti di legge [(perizie
dell’ARPA (02/09/2011) e di tecnico competente in acustica (01/09/2011 e
07/08/2012)] e su richiesta motivata non ha emanato apposita ordinanza per far
cessare immediatamente, in via cautelare, le emissioni sonore?
A tale proposito mi permetto di
ricordare che il Sindaco di un comune (così come il presidente della provincia,
il presidente della giunta regionale, il prefetto, il ministro dell’ambiente e
il presidente del consiglio dei ministri, nell’ambito delle rispettive
competenze) per contrastare l’inquinamento acustico ha un potere di ordinanza,
nelle situazioni d’urgenza, anche in materia di emissioni e immissioni di
rumore. L’articolo 9 della legge 447/95, come ha evidenziato il TAR
Umbria-Perugia, sez. I, sentenza 26.08.2011 n° 271, non deve essere interpretato nel senso restrittivo (meramente
letterale). La legge infatti non
configura un potere di intervento amministrativo “ordinario” che consenta di
ottenere il risultato dell’immediato abbattimento
delle emissioni sonore inquinanti, e pertanto l’utilizzo del particolare potere
di ordinanza contingibile e urgente delineato dall’articolo 9 deve ritenersi “normalmente” consentito allorquando gli
appositi accertamenti tecnici effettuati dalle competenti Agenzie Regionali di
Protezione Ambientale o, aggiungo io, da tecnici compenti in
acustica iscritti nell’apposito Albo, rivelino la presenza di un fenomeno di
inquinamento acustico, anche se non coinvolge direttamente la salute
dell’intera collettività bensì di un numero limitato di cittadini (e, al
limite, di una sola persona). Altrimenti, la fattispecie dell’articolo 9
costituirebbe una pleonastica riproduzione, nell’ambito della normativa di
settore, del generale potere di ordinanza contingibile ed urgente riconosciuto
al sindaco quale ufficiale di governo.
Perché non è una prerogativa del
Prefetto far ristabilire la legalità quando a violarla è un comune?. Il
Prefetto, se non erro, svolge la vigilanza delle funzioni statali assolte dagli
enti locali. Capisco che in questo caso dovrebbe essere compito del Sindaco, ma
se questi non ottempera chi deve intervenire? Non stiamo parlando di comminare
sanzioni o aprire processi, per questo c’è la Magistratura.
“In tal caso tutelare l’ordine
pubblico [la legalità e la salute dei cittadini] significa soprattutto prevenire le cause che potrebbero incrinarli.
In questo scenario si colloca il ruolo
fondamentale del Prefetto al servizio delle Istituzioni e del cittadino”(citazione
dal sito della Prefettura).
Resto fiducioso in un Suo
efficace intervento presso il Sindaco del Comune che, “quale autorità locale di PS, è inquadrato in una posizione di
subordinazione funzionale nei confronti del Prefetto, dal quale può essere
chiamato a collaborare negli ambiti di competenza dell’ente per il migliore [corretto]
espletamento della funzione di pubblica
sicurezza.”
Le Istituzioni meritano il
massimo rispetto, i cittadini meritano altrettanto rispetto. E hanno il diritto
di avere risposte.
Con rinnovata stima.
Aldo Lenzo
mercoledì 5 giugno 2013
Rifiuti: la svolta che non arriva e le promesse da marinaio
L’inerzia e l’inconsapevolezza
dei nostri Amministratori locali ha costretto l’Assessore regionale
dell’energia e dei servizi di pubblica utilità ad emanare una prima Direttiva (n. 1/2013) in
materia di gestione dei rifiuti (circolare n.221 del 1/02/2013) esplicativa
della Legge regionale 8 aprile 2010 n. 9 integrata e modificata dalla Legge
regionale 9 gennaio 2013 n. 3 e, recentemente, una seconda Direttiva
(n.2/2013) sempre in materia di gestione dei rifiuti (circolare n.1290 del
23/05/2013), “Linee di indirizzo per l’attuazione dell’art.5 comma 2-ter della
L.R. 9/2010 nelle more dell’adozione dei Piani d’Ambito”.
L’Assessore Marino nell’ultima
Direttiva rileva “… che a tutt’oggi non è
stato completato il quadro delle attività disposte con la Direttiva Assessoriale
n. 1/2013 ed in particolare non è stato completato il quadro dei piani d’ambito
necessari per la nuova programmazione in materia di rifiuti in armonia alle
disposizioni contenute nella legge regionale n. 9/2010 così come novellata
dalla L.r. 3/2013”; considera che “… appare
necessario individuare modalità contingenti per consentire il passaggio
operativo alla strutturazione delle ARO (aree di raccolta ottimale) nel
rispetto delle finalità programmatorie delle stesse nell’alveo degli ambiti
territoriali ottimali”; rileva “che
al fine di recuperare i pesanti ritardi nella attuazione della norma appare
opportuno acquisire, nelle more della costituzione delle SRR e della adozione
complessiva dei piani d’ambito, i piani di intervento e relativi atti per
l’affidamento del servizio di competenza dei Comuni in forma singola o
associata”.
In sostanza con la Direttiva n.2/2013 è richiesto ai Comuni di
provvedere alla delimitazioni delle aree di raccolta ottimale tenendo conto dei
parametri indicati nella stessa direttiva; alla redazione del piano di
intervento specificando gli elementi che tale piano dovrà contenere; alla sottoscrizione
della convenzione di ARO che dovrà, tra l’altro, disciplinare compiti e
funzionamento dell’assemblea dei sindaci, compiti del comune capofila, obblighi
tra enti convenzionati e relativi rapporti finanziari, durata della
convenzione.
Il Sindaco di Santa Teresa punta sulla discarica di Ligoria e in 10 lo
seguono.
Si è appreso, da notizie di stampa,
che l’argomento di discussione e di accordo relativo alla gestione dei rifiuti di undici Amministratori del comprensorio jonico
non è stata la definizione di un atto di indirizzo per l’istituzione di
un Area di Raccolta Ottimale (ARO) nel nostro comprensorio e la predisposizione
e l’approvazione degli atti fondamentali per la gestione dei servizi di
raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti, bensì la riapertura e utilizzo
della discarica di Ligoria. “L’accordo è
stato siglato lunedì pomeriggio, nella stanza del primo cittadino al primo
piano del palazzo municipale, dai sindaci di S. Teresa, S. Alessio, Forza
d’Agrò, Antillo, Limina, Roccafiorita, Casalvecchio, Savoca, Furci, Mandanici e
Pagliara”.
Ma possono dei sindaci decretare
l’apertura o riapertura di una discarica senza sentire prima cosa ne pensano i
cittadini interessati? Non mi pare che De Luca sia stato eletto Sindaco con il
mandato di far riaprire la discarica di Ligoria. Al contrario, nel suo programma c’è scritto al punto 6) bonifica delle discariche di rifiuti dismesse
sul territorio comunale. Promesse da marinaio. Vatti a fidare!
C’è da rimanere stupefatti per
questa scelta. Si fa il contrario di ciò
che andrebbe fatto.
Invece di ridurre i costi del
ciclo dei rifiuti programmando un nuovo modello di raccolta differenziata,
implementando l’impiantisca per il trattamento della frazione organica e della
frazione secca residua e attivando strumenti
di condivisione delle decisioni con la cittadinanza locale, i Sindaci pensano di
risolvere tutti i problemi riaprendo la discarica di Ligoria. “La discarica”, si legge nell’articolo
pubblicato dalla redazione di Empirenews24.it, “sarà
gestita dal Comune di S.Teresa. Alla tariffa andrà applicato un aumento di 8
euro per ogni tonnellata di rifiuto conferito che sarà devoluto al Comune di
S.Teresa a titolo di risarcimento del danno ambientale in quanto sede
dell’impianto di smaltimento.”
Il ruolo di una Amministrazione
comunale non è quello di gestire discariche, ma è quello di attivarsi per
tutelare la popolazione attraverso nuove e corrette politiche, controlli indipendenti che tutelino ambiente e
salute dei cittadini.
giovedì 23 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
"Raccolta rifiuti, nuovo corso"
È il titolo di un articolo di
Giuseppe Puglisi pubblicato ieri sulla Gazzetta
del Sud.
“Chiesta l’apertura della discarica di Ligoria, contatti con i centri
limitrofi” recita il sottotitolo. L’apertura della discarica di Ligoria chiesta
dall’Amministrazione comunale di Santa Teresa non può rappresentare il “nuovo corso”. Sarebbe un ritorno al
passato.
La nostra deve diventare
(obbligatoriamente) la società del riciclaggio, dove la produzione dei rifiuti
viene ridotta al minimo e i rifiuti vengono considerati una risorsa,
attraverso una gerarchia di interventi (spiegata molto chiaramente dalla
legislazione comunitaria, nazionale e regionale) che prevede al primo posto la
prevenzione, al secondo la preparazione per il riutilizzo, al terzo il
riciclaggio, al quarto altri tipo di recupero e solo al quinto e ultimo posto,
per una quantità minima (sino all’azzeramento), lo smaltimento in discarica.
Certamente i costi economici
della gestione dei rifiuti sono un aspetto importante che va attentamente
analizzato e valutato, ma il “costo” più importante da evitare è quello
all’ambiente. Più buttiamo in discarica più sprechiamo e paghiamo in termini di
costi economici e di qualità della vita.
Invece di chiedere di riattivare la discarica di
Ligoria dovremmo concentrare l’attenzione sulla strategia “Rifiuti Zero”.
Si tratta di riorganizzare
radicalmente l’approccio ai rifiuti con vantaggi non solo ambientali ed
economici, ma anche occupazionali. Col nuovo approccio si riuscirà ad incidere,
attraverso un sistema innovativo di pratiche già sperimentate nel mondo ed
anche in Italia come la raccolta differenziata domiciliare (porta a porta), il
compostaggio domestico, la riduzione degli imballaggi con l’introduzione di
prodotti alla spina e sfusi, i pannolini ecologici, i mercatini di scambio e
riuso, in maniera straordinariamente significativa non solo sulle modalità di
raccolta e smaltimento ma sulla stessa produzione dei rifiuti.
Con i rifiuti ci troviamo adesso
di fronte ad una scelta che segnerà il futuro della società e dell’ambiente. Non possiamo continuare come prima ma dobbiamo avere il coraggio di pensare ed agire
in maniera nuova, rinunciando alla sicurezza di schemi obsoleti che perpetuano
e aggravano i problemi che dovrebbero risolvere.
martedì 14 maggio 2013
Se non ce ne occupiamo, i rifiuti ci sommergeranno
E i costi di gestione e
ambientali diventeranno insostenibili.
Le Amministrazioni comunali del
nostro comprensorio si stanno dimostrando, ancora una volta, insensibili alle
tematiche del rispetto e della tutela dell’ambiente. Se intervistati i Sindaci professano
buone intenzioni ma, nella pratica mostrano totale disinteresse a programmare e
attuare, finalmente, nell’interesse dei cittadini e dell’ambiente, una raccolta differenziata dei rifiuti
“attenta” e corretta.
Essi continuano a comportarsi da
irresponsabili, a non capire gli obblighi che hanno verso la comunità che
amministrano, a restare passivi quando invece dovrebbero impegnarsi “no stop”,
sino alla soluzione del problema.
Dobbiamo essere noi cittadini a
prendere l’iniziativa e a costringere i nostri amministratori a fare il loro
dovere. Come cittadini e utenti del
servizio di igiene ambientale dobbiamo mettere il nostro impegno quotidiano e
la disponibilità ad un cambiamento radicale di abitudini per una migliore
qualità della vita, dell’ambiente in cui viviamo e del mondo che lasceremo ai
nostri figli. Allo stesso tempo dobbiamo
esercitare ogni forma di pressione possibile per far si che i Comuni quali
responsabili del servizio erogato ai propri cittadini rispondano dei risultati
raggiunti.
I Sindaci e le amministrazioni,
nell’ambito delle rispettive competenze, devono porre in essere ogni intervento
utile ad assicurare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani almeno pari
alle percentuali minime previste dalla legislazione vigente. Obiettivo mai
raggiunto sino ad ora.
Se le percentuali minime non verranno
raggiunte anche in futuro, ciò comporterà una lesione diretta, concreta e
attuale degli interessi dei cittadini, tale da richiedere azioni di
tutela nelle sedi opportune.
È il momento di mettere ogni cosa al suo posto.
È il momento di mettere ogni cosa al suo posto.
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