mercoledì 17 settembre 2014

Rifiuti: dimezzamento dei costi del servizio a S.Teresa di Riva

Raccolta differenziata porta a porta e Centri comunali di raccolta i punti chiave della nuova gestione.
Un risparmio di un milione di euro/anno sull’attuale costo della gestione dei rifiuti (2 milioni) dimezzerà i costi per effetto della nuova gestione del servizio di raccolta, trasporto e spazzamento dei rifiuti sul territorio dell’ambito di raccolta ottimale (Aro) del comune di S. Teresa di Riva. Il nuovo modello di gestione è incentrato sulla raccolta differenziata porta a porta di tutte le frazioni di rifiuto; su quattro Centri comunali di raccolta (Ccr) cui gli utenti potranno portare direttamente i loro rifiuti differenziati e usufruire così di sconti sulla tariffa; e su un sistema di registrazione e individuazione delle utenze e delle quantità di rifiuto conferito che dovrebbe rendere il sistema funzionale, moderno e trasparente.
Il dimezzamento dei costi è certificato dall’importo del Bando di Gara (7 milioni e 315 mila euro in sette anni) reso noto recentemente dal Sindaco De Luca.

Sarà reale il dimezzamento dei costi?
La risposta è si, ma per avere un tale risparmio è necessario, oltre ad una buona organizzazione, un coinvolgimento positivo dei cittadini, delle imprese, delle attività commerciali e una completa accettazione da parte di tutti delle modalità e degli obiettivi di raccolta. Occorrerà attivare una forte campagna di sensibilizzazione per far comprendere le ragioni del cambiamento e le azioni che ognuno di noi deve fare (anche sul versante della riduzione dei rifiuti) per raggiungere il massimo del risultato; informazione relativa alla differenziazione delle varie frazioni di rifiuto prima del loro conferimento al circuito di raccolta; iniziative di continua comunicazione che forniscano informazioni precise sulle modalità di conferimento di ciascuna frazione; un sistema permanente di monitoraggio e controllo sulle utenze, sul servizio e sui gestori del servizio che si avvalga dell’apporto di associazioni e comitati operanti sul territorio a garanzia e a tutela degli interessi degli utenti e dell’ambiente; una seria e concreta politica di riduzione dei rifiuti (casa dell’acqua – compostaggio domestico e collettivo -  acquisti verdi – ecofeste-ecomense – riduzione della carta nella pubblica amministrazione e negli uffici – negozi sostenibili – eco-scambi - etc.); operatori preparati e motivati; incentivazione delle attività di compostaggio domestico e collettivo; capillarità del servizio di raccolta; modulazione del servizio di raccolta sulle esigenze dell’utenza; attivazione di specifici programmi di raccolta presso le utenze che conferiscono i loro rifiuti nel circuito urbano (banche, scuole, uffici pubblici, mense, alberghi, grande distribuzione, officine, laboratori, attività industriali, etc.); ampia fruibilità dei Centri comunali di raccolta (almeno un centro di raccolta disponibile mattina e sera tutti i giorni).
Le anticipazioni fornite dal Sindaco De Luca sembrano andare nella giusta direzione, tuttavia alcuni aspetti del nuovo sistema di raccolta non sono del tutto chiari, mentre altri aspetti andrebbero approfonditi e meglio valutati.  

Quando entrerà a regime il nuovo sistema?
Al momento non è dato sapere. Il piano di intervento prevedeva tre fasi (iniziale, transitoria e di regime). La rimozione dei cassonetti stradali è prevista entro dicembre 2015 (fase transitoria). Mentre la fase di regime prevedeva l’attivazione dell’impianto di compostaggio di prossimità per iniziare a differenziare anche la frazione umida. L’eliminazione dei cassonetti dovrebbe essere contestuale all’inizio della raccolta porta a porta e all’allestimento dei centri di raccolta, quindi i tempi potrebbero essere più celeri anche perché non dovrebbe essere più necessario attivare l'impianto di compostaggio di prossimità in quanto è più economico portare l’umido da raccolta differenziata al più vicino centro di compostaggio.


giovedì 14 agosto 2014

Piccola storia di ordinaria sconfitta di un cittadino

Quando si tratta della verità e della giustizia, non c'è distinzione tra i grandi problemi e i piccoli perché i principi generali che riguardano l'azione dell'uomo sono indivisibili. (ALBERT EINSTEIN)
Storia di ciò che succede quasi ogni giorno a casa vostra o, se non proprio a casa vostra, a casa di un vostro vicino o amico. Storia di inquinamento acustico. Storia di cattiva amministrazione e comportamenti omissivi e commissivi. Situazioni che si verificano tutti i giorni, in tutte le città e borghi del nostro Paese. L'amministrazione che non opera correttamente o resta inerte si pone in contrasto col cittadino, ma soprattutto in antitesi con le stesse leggi che regolano o impongono il suo operato. Ancora oggi questo rappresenta un fenomeno patologico che genera incertezza e sbalordimento nel cittadino. La storia è esposta nella memoria presentata alla Procura della Repubblica di Messina dopo il decreto con cui il Giudice per le indagini preliminari ha archiviato il procedimento penale nato dalla mia querela del 2011 per omissioni e rifiuto di atti d’ufficio nei confronti del Sindaco pro tempore del Comune di Santa Teresa di Riva (Me).
Una memoria per non dimenticare, per condividere e resistere. 
Memoria e consapevolezza, invece di oblio e rassegnazione.

L’archiviazione è stata una spina nel fianco, una circostanza amara: la presa di coscienza che "non esiste giustizia”. Indagini carenti, affidate agli stessi che non hanno potuto o voluto porre rimedio agli abusi causa dell'inquinamento acustico, hanno decretato l'archiviazione. Una condotta censurabile può non essere penalmente rilevante, tuttavia, definire censurabile la condotta dell'amministrazione e delle forze dell'ordine è dire poco. Questo tipo di condotta non deve passare sotto silenzio. Rendo pubblica la memoria per darle il più ampio risalto. La memoria è resistenza, libertà, speranza. 


venerdì 25 luglio 2014

Rapporto Ispra: la Sicilia ultima

Inquinamento acustico e raccolta differenziata le situazioni più critiche
Non è confortante, soprattutto per la Sicilia, il quadro dipinto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nell’Annuario dei dati ambientali e nel Rapporto rifiuti urbani, entrambi presentati ieri a Roma, Tra i tanti dati forniti dai due report si evidenziano in particolare quelli legati al rumore e quelli relativi  alla raccolta differenziata dei rifiuti, dove l'Isola si posiziona all’ultimo posto
L’Italia è un paese rumoroso, dove l’inquinamento acustico rappresenta ormai uno dei maggiori problemi ambientali. Una delle possibili risposte a questo problema è la classificazione acustica del territorio che per legge deve essere approvata dai comuni. Solo il 51% dei comuni italiani hanno provveduto a zonizzare il loro territorio. In testa tra le regioni italiane con la maggiore percentuale di comuni zonizzati  permangono Marche e Toscana (97%) seguite da Valle d’Aosta (96%), Liguria (84%), Lombardia (83%), mentre quelle che registrano percentuali inferiori al 10% sono Abruzzo (7%), Sardegna (3%) e Sicilia (1%).
Sul versante della produzione dei rifiuti urbani si conferma il trend in calo degli ultimi anni dovuto essenzialmente alla crisi economica. Nel 2013 l’Italia ha prodotto 29,6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, quasi 400 mila tonnellate in meno rispetto al 2012 (-1.3%). La raccolta differenziata cresce di due punti e raggiunge quota 42,3% a livello nazionale. Tuttavia la Sicilia, dove l'Ispra definisce il quadro degli impianti legati al ciclo dei rifiuti "carente e del tutto inadeguato", si piazza all’ultimo posto con un tasso di raccolta del 13,4 %, peraltro non riscontrando significativi progressi rispetto al 2012, anno in cui il tasso di raccolta si collocava al 13,2%. 
In cattivo stato la salute dei nostri mari: su 35 siti analizzati dagli studiosi dell'Ispra in tutta la Sicilia, 31 sono risultati contaminati dall'Ostreopsis ovata, alga tossica di origine tropicale che ha fatto la sua comparsa nel 2007 nelle acque italiane.
Unica nota positiva riscontrata dall'Istituto riscontrata dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) è l'estensione dei terreni destinati a coltivazioni biologiche: la Sicilia si piazza in testa a livello nazionale per numero di produttori (9mila circa) e per superficie (oltre 200mila ettari), seguita da calabria, Puglia ed Emilia Romagna:

mercoledì 23 luglio 2014

Inquinamento acustico, archiviata la posizione dell'ex sindaco Alberto Morabito


"Gli elementi acquisiti inducono a ritenere l’impossibilità di sostenere proficuamente l’accusa in giudizio"
L’ex Sindaco di S.Teresa di Riva, Alberto Morabito  è stato sottoposto ad indagini in relazione  al reato di omissione d’atti d’ufficio. I fatti si riferiscono al 2011 ed erano connessi al fenomeno di inquinamento acustico provocato dalla musica ad alto volume in un pubblico esercizio.
L’ipotesi di reato punisce con la reclusione da 6 mesi a due anni “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico esercizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo”
 L’ex sindaco era accusato di rifiuto e omissioni di atti d’ufficio perché non avrebbe  ottemperato ad una istanza di richiesta di intervento nella quale il querelante formulava anche un’esplicita richiesta volta ad ottenere, comunque, una risposta dall’Amministrazione comunale; avrebbe omesso di richiedere ai gestori dell’esercizio pubblico il documento di impatto acustico previsionale ai fini del rilascio dell’autorizzazione ai trattenimenti musicali; e, infine, avrebbe omesso di emanare un'ordinanza o altro provvedimento per il contenimento o l’abbattimento delle emissioni sonore in presenza di una accertata situazione di inquinamento acustico.
Il Giudice per le indagini preliminari Maria Luisa Materia ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal PM, nonostante l’opposizione presentata dal querelante.
Il Giudice ha rilevato che nel caso di specie non è configurabile nessuna delle ipotesi delittuose  atteso che gli accertamenti effettuati in fase di indagini non hanno consentito di ritenere dimostrabile, in un eventuale futuro dibattimento, la penale responsabilità dell’indagato in relazione alle condotte censurate. Inoltre il Giudice  ha ritenuto le investigazioni suppletive indicate nella opposizione “del tutto irrilevanti, in quanto fondate su elementi di prova inidonei ad incidere sulle risultanze delle indagini preliminari”. 
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sabato 19 luglio 2014

Paolo Borsellino

L’esempio di  Paolo Borsellino e Giovanni Falcone ci ricorda che bisogna impegnarsi per contrastare la cultura mafiosa e tutte le forme di illegalità.

"La lotta alla mafia deve esssere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità."
http://www.19luglio1992.com/

mercoledì 2 luglio 2014

Ambiente: obiettivi di riciclaggio più ambiziosi per passare a un'economia circolare con più occupazione e crescita sostenibile

COMMISSIONE EUROPEA, COMUNICATO STAMPA, Bruxelles, 2 luglio 2014
Oggi la Commissione ha adottato alcune proposte intese a sviluppare un'economia più circolare in Europa e a promuovere il riciclaggio negli Stati membri. Il conseguimento dei nuovi obiettivi in materia di rifiuti creerebbe 580 000 nuovi posti di lavoro, rendendo l'Europa più competitiva e riducendo la domanda di risorse scarse e costose. Le misure proposte, che consentirebbero peraltro di ridurre l'impatto ambientale e le emissioni di gas a effetto serra, prevedono il riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell'80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili. Tra gli obiettivi figura anche la riduzione dei rifiuti marini e alimentari.
L'innalzamento degli obiettivi in materia di rifiuti nelle direttive esistenti rientra nell'ambizioso sforzo di realizzare una transizione fondamentale da un'economia lineare a una più circolare. La nuova visione propone un modello economico diverso, dove le materie prime non vengono più estratte, utilizzate una sola volta e gettate via. In un'economia circolare i rifiuti spariscono e il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio diventano la norma. Prolungare l'uso produttivo dei materiali, riutilizzarli e aumentarne l'efficienza servono anche a rafforzare la competitività dell'UE sulla scena mondiale. Tale approccio è delineato in una comunicazione che spiega come l'innovazione nei mercati dei materiali riciclati, nuovi modelli imprenditoriali, la progettazione ecocompatibile e la simbiosi industriale possano permetterci di passare a una società e a un'economia a "rifiuti zero".
Janez Potočnik, Commissario per l'Ambiente, ha dichiarato: "Nel XXI secolo, caratterizzato da economie emergenti, milioni di consumatori appartenenti alla nuova classe media e mercati interconnessi, utilizziamo ancora sistemi economici lineari ereditati dal XIX secolo. Se vogliamo essere competitivi dobbiamo trarre il massimo dalle nostre risorse, reimmettendole nel ciclo produttivo invece di collocarle in discarica come rifiuti. Il passaggio a un'economia circolare, oltre ad essere possibile, è redditizio, ma non avverrà senza le politiche giuste. Per realizzare gli obiettivi proposti per il 2030 bisogna agire da subito per accelerare la transizione verso un'economia circolare e sfruttare le opportunità commerciali e occupazionali che offre."
Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la ricerca, l'innovazione e la scienza, ha dichiarato: "La ricerca e l'innovazione sono essenziali per il successo dell'economia circolare, ed è per questo che oggi proponiamo un approccio coerente. Oltre a fornire un quadro normativo di sostegno, il nuovo programma Orizzonte 2020 apporterà il know-how necessario per dar vita nell'UE a un'economia a basse emissioni di carbonio efficiente nell'impiego delle risorse, verde e competitiva."
La comunicazione indica come da un uso più efficiente delle risorse deriveranno nuove opportunità di crescita e occupazione. Una progettazione innovativa, prodotti migliori e più resistenti, processi produttivi più efficienti e sostenibili, modelli imprenditoriali lungimiranti e i progressi tecnici per trasformare i rifiuti in una risorsa concorreranno ad accrescere l'efficienza. Il pacchetto che accompagna la comunicazione intende creare il contesto che consentirà di trasformare in realtà l'economia circolare, con politiche meglio interconnesse, una regolamentazione intelligente e il sostegno attivo delle attività di ricerca e innovazione. Ciò permetterà di sbloccare gli investimenti e attrarre i finanziamenti, incentivando nel contempo la partecipazione dei consumatori e il coinvolgimento più intenso delle imprese. Il pacchetto suggerisce inoltre di misurare la produttività delle risorse in base al rapporto tra PIL e consumo di materie prime, proponendo di individuare nell'aumento del 30% di tale produttività entro il 2030 un possibile obiettivo principale da inserire nella prossima revisione della strategia Europa 2020.
Queste iniziative sono accompagnate dalle rispettive comunicazioni che riguardano:
  • un'iniziativa sull'occupazione verde;
  • un piano d'azione verde per le PMI;
  • le opportunità per un uso efficiente delle risorse nel settore edilizio.
Tutte queste iniziative consentiranno di rinnovare l'agenda sull'impiego efficiente delle risorse per i prossimi anni.

giovedì 26 giugno 2014

FABBRICA DEL CITTADINO: una comunità che dialoga, condivide, partecipa e decide


Uno strumento per spingere verso una nuovo modo di amministrare e verso una idea di politica con al centro la partecipazione dei cittadini.  La fabbrica del cittadino è una piattaforma web, uno spazio che permette di restituire al cittadino il ruolo di protagonista nelle scelte politiche del proprio territorio favorendone il coinvolgimento, la partecipazione e l’interazione con le istituzioni. Un spazio pratico, veloce, efficace, aperto, semplice, virtuoso, moderno ma soprattutto trasparente e partecipato.Il portale www.fabbricadelcittadino.it è utilizzabile su tutto il territorio italiano. Ogni comune può aprire una propria pagina facendone richiesta allo staff di Fabbrica Del Cittadino.
Il cittadino suggerisce, propone idee, progetti, segnala problemi, vota, dialoga, commenta, condivide, collabora, partecipa.
La pubblica amministrazione ottimizza e semplifica l’interazione, dialoga, risponde, pianifica, risolve, utilizza le proposte e le segnalazioni suggerite per gestire, amministrare, sviluppare e migliorare il territorio in maniera più semplice, veloce, efficace con la collaborazione e la soddisfazione del cittadino.

martedì 10 giugno 2014

Rifiuti: fronteggiare l'inerzia della P.A.

Matita Allegra
Il problema dei rifiuti ci riguarda tutti e non possiamo rimanere inermi.  Difficilmente la questione rifiuti potrà avere soluzione nel nostro ambito territoriale e in gran parte della Sicilia, in tempi congrui, se non si trova il modo di inchiodare alle loro responsabilità  tutti gli attori istituzionali e far finire il balletto che va in scena ormai da anni, ovvero, il continuo affibbiare le responsabilità della gestione fallimentare dei rifiuti, da parte dei nostri politici e amministratori, gli uni agli altri: i comuni alle società d’Ambito (Ato) e alla Regione, e viceversa. Spesso si indica l'interesse mafioso come altra causa del fallimento, come se fosse lo Spirito Santo a sostenere questo interesse. Ciò che in Sicilia è stato definito “il non ciclo dei rifiuti” è scaturito dalla sostanziale inerzia di tutti gli attori istituzionali responsabili (Regione, Provincie e Comuni) riguardo le doverose attività o iniziative da intraprendere volte sia al miglioramento e al costante monitoraggio del livello qualitativo e quantitativo del servizio di raccolta differenziata sia ad una rigorosa e diligente gestione politico-amministrativa finalizzata a ripristinare adeguati livelli di efficienza, di efficacia e di economicità.
Ancora oggi i comportamenti degli attori istituzionali denotano grave trascuranza nella cura dell’interesse pubblico che dovrebbe essere invece tutelato attraverso l’esatto svolgimento, doverosamente esigibile, delle funzioni istituzionali a ciascun soggetto attribuite. Alle pubbliche amministrazioni spetta anche la responsabilità di perseguire iniziative dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti.
Come fronteggiare questa inerzia e costringere politici e amministratori a svolgere ciascuno il proprio ruolo? Esigendo, innanzitutto, il rispetto delle leggi e l’assunzione di responsabilità. Promuovere un’azione collettiva (class action) contro la pubblica amministrazione per il mancato raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata al fine di ripristinare il corretto svolgimento o la corretta erogazione di un servizio come prevede il decreto legislativo 20 dicembre 2009, n.198 o, in alternativa, promuovere un’azione collettiva civile risarcitoria introdotta dall’art.140-bis del codice delconsumo per il danno ambientale e erariale, forse, potrebbe indurre i nostri amministratori a cambiare atteggiamento o mestiere.

venerdì 23 maggio 2014

Giovanni Falcone

L’esempio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci ricorda che bisogna impegnarsi per contrastare la cultura mafiosa e tutte le forme di illegalità.

Occorre compiere in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché in ciò che sta la dignità umana.

                                                          GIOVANNI FALCONE

domenica 4 maggio 2014

Rifiuti: controproducente la frammentazione in tante piccole aree di raccolta

A GIUGNO
In un post del 20 dicembre 2012 “La sfida dei rifiuti in Sicilia”, proponevo di mettere in atto le raccomandazioni delle direttive europee e nazionali ed in particolare indicavo di modificare la legge regionale 8 aprile 2010, n.9 in materia di gestione integrata dei rifiuti in modo da prevedere l’istituzione delle Aree di raccolta ottimale (Aro) per vincere la sfida. Perché?
Perché, pur non essendo un esperto di gestione rifiuti, mi sembrava di buon senso, in assenza di impiantistica adeguata in quasi tutta la Regione, puntare inizialmente sui cittadini e sul loro impegno nel differenziare tutti i materiali alla fonte. Poiché il servizio rifiuti rappresenta un sistema a filiera complessa che può essere risolto solo tramite attività volte a promuovere la riduzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata, il riciclo, il riuso e la minimizzazione dei rifiuti in discarica, la costituzione di aree di raccolta ottimale avrebbe, secondo me, non necessitando di investimenti cospicui, consentito di spostare la governace di alcuni servizi a un livello territoriale più vicino al cittadino.
Invero con la legge regionale n. 3 del 9 gennaio 2013 gli Aro sono stati istituiti ma, in modo completamente errato, sempre secondo me, e già si stanno pagando le conseguenze di questo, soprattutto nel comprensorio jonico e in tutto  l’Ato n. 15 dove il nuovo sistema  non decolla e il commissariamento della gestione viene continuamente prorogato di 6 mesi in sei mesi e chissà ancora per quanto tempo.
Perché siamo così in ritardo nonostante le buone intenzioni di tutti?  A mio avviso dipende principalmente dall’inadeguatezza a svolgere le funzioni  di governance e le relative  scelte in merito all’organizzazione e alla gestione dei servizi dei diversi soggetti istituzionali interessati, a tutti i livelli di responsabilità (da quello locale a quello regionale).
Nello specifico caso dell’istituzione degli Aro l’errore, a mio avviso, è stato nell’aver previsto che i comuni si potessero costituire in Aro sulla base di perimetrazioni territoriali da loro stessi definite. Solo nel comprensorio jonico i comuni si sono frammentati in 4 o 5 Aro e ognuno di questi va per fatti suoi, praticamente da nessuna parte, anche perché è stato consentito, almeno in teoria, di procedere all’affidamento del servizio senza attendere l’adozione del piano d’Ambito da parte della Srr e la necessaria approvazione da parte dei competenti organi regionali che, a mio parere, tanto competenti non sono (spero nessuno si offenda). Basta leggere il piano di intervento dell’Aro Santa Teresa di Riva (clicca qui per aprire il documento) per capire se sto esagerando o meno nel dare un giudizio negativo.
L’uniformità del ciclo dei rifiuti deve essere garantita assicurando omogeneità del servizio all’interno dell’Ambito (Ato). Si sarebbe dovuto definire  un orientamento a cui ispirarsi per delineare la perimetrazione degli eventuali sub-ambiti (Aro)  per le fasi a monte della filiera. I criteri di riferimento avrebbero dovuto essere ricondotti ai principi generali, comunitari e nazionali e più precisamente, ai principi di prossimità, autosufficienza, minimizzazione della movimentazione dei rifiuti, nel quadro degli obiettivi di riduzione della produzione dei rifiuti e della movimentazione, del recupero, del riciclaggio, dello sviluppo della raccolta differenziata. Si sarebbe dovuto come minimo prevedere come criterio della perimetrazione degli Aro la collocazione sul territorio degli impianti intermedi a cui conferire i rifiuti raccolti sia per ridurne la movimentazione sia per ottimizzare il grado di utilizzo degli impianti in relazione allo loro capacità potenziale. Così non è stato. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il rimedio nel nostro comprensorio potrebbe essere quello di costituire un solo Aro.


lunedì 14 aprile 2014

Protocollo di intesa a Messina: insieme per i beni comuni

di Simona D'Andrea
La giunta Municipale messinese ha approvato un protocollo d’intesa in materia di regolamentazione partecipata dei beni comuni: un passo importante in tema di cittadinanza attiva. In occasione delle Giornate dei Beni Comuni e delle istituzioni partecipate che si sono svolte il 4 ed il 5 aprile presso la sede del Comune di Messina, la delibera è stata inoltrata a tutte le amministrazioni comunali.
Le amministrazioni per i beni comuni: è questa una delle grandi scommesse di questi anni che trova conferma nelle tante iniziative promosse da associazioni e comuni al fine di incentivare sempre di più la democrazia partecipata. È quanto è accaduto a Messina, in Sicilia, dove la Giunta Accorinti ha di recente approvato all’unanimità un protocollo d’intesa per la regolamentazione dei beni comuni. In occasione delle Giornate dei Beni Comuni e delle istituzioni partecipate, celebrate il 4 e il 5 aprile presso Palazzo Zanca, sede del Municipio della città siciliana, il protocollo è stato inoltrato alle amministrazioni comunali.
Come evidenziato nella delibera, il protocollo mira altresì alla “trasparenza costituzionale, la difesa ambientale e la difesa delle forme di partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative delle democrazie municipali”.

Democrazia partecipata: nuovi orizzonti

L’ampliamento della partecipazione democratica nonché della tutela ambientale e dei beni comuni sono stati pilastri portanti della campagna elettorale di Renato Accorinti: centrale diviene quindi “la definizione di proposte costituzionali che a livello locale possano rispondere all’esigenza sempre più diffusa nella società di rendere trasparente e partecipata la gestione dell’amministrazione urbana”. Nella delibera, inoltre, si legge chiara la volontà che le amministrazioni si facciano “garanti di politiche volte alla salvaguardia e alla promozione delle pratiche di autogestione della cittadinanza attiva”. È un passo importante quello compiuto dalla Giunta Accorinti e dalla città siciliana, che muove sempre più verso quella condivisione e tutela che tutti i comuni dovrebbero garantire. L’iniziativa, come tante altre che muovono in questa direzione, si spera possa fare da faro per altre amministrazioni nella via della tutela e della promozione della democrazia partecipata e dell’amministrazione condivisa. Proprio su tale impulso, tra l’altro, il 22 febbraio a Bologna è stato presentato un Regolamento per la cura condivisa dei beni comuni con lo scopo di fornire alle amministrazioni locali un valido supporto nella gestione del rapporto con i cittadini e concretizzare, finalmente, quell’essenziale sistema di collaborazione all’interno della comunità.

lunedì 24 marzo 2014

Rifiuti: alcune considerazioni sul Piano di intervento dell'Area di Raccolta Ottimale del Comune di Santa Teresa di Riva

Il Piano di intervento è stato approvato recentemente dal competente assessorato regionale. Questo dovrebbe significare che trattasi di un piano ben strutturato rispettoso della legislazione vigente in materia di gestione integrata dei rifiuti e delle direttive e linee guida emanate dall’assessorato competente. Invece, a mio modesto parere (di semplice cittadino e utente), non lo è per niente. Dovendo dare un voto al piano, do l’insufficienza sia dal punto di vista delle informazioni e analisi  poco dettagliate e trasparenti sia dal punto di vista della strategia, funzionalità del sistema proposto, tempi di attuazione, obiettivi e costi. C’è da supporre che il piano sia stato approvato non perché il migliore possibile. Ma, semplicemente, per scelta politica. Probabilmente non è stato neanche letto. Altrimenti i bravi tecnici della Regione si sarebbero accorti che si tratta di un copia e incolla del Piano di intervento dell’Aro della Valle del Nisi. Se date una sfogliata al pdf del piano (clicca  qui per leggere il documento) vi accorgerete che menziona i Comuni di Fiumedinisi, Nizza, Alì e Alì Superiore in quasi tutti i capitoli di cui si compone. E con una lettura più attenta, cosa che consiglio a tutti, vi potrete fare una vostra opinione.

Se il Piano di Santa Teresa, come ipotizzato, è pressoché uguale a quello dell’Aro della Valle del Nisi (cambia solo la copertina e poco altro), questo potrebbe voler dire che non era necessario, nel nostro comprensorio, dividersi in tanti piccoli Aro, ma sarebbe stato sufficiente organizzarne uno o due, e questo avrebbe comportato sicuramente delle economie e una omogeneità e unitarietà della gestione in tutti i Comuni del comprensorio, che certamente non guasta, anzi è un requisito essenziale. Non intendo esprime alcun giudizio su chi ha confezionato il Piano. Le scelte degli indirizzi generali sono state sicuramente dettate dal Sindaco, mentre l’aspetto della  genericità del piano ipotizzo dipenda dall’esiguità del compenso e/o dai tempi ristretti per l’elaborazione. Le mie osservazioni, giuste o sbagliate che siano, giudicate voi,  hanno il solo scopo di sollecitare una riflessione positiva, una verifica dei contenuti del piano, una informazione puntuale e un maggiore coinvolgimento dei cittadini cui è richiesto un impegno maggiore per differenziare le varie frazioni e raggiungere gli obiettivi di raccolta e diminuzione dei costi della tariffa rifiuti.

Continua a leggere --> I punti deboli e le anomalie del Piano di intervento Aro S. Teresa di Riva

                                   

venerdì 14 marzo 2014

Questione rifiuti

Matita Allegra
La questione dei rifiuti in Sicilia non trova soluzione. Perché? La Sicilia è una Regione "fondata" sulle discariche, in gran parte private. Poi. è arrivato il Presidente Crocetta parlando di “rifiuti zero” e tutti abbiamo sperato che, finalmente,  le cose sarebbero cambiate in meglio e in fretta. Molto rumore per nulla. Le discariche sono ancora al centro del sistema rifiuti siciliano. Passare da discariche private a discariche pubbliche non porta da nessuna parte e le cose potrebbero peggiorare (con il pubblico che ci ritroviamo).
Bisogna percorrere nuove strade. Il primo obiettivo deve esser quello di ridurre i rifiuti (lo dice anche l’Europa). I rifiuti si possono ridurre a costo zero. Senza spendere un solo euro si possono risparmiare decine e decine di euro sulla tariffa rifiuti. Bastano leggi semplici e facilmente applicabili. Bisognerebbe anche legiferare in modo tale da non consentire la produzione e/o l’accesso nella nostra Isola di prodotti che non possono essere riutilizzati, riparati, ricostruiti, rinnovati, rifiniti, rivenduti, riciclati o compostati. In questi casi, alcune produzioni devono essere ridotte, ridisegnate o rimosse dalla produzione. A mali estremi, rimedi estremi, dice il proverbio. Si abbia coraggio. La Sicilia potrebbe diventare un esempio per tutto il mondo.
Sarebbe stato meglio che i Piani d’Ambito e Piani di intervento fossero stati elaborati mettendo in pratica la strategia rifiuti zero. Con l'adozione in tutta la Sicilia di questa strategia le discariche assumerebbero  velocemente un ruolo marginale.
Avremmo  un sistema di gestione omogeneo e unitario, l'espletamento degli affidamenti del servizio, lo start up del nuovo modello di raccolta differenziata e la certezza dei tempi. Invece, per ora, nulla di tutto questo.Gli Aro (i comuni) si stanno muovendo con forte ritardo e in ordine sparso.

giovedì 6 marzo 2014

Un regolamento per la cura condivisa dei beni comuni

Qui il regolamento
Il fondamento costituzionale per un nuovo modello condiviso dei beni comuni trae origine dall’introduzione in Costituzione, nel 2001, del principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118). L’ultimo comma dell’art 118 dice infatti che “Stato, Regioni, …, e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”, riconoscendo che i cittadini attivi non sono utenti, assistiti e amministrati secondo le categorie del Diritto amministrativo tradizionale. Essi sono, invece, soggetti che collaborano con l’amministrazione nel perseguimento dell’interesse generale, ovvero, nella cura dei beni comuni. Sono i soggetti che insieme con l’amministrazione fanno vivere l’amministrazione condivisa.
Una scuola da pitturare, una biblioteca da riorganizzare, una spiaggia da pulire, un’aiuola da sistemare sono piccoli ma importanti interventi per la qualità della vita di una comunità che potranno essere promossi e realizzati da semplici cittadini sottoscrivendo un “patto di collaborazione”  con l’amministrazione comunale che può mettere a disposizione materiali e servizi (ad esempio per la raccolta rifiuti), può prevedere convenzioni con negozi per l’acquisto di prodotti, o rimborsare il costo di qualche spesa. I cittadini mettono a disposizione tempo e competenze, lavorando gratuitamente.
Anche il coinvolgimento diretto dell’utente finale di un servizio nel suo processo di progettazione, infrastrutturazione ed erogazione (ad esempio la progettazione del Piano comunale dei rifiuti) costituisce un buon esempio di “amministrazione condivisa”. Insieme, amministratori e cittadini, per affrontare meglio la complessità delle sfide che il nostro mondo pone a tutti
Il regolamento per la cura dei beni comuni è stato realizzato a Bologna con il supporto scientifico di Labsus (laboratorio per la sussidiarietà) e alcune associazioni di cittadini. Esso è a disposizione di tutti i comuni italiani che potranno utilizzarlo adattandolo ed integrandolo secondo le proprie esigenze.
L’auspicio è che venga adottato in tutti i comuni.

lunedì 17 febbraio 2014

Amministrazione trasparente

Pagina Istituzionale
Avere cura della comunità è la caratteristica portante di un buon amministratore. Una comunità si costruisce con la capacità di relazioni che si instaurano, di incontri, di confronti, di porte che si aprono, di informazioni che si danno (in modo puntuale), di progetti che si condividono e discutono (prima di metterli in atto). Altrimenti, chi governa rappresenta se stesso, mentre noi cittadini diventiamo i destinatari inconsapevoli di politiche, spesso indesiderate, imposte dall’alto. È utile sottolineare che il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini garantiscono controllo e trasparenza. Controllo, trasparenza e rispetto della legalità evitano (di solito) ad amministratori distratti di incappare in disavventure giudiziarie.
La trasparenza amministrativa consiste nell’assicurare la massima circolazione possibile delle informazioni sia all’interno del sistema amministrativo sia al suo esterno. “L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia e di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla legge nonché dai principi dell’ordinamento comunitario”, art.1 legge 241/90 (modificata e integrata dalla Legge 15/2005). "La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l'organizzazione delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche", art 1 Decreto Legislativo n.33/2013. 
E' quindi evidente quali debbano essere i rapporti tra l’amministrazione locale e i cittadini. Infatti non solo è previsto il diritto per un cittadino di prendere visione degli atti di un procedimento, ma anche che l’attività amministrativa deve ispirarsi al principio di trasparenza, inteso come accessibilità alla documentazione dell’amministrazione o ai riferimenti da quest’ultima utilizzati nell’assumere una determinata posizione. Questo permette ai cittadini di avere il diritto ad una informazione qualificata, ad accedere ai documenti amministrativi seguendo le fasi attraverso cui l’attività amministrativa si articola. Aver cura della propria comunità è un diritto dovere di tutti, indipendentemente dall’essere amministratori o semplici cittadini. Dai rifiuti all’accoglienza, dai piani regolatori al turismo, dalla sicurezza alle fonti rinnovabili.
Una amministrazione realmente trasparente e aperta permette ai cittadini di contribuire all’elaborazione delle decisioni e delle strategie di scelta strategica. Un buon amministratore deve sentirsi parte della comunità e non al di sopra, e deve saper attingere dalle idee e dalle capacità diffuse, valorizzandole e rendendole patrimonio collettivo. Il buon amministratore non è quello che ha la scienza infusa ma quello che cerca di diffondere il sapere, favorisce la partecipazione e la crescita morale, civile ed economica della propria comunità.


lunedì 3 febbraio 2014

La democrazia è in pericolo?

La democrazia è sempre in pericolo soprarttutto quando non c'è partecipazione. La democrazia non si esaurisce nella rappresentanza, è essenzialmente partecipazione e vive di partecipazione. Parlare di democrazia vuol dire parlare di lavoro, di diritto all'istruzione, di informazione e di libera manifestazione del pensiero, di trasparenza, di diritto all'acqua, di forme di resistenza o democrazia dal basso, di diritto alla salute, dei rapporti tra mafia e politica, del sistema economico, della criminalizzazione del dissenso, di giustizia, di diritti uguali per tutti. Presidiare la democarzia è un diritto e un dovere di tutti i cittadini.
La democrazia è effettiva solo se le persone godono delle condizioni fisiche, ambientali, economiche e conoscitive per partecipare liberamente, attivamente e consapevolmente.
In una vera democrazia l'iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (come è scritto nella nostra Costituzione). E' la politica che deve controllare l'economia e non viceversa.
La rappresentanza proporzionale delle minoranze costituisce un ingrediente indispensabile della democrazia, altrimenti è solo una falsa democrazia. Oggi si nega rappresentanza ed emerge una nuova sudditanza strettamente connessa alla subalternità della politica all'economia, ad un mercato che sfugge alle regole della politica, anzi gliele detta.

lunedì 27 gennaio 2014

L'attacco alla democrazia in Europa

“Allo scopo di fronteggiare la crisi apertasi nel 2007, i Paesi dell’Unione europea hanno effettuato interventi drastici in quasi tutti i settori dell’economia e della società. Detti interventi si sono moltiplicati e appesantiti a partire dal 2010. Come si vedrà in maggior dettaglio nel capitolo seguente, le politiche di austerità in cui essi si sono compendiati hanno preso quasi esclusivamente forma di pesanti tagli alla spesa sociale, a partire dalle pensioni; peggioramento delle condizioni di lavoro; riduzione dei fondi e del personale in settori essenziali come l’istruzione, la sanità, i servizi pubblici. Per la gran maggioranza delle popolazioni interessate le conseguenze sono state durissime, soprattutto in termini di occupazione, previdenza e reddito disponibile per le famiglie. Diversi esperti hanno parlato al riguardo di transizione all’oligarchia nella Ue, o di espropriazione della democrazia. Molti altri hanno invece definito ciò che è avvenuto nell’Unione come un colpo di stato con il quale il sistema finanziario ha preso il potere imponendosi ai governi nazionali e alla politica. …” (da “ Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa”  di Luciano Gallino).

L’autore nel saggio spiega che la rappresentazione della crisi come un fenomeno naturale imprevedibile sia del tutto forviante. Non si è trattato di un terremoto o di uno tsunami, di un incidente al sistema finanziario che di per sé funzionava perfettamente. In realtà, si è trattato di una risposta sbagliata, di ordine finanziario, che la politica ha dato al rallentamento dell’economia reale in corso da lungo tempo. La causa non è stata, come ha fatto credere Bruxelles, il prodotto del debito eccessivo che gli Stati avrebbero contratto a causa della crescente spesa sociale. Essa è stata, invece, l’aver favorito lo sviluppo senza limite delle attività speculative dei grandi gruppi finanziari. In particolare Luciano Gallino individua due fattori innescanti la crisi: 1) il livello smisurato raggiunto dalle disuguaglianze di reddito di ricchezza, prodotto dall’espropriazione della massa della popolazione su cui il regime di accumulazione finanziaria si fondava e tuttora si fonda; 2) la creazione di quantità astronomiche di denaro dal nulla per mano delle banche private.

Come rimediare a tutto questo? Rigettando le teorie economiche neoliberali
“Se si guarda alla sua irresistibile ascesa” scrive Gallino “come ideologia dominante dell’ultimo terzo del Novecento e del primo decennio del Duemila, bisogna partire dalla constatazione che il neoliberismo è una dottrina totalitaria che si applica alla società intera e non ammette critiche. In forza del suo dominio tale dottrina ha profondamente corrotto la vita sociale, il tessuto delle relazioni tra le persone su cui le società si reggono; con i suoi errori ha condotto l’economia occidentale a una delle peggiori recessioni della storia; ha straordinariamente favorito la crescita delle disuguaglianze di reddito, di ricchezza e di potere.”

martedì 21 gennaio 2014

Rifiuti: l'ARO Santa Teresa viaggia in ritardo

L’articolo (vedi immagine) da cui prende spunto questo post ci informa che la documentazione fornita dal Comune di Santa Teresa di Riva alla Regione non è stata ritenuta idonea dall’Assessorato competente. Per ottenere il nullaosta alla costituzione dell’Aro occorre dimostrare l’efficienza gestionale. Questo vuol dire che un Aro deve rispondere all’esigenza di garantire da un lato gli oneri di sostenibilità del servizio e dall’altro deve garantire che l’organizzazione del servizio rispetti i principi di differenzazione, adeguatezza ed efficienza. Gli atti fondamentali di un Aro sono il Piano di intervento e di regolamentazione del servizio, il capitolato d’oneri e il bando di gara per la gestione del servizio.
Nell’articolo, purtroppo, non sono specificati quali chiarimenti l’Amministrazione ha fornito alla Regione. Del “dossier” trasmesso non c’è alcun resoconto o anticipazione. Sembrerebbe che l’aggiornamento tecnico abbia riguardato solo il centro di raccolta. Ci sarà un solo centro di raccolta o né sono stati previsti un certo numero?. Noi cittadini continuiamo ad essere tenuti all’oscuro. Ovviare a questo inconveniente è molto semplice: basta pubblicare sul sito web del Comune tutta la documentazione trasmessa alla Regione (chiamasi trasparenza).
Perché non passi l’idea che i rifiuti possono diventare una risorsa infossandoli nella dismessa discarica di Ligoria a 8 euro a tonnellata, è bene rendersi conto che i rifiuti possono diventare risorsa solo se vengono differenziati, ovvero raccolti frazione per frazione, e destinati alla filiera del riciclaggio. In questo modo varrebbero molto di più di 8 euro a tonnellata.
L’obiettivo del raggiungimento del 65% entro quest’anno di differenziata ce lo possiamo scordare se le prime due fasi del nuovo piano sono quelle descritte nell'articolo di stampa.

giovedì 16 gennaio 2014

Rifiuti: tariffazione puntuale

La tariffazione puntuale è uno degli elementi più importanti per una virtuosa gestione dei rifiuti. L’applicazione della tariffa puntuale permette più facilmente di raggiungere gli obiettivi di riciclaggio e di riduzione della produzione dei rifiuti. Consente, oltretutto, l’applicazione del principio europeo “chi inquina paga”. Il tributo deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione del rifiuto indifferenziato (residuo secco), permettendo così alle utenze più virtuose di pagare meno. Ci deve essere una correlazione tra prezzo del servizio e quantità di rifiuto prodotto. Bisogna anche tenere conto di opportuni meccanismi di flessibilità e compensazione per le famiglie numerose.
I sistemi di raccolta basati sulla tariffazione puntuale non sono molto diffusi in Italia rispetto ad esempio al nord Europa, agli Stati Uniti e all’Australia. Ma anche in Italia si è registrato una riduzione complessiva del 15-20% dei quantitativi conferiti nei Comuni in cui è stata adottata la tariffa puntuale a volume.
La tariffazione puntuale ha il merito di consentire una partecipazione delle utenze costante e duratura nel tempo perché ogni singola utenza può beneficiare del risultato del suo impegno nel ridurre i rifiuti residui secchi (quelli destinati alla discarica) con un consistente risparmio sull’importo tariffario da corrispondere annualmente.
Le esperienze di quantificazione volumetrica dei rifiuti  risultano facilmente applicabili dove è stato adottato un modello di raccolta di tipo domiciliare. La registrazione del volume e del numero di svuotamenti dei contenitori (bidoni o sacchi) dedicati ad ogni singola abitazione permette inoltre di indurre ad esporre i propri contenitori del secco residuo solo quando risultano quasi pieni ottenendo sia una riduzione della tariffa della singola utenza sia un ottimizzazione del servizio di raccolta per la riduzione del numero di contenitori svuotati a parità di quantitativi intercettati poiché il costo per l’utenza servita, non essendo parametrato sul peso ma sul volume svuotato, è lo stesso sia per un contenitore esposto ben pieno sia per uno semivuoto ed in questo modo è chiaro che le utenze cercano sempre di sfruttare appieno la volumetria riducendo il numero di svuotamenti (una famiglia di tre componenti riesce normalmente ad esporre un bidone da 120 litri circa 9-10 volte all’anno) oppure chiedendo di ridurre il numero e/o il volume dei contenitori posizionati in un cortile condominiale in cui l’esposizione e lo svuotamento viene effettuato comunque ogni settimana. I Comuni che hanno introdotto la tariffazione puntuale, come si evince dal Rapporto ISPRA 2013 hanno raggiunto le percentuali di Raccolta Differenziata più elevate ed al contempo i costi di gestione più bassi in assoluto, al netto dei costi di spazzamento.
Per disincentivare il fenomeno degli abbandoni dei rifiuti si può applicare il sistema degli svuotamenti minimi, che partendo dal principio che ciascuno di noi produce rifiuti, prevede di far pagare a tutti un numero minimo di svuotamenti di rifiuto secco all’anno. Tale sistema argina gli abbandoni poiché consente di far pagare il servizio minimo a tutti, anche a chi dichiara, inverosimilmente, di non produrre alcun rifiuto (almeno che non si dimostri di non aver vissuto in quella abitazione).
I risultati migliori dal punto di vista qualitativo e quantitativo sono stati ottenuti là dove sono stati personalizzati i servizi di raccolta sia del rifiuto residuo sia delle principali frazioni recuperabili. Escludere la possibilità di conferimento dei rifiuti in forma anonima è indispensabile per poter ottenere alti livelli di RD e una corretta responsabilizzazione dei comportamenti individuali.

È bene che i nostri amministratori sappiano che non si devono inventare nulla, devono solo adottare, adattandolo alle esigenze del nostro territorio, quanto è stato attivato in altri comuni, come ad esempio a Capannori. Pertanto si consiglia la lettura dell'articolo: L’EVOLUZIONE CONTINUA VERSO RIFIUTI ZERO A CAPANNORI

mercoledì 25 dicembre 2013

Rifiuti: l'inerzia dei comuni ritarda l'attuazione della nuova gestione

Con questi amministratori comunali sarà difficile superare i limiti e i ritardi culturali e politici che hanno caratterizzato sino ad oggi la gestione dei rifiuti in Sicilia e in particolare nel nostro comprensorio. Il percorso per colmare questi ritardi è tutto in salita. Si sono persi quasi due anni di tempo, nonostante qualche migliaio di cittadini avesse sottoscritto e presentato, a giugno 2012, un appello popolare, chiedendo a tutte le amministrazioni del comprensorio di attivarsi per una corretta modalità di gestione dei rifiuti rispettosa della normativa europea, nazionale e regionale.
Oggi, a quanto pare, essi ritengono di aver fatto tutto il necessario dando ad “esperti” di loro fiducia l’incarico di predisporre i Piani d’intervento delle costituende Aree di raccolta ottimale (Aro). Purtroppo non è sufficiente aver predisposto un piano di intervento. Questo, anche se ben delineato, per avere successo deve essere discusso e accettato dalla cittadinanza. Ad oggi tutti i piani dei vari Aro sono top secret. Abbiamo chiesto i Piani ma non ce li hanno ancora dati.  Neanche i consiglieri comunali hanno visto o discusso questi piani d'intervento. È fuori dall’orizzonte di questi sindaci la semplice e logica prassi di ascolto e di confronto con la comunità che amministrano. Il successo del nuovo progetto dipende da due elementi chiave: una corretta, completa e continua informazione alla cittadinanza  e la stretta collaborazione con le associazioni di  volontariato del territorio. Questo è l’unico modo per realizzare una politica pubblica di grande impatto. Se parli di trasparenza, informazione e percorsi democratici reali la maggior parte degli amministratori ti guarda come se tu fossi un pericoloso estremista.  E, se ti attivi per promuovere percorsi culturali per costruire consapevolezza dell’insostenibilità del vigente modello di sviluppo e di consumo, e per  un modello di gestione dei rifiuti efficiente, efficace, rispettoso dell’ambiente e che si ispiri alla straregia rifiuti zero, ti snobbano o ti blandiscono. Infatti, gli amministratori presenti al dibattito pubblico organizzato dal Comitato jonico Beni Comuni il 20 dicembre a Roccalumera, incentrato sulla strategia rifiuti zero e sul compostaggio domestico e collettivo, si potevano contare sulle dita di una mano.
Sembra che i sindaci osteggino tutto ciò che viene dalla società civile. Il guaio è che fino ad ora non si sono attivati per organizzare il ben che minimo incontro con la cittadinanza per coinvolgerla nel processo decisionale e  per fare e dare una corretta informazione e istruzione sul nuovo modello di raccolta differenziata che dovrà  essere prevalentemente domiciliare e prevedere: l’abolizione di ogni forma di conferimento stradale in forma anonima; la differenziazione dell’umido e il suo smaltimento in centri o impianti di compostaggio; una politica di prevenzione  e riduzione dei rifiuti; il potenziamento della filiera industriale nel settore della valorizzazione e del recupero e trasformazione della materia; la tariffa puntuale.
Le competenze passano ai comuni
Al 31 dicembre 2013 è previsto il passaggio delle competenze dai Commissari straordinari alle Srr o ai Comuni in forma singola o associata in conformità a quanto previsto dalla legge regionale n.9/2010 e dalle direttive emanate dall’Assessorato regionale competente. Ebbene, vorremmo sapere, quali azioni le amministratori comunali hanno già messo e/o stanno mettendo in atto per l’organizzazione ed il dimensionamento del nuovo servizio con particolare riferimento a:
-       minimizzazione del quantitativo globale di rifiuto prodotto:
-       incentivazione delle attività di compostaggio domestico e collettivo;
-       incentivazione della riduzione della produzione degli imballaggi;
-       incentivazione al riutilizzo e al riciclo;
-       incentivazione alla raccolta differenziata;
-       prossimità agli utenti dei punti di conferimento e loro accessibilità ai fini del miglioramento della qualità della raccolta differenziata e del rispetto dell’ambiente;
-       capillarità del servizio di raccolta;
-       modulazione del servizio di raccolta sulla base delle esigenze dell’utenza;
-       verifica dell’efficienza del servizio di raccolta (rispetto dei programmi stabiliti);
-       ottimizzazione dei percorsi e dei turni di raccolta al fine di ridurre i disagi agli utenti serviti e limitare la pressioni sul traffico veicolare urbano;
-       riduzione dell’obsolescenza dei mezzi e delle attrezzature utilizzate;
-       presenza di Centri comunali di raccolta attrezzati (fruibilità dei giorni di apertura, accessibilità da parte degli utenti, sistemi di pesatura) e gestiti da personale qualificato e motivato;
-       garanzia del corretto recupero del materiale raccolto in modo differenziato;
-       raccolta rifiuti ingombranti e Raee;
-       attivazione di specifici programmi di raccolta presso le utenze che conferiscono i lori rifiuti nel circuito urbano (banche, scuole, uffici pubblici, mense, alberghi, grande distribuzione, officine, laboratori, attività industriali, ecc.);
-  sensibilizzazione dell’utenza al percorso relativo alla differenziazione del rifiuto prima del suo conferimento al circuito di raccolta;
-       iniziative di comunicazione che forniscano informazioni precise sulla modalità di conferimento;
-       sistemi di monitoraggio e controllo;
-       controlli sui gestori del servizio e  monitoraggio del servizio.
Tutto ciò avrebbe già dovuto essere definito e reso pubblico. E invece niente. Nessuna iniziativa anche sul fronte della sensibilizzazione dei cittadini.
I comuni non hanno ancora ultimato le procedure per lo svolgimento dei servizi di gestione integrata dei rifiuti fissate dalla normativa regionale costringendo l’Assessorato regionale a numerose proroghe e ad attivare interventi sostitutivi.
La raccolta differenziata che non c’è
I sindaci e i loro esperti è bene rammentino che il modello di gestione dovrà essere conforme alle linee guida operative per l’ottimizzazione delle raccolte differenziate allegate al Piano regionale gestione rifiuti. Ciò vale a dire che la raccolta differenziata non è un servizio aggiuntivo e parallelo alla raccolta indifferenziata dei rifiuti, ma dimensionata e strutturata come un servizio unico di raccolta di diverse frazioni selezionate all’origine dall’utenza. In tale ottica non può esistere un rifiuto raccolto in maniera indifferenziata, ma ci dovrà essere una raccolta differenziata anche della frazione residuale e cioè di quella parte che, non potendo essere recuperata e/o riciclata, va raccolta in maniera sistematica e portata a smaltimento finale. Pertanto, non potrà essere permesso alle varie utenze di conferire in maniera indifferenziata i propri rifiuti, ma esclusivamente di raccoglierli per tipologia (carta, vetro, imballaggi in plastica, acciaio, alluminio, cartone, rifiuti ingombranti, frazione organica, ecc.). Per cui, la raccolta della frazione organica (umido) e il suo smaltimento in idonei impianti di compostaggio deve partire subito e non può essere differita a fasi successive, per nessuna ragione, altrimenti noi cittadini ci riserviamo di dare corso ad azioni di tutela nelle sedi opportune.

venerdì 6 dicembre 2013

Incontro pubblico sui rifiuti a Roccalumera

Il Comitato jonico Beni Comuni in collaborazione con Rifiuti Zero Sicila  organizza  l’incontro pubblico dal titolo “Scegli oggi il tuo domani - Da come differenzi l’umido dipende il tuo futuro”. Al centro del dibattito la raccolta differenziata dell’umido, il compostaggio collettivo e la strategia Rifiuti Zero. L’incontro è stato programmato per venerdì 20 dicembre alle ore 17:30 presso l’Antica Filanda.
Invito tutti a pubblicizzare l’evento e a divulgare tra i propri amici e conoscenti la locandina e la brochure.
Il recupero della frazione organica (umido) che proviene dalla raccolta differenziata riveste un ruolo strategico nell’ambito della gestione integrata dei rifiuti urbani. Pertanto, l’intercettazione e il successivo recupero dell’organico (scarti alimentari e verde) non deve essere procrastinato per nessuna ragione. Infatti,  esso costituisce una tappa fondamentale per raggiungere gli obiettivi fissati di raccolta differenziata previsti dalle leggi e ridurre la quota di frazione organica allocata in discarica e i conseguenti impatti da essa derivati. In attesa che la Regione e la Srr  pianifichino e realizzino nuovi e moderni impianti di digestione anaerobica con post compostaggio per la valorizzazione energetica ed agricola della frazione organica, l’umido da raccolta differenziata dovrà essere trasportato per il trattamento nei più vicini impianti di compostaggio attualmente in esercizio nell’Isola.
Allo stesso tempo deve essere incoraggiato e sviluppato il compostaggio domestico e di comunità (collettivo). Il compostaggio domestico rappresenta la pratica in assoluto più virtuosa per contribuire alla “riduzione” dei rifiuti e dei costi di raccolta, trasporto e smaltimento.