giovedì 14 febbraio 2013

Direttiva sui rifiuti

La nuova direttiva in materia di gestione integrata dei rifiuti

Da una prima lettura, la direttiva emanata dall’ Assessore per l’Energia e per i Servizi di Pubblica Utilità, dott. Nicolò Marino,  sembra andare nella direzione di consentire la normalizzazione del processo di organizzazione ed operatività della gestione dei rifiuti in Sicilia e, quindi, anche nel nostro comprensorio. Molto dipenderà dal tipo di risposta e coinvolgimento che tutti i soggetti pubblici preposti all’attuazione di queste direttive sapranno mettere in campo. E, da questo punto di vista c’è poco da essere ottimisti.
La direttiva indica le due possibilità offerte dall’attuale quadro di riferimento normativo:
  • un unico affidamento per l’intero ambito territoriale realizzando così la piena coincidenza tra ATO ed area di raccolta;
  • più affidamenti disgiunti per la gestione impiantistica ed un affidamento per ciascuna eventuale area di raccolta ottimale ARO
La direttiva prevede quindi l’istituzione degli ambiti di raccolta ottimale (A.R.O.) come suggerito nel post  “La sfida dei rifiuti in Sicilia”.
La direttiva obbliga gli enti locali entro il 31 marzo 2013 a:
  1. Istituire le Società di Regolamentazione
  2. Adottare il piano d’ambito
  3. Adottare, in coerenza con il Piano d’ambito, i piano di intervento e regolamentazione del servizi di raccolta per gli eventuali ARO
  4. Istituzione del monitoraggio dati in materia dei rifiuti
Sapranno i nostri amministratori, oltre che rispondere ad un adempimento di legge, restituire alla collettività dei livelli di servizio efficienti ed efficaci ed economicamente accettabili?

Speriamo di si e speriamo anche che sappiano mettere in campo un nuovo progetto di raccolta.

martedì 22 gennaio 2013

Nuovo proggetto raccolta rifiuti ...

per il comprensorio jonico


Un nuovo progetto di raccolta dei rifiuti che coinvolga associazioni e cittadini per il bene comune.
Nel comprensorio jonico serve una raccolta dei rifiuti intelligente, un nuovo progetto che sfrutti le tecnologie più moderne e le buone pratiche i cui punti fondamentali siano sostenibilità e partecipazione (che vuol dire anche controllo dei cittadini).
Comuni, Associazioni e Cittadini devono unire le forze e lavorare insieme verso l’obiettivo “rifiuti zero”. Questo obiettivo potrà essere raggiunto se i Comuni del comprensorio lavoreranno in sinergia tra loro, nel rispetto della normativa sui rifiuti, e se sapranno coinvolgere al massimo le associazioni del territorio, informando, educando e aprendo alla partecipazione la cittadinanza.
Rispetto al passato (e al presente) tutto dovrà cambiare. Le pratiche obsolete o fallimentari dovranno essere abbandonate e sostituite dalle nuove pratiche quali la riduzione, il riciclo, il riuso e il sistema di raccolta differenziata porta a porta “spinto” per una gestione dei rifiuti sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. Tutto questo non potrà prescindere dalla differenzazione della frazione organica (l’umido).

Il nuovo progetto deve ripartire dalle tante buone pratiche che si sono consolidate nel mondo e in Italia (Capannori) e da alcune positive esperienze siciliane (Aci Bonaccorsi).
Deve ripartire possibilmente puntando sulla gestione “in house” dei rifiuti, con la creazione, se possibile, di un’azienda speciale consortile tra tutti i comuni del comprensorio jonico in modo da costituire un Ambito di Raccolta che ottimizzi la filiera della raccolta differenziata, intesa al recupero totale. Il servizio di Raccolta e Riciclaggio dei rifiuti urbani e assimilabili sarà così un Servizio Pubblico Locale di interesse generale con  criteri di efficienza, efficacia, economicità che esclude profitti e remunerazioni di qualsiasi forma.
Il progetto dovrà prevedere che il comprensorio si doti di un “moderno” impianto di compostaggio dimensionato alle proprie necessità. Nel mentre viene realizzato il centro di compostaggio, la frazione organica dei rifiuti, comunque, dovrà essere differenziata e smaltita (trattata) presso il più vicino/economico centro di compostaggio.
Tra le buone pratiche da favorire ci dovrà essere anche quella del compostaggio domestico. Tale attività permetterà ai cittadini che vorranno usufruire di questa possibilità di non conferire i propri rifiuti organici al “servizio di raccolta” con un beneficio in termini economici sia sui costi di smaltimento/trattamento che sulla tariffa. Infatti, le famiglie che aderiranno alla pratica del compostaggio domestico usufruiranno di uno sconto sull’importo della TARES.
Il sistema di raccolta rifiuti dovrà prevedere l’utilizzo di sacchetti di raccolta intelligenti, ovvero dotati di un microchip riconducibile ai singoli nuclei familiari in modo da commisurare la parte variabile della TARES (nuova tassa sui rifiuti in vigore dal 2013 che sostituirà la TARSU e la TIA) all’effettiva produzione di indifferenziato (rifiuti residui destinati alla discarica).

Il successo del nuovo progetto non potrà che basarsi su due elementi chiave: una corretta, completa e continua informazione alla cittadinanza da parte dei Comuni e la collaborazione stretta con le associazioni di volontariato del territorio per la realizzazione di una politica pubblica di grande impatto. Le associazioni, in effetti, possono dare un grande contributo sul fronte della sensibilizzazione impegnandosi anche in una azione informativa per conto dei Comuni. Una sinergia in grado di generare percorsi di collaborazione nella realizzazione di nuove politiche territoriali

sabato 12 gennaio 2013

Rifiuti e discariche


Le discariche  chiuse vanno bonificate e non riaperte.
Sono sorpreso e dispiaciuto per il fatto che il Sindaco De Luca guardi allo sviluppo della nostra comunità con un ottica di breve periodo e non, come dovrebbe un buon amministratore, con lo sguardo rivolto al futuro. Riaprire la discarica di Ligoria può venire in mente solo a chi ha una visione mercantile e di piccolo cabotaggio; a chi parla di fallimento conclamato dell’ATO4 senza averne mai analizzato il perché e il per come, e senza aver mai cercato di porvi rimedio.
Tutto ad un tratto il Sindaco De Luca è diventato anche esperto di munnizza. “Ne abbiamo discusso con i tecnici – dice il sindaco De Luca – e riteniamo che alla luce delle nuove direttive, il nostro progetto possa andare avanti. Non è possibile mantenere un sistema che si è rivelato solo mangiasoldi, i contribuenti sono allo stremo, è nostro dovere pensare a come potere risparmiare sui costi per alleggerire le bollette”.  Ma chi sono questi tecnici e cosa hanno detto esattamente? Vorremmo saperlo.
Il problema della riduzione dei costi delle bollette non si risolve infossando i rifiuti a Ligoria. Piuttosto, De Luca si attivi perché a Ligoria, casomai ce ne fosse la possibilità tecnica/ambientale, possa sorgere un moderno centro di compostaggio, per tutto il comprensorio.

Mi auguro che non venga concesso alcun nullaosta per la riapertura della discarica
Consiglio al Sindaco e a tutta l’Amministrazione di lavorare perché vengano messe in atto e fatte rispettare le direttive europee e nazionali in tema di rifiuti. Utilizzi gli esperti per avere lumi su come fare una raccolta differenziata degna di questo nome, che ci permetta di arrivare all’80%. Poi si attivi perché a livello regionale e nazionale si legiferi in modo da impedire ai produttori di beni e imballaggi che questi vengano costruiti con materiali tossici e non biodegradabili.
Inizi subito una campagna di sensibilizzazione dei cittadini volta ad implementare una raccolta differenziata porta a porta spinta, presso tutte le famiglie. Faccia lavorare i suoi tecnici. Faccia approntare un piano comunale per la raccolta differenziata:è previsto dalla legge. Faccia preparare il regolamento per la TARES  in modo tale che la parte variabile del tributo comunale sia basato su un “corrispettivo”, una misurazione puntuale dei rifiuti per famiglia e non in forma “presuntiva”. Faccia in modo che i cittadini paghino per quanto producono di indifferenziato.

venerdì 11 gennaio 2013

Educare alla legalità

Educare alla legalità: la diffusione di buone prassi sul territorio

di don Luigi Ciotti


Un problema prima di tutto culturale. "Educazione alla legalità" è un'espressione che rischia oggi di suonare riduttiva e inadeguata. Ecco perché, prima di affrontare questo tema, mi sembra necessaria una premessa più ampia sul clima culturale del nostro Paese.

Dobbiamo interrogarci su come la crisi della legalità sia connessa al diffondersi di egoismo ed indifferenza. Quel che più preoccupa è una generale "smobilitazione delle coscienze": tanti italiani hanno ormai "depenalizzato" certi reati dentro di sé, sono disposti a chiudere un occhio su quelle piccole - ma spesso tutt'altro che piccole - violazioni delle regole che fanno comodo perché permettono di ottenere dei vantaggi o di consolidare dei privilegi.

Tra i sessanta paesi più avanzati del mondo, l'Italia è al quinto posto per il livello di corruzione. Segno inequivocabile di un'illegalità diffusa che merita una riflessione profonda. Dobbiamo fermarci e scoprirci ancora in grado di provare disgusto rispetto a questa situazione. Uso il termine disgusto, e non indignazione, perché ormai l'indignazione è diventata una "moda". Tutti si indignano, ma la maggior parte poi si ferma lì, non prova trasformare questo sentimento in impegno.
Aveva ragione Corrado Alvaro, il grande scrittore di San Luca nella Locride, quando scriveva che «la disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile». Dobbiamo ribellarci alla rassegnazione per sconfiggere insieme questo dubbio.  

Ci troviamo sempre più a fare i conti con una cultura che esalta una libertà slegata dalla responsabilità, una libertà degradata ad arbitrio, ad affermazione a scapito degli altri se non contro gli altri. È un concetto che sta sullo sfondo di tanti messaggi quotidiani - della pubblicità ma a volte anche della politica - e si accompagna all'idea che ciò che conta è l'immagine, il potere, il possesso, la forza, il denaro, la bellezza ad oltranza. 


 <<Educazione e legalità: due modi di pronunciare la parola "noi">>
     di don Luigi Ciotti

La legalità - afferma un documento della Cei del 1991 - è «insieme rispetto e pratica delle leggi». Non solo rispetto di norme imposte dall'alto, ma pratica quotidiana di regole condivise. Così intesa - continua il documento - «la legalità è un'esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune». «Un'esigenza fondamentale»: fondamentale diventa allora educare ed educarci alla legalità, o meglio alla responsabilità.
La legalità non è infatti un valore in quanto tale: è l'anello che salda la responsabilità individuale alla giustizia sociale, l'io e il "noi". Per questo non bastano le regole. Le regole funzionano se incontrano coscienze critiche, responsabili, capaci di distinguere, di scegliere, di essere coerenti con quelle scelte. Il rapporto con le regole non può essere solo di adeguamento, tanto meno di convenienza o paura. La regola parla a ciascuno di noi, ma non possiamo circoscrivere il suo messaggio alla sola esistenza individuale: in ballo c'è il bene comune, la vita di tutti, la società. L’educazione alla legalità si colloca allora nel più ampio orizzonte dell'educarci insieme ai rapporti umani, con tutto ciò che questo comporta: capacità di riconoscimento, di ascolto, di reciprocità, d'incontro, di accoglienza.

Nella consapevolezza che la diversità non solo fa parte della vita ma è la vita, la sua essenza e la sua ricchezza.
Già Giovanni Paolo II, parlando a Napoli nel 1990, rilevava la grave crisi di legalità dell'Italia. «Non c'è chi non veda - disse - l'urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì: urge un recupero di legalità.» Sono passati più di vent'anni, ma quel monito resta fortemente attuale. E non solo pensando al crimine organizzato, tutt'altro che sconfitto e anzi, in certi contesti, rafforzato nella sua rete di interessi e complicità, ma anche a quelle forme di illegalità verso le quali non c'è sufficiente attenzione e condanna. Piccoli e grandi reati diventati costume - o meglio malcostume - espressioni di un'illegalità che è stata "depenalizzata" nelle coscienze e si è insediata nelle pieghe della vita sociale. Forme di corruzione e abuso che delle mafie sono spesso il "viatico" e l'anticamera.





<<"Educare alla legalita": purché non sia uno slogan>>
di don Luigi Ciotti

Ci sono espressioni come "educare alla legalità" che dobbiamo avere il coraggio, ma anche l'umiltà, di ripensare. La legalità comincia infatti dalla corresponsabilità, da un educarci insieme nella coscienza dei nostri limiti, coscienza che è segno di libertà e autenticità.
Non può esserci legalità senza questo mettersi in gioco, questo incontrarci nella nostra diversità di persone, specchio della diversità della vita. Il linguaggio delle leggi risulta estraneo se prima non abbiamo imparato quello dei rapporti umani, se la prossimità e l'attenzione agli altri non ci hanno fatto capire la differenza tra una legge che promuove il bene comune e una che difende interessi e privilegi particolari. La storia racconta di leggi che hanno giustificato la forza invece di rafforzare la giustizia, incoraggiando forme di razzismo, di oppressione, di sfruttamento. O che, più spesso, non hanno saputo trovare il giusto equilibrio tra la sanzione e l'inclusione, tra l'aspetto penale e la dimensione sociale.

Il primo punto da chiarire è allora che la legalità non è un valore in sé. È uno strumento, un mezzo per collegare la responsabilità individuale da un lato, la giustizia sociale dall'altro.




giovedì 20 dicembre 2012

La sfida dei rifiuti in Sicilia

Raccolta differenziata  
in Sicilia per provincia - 2008
Fonre dati: ISPRA
In Sicilia serve una  soluzione non necessariamente “rivoluzionaria” ma semplice, efficace e di buon senso, per i rifiuti. Non c’è niente da inventare. C’è solo da mettere in atto tra le raccomandazioni suggerite dalle direttive europee e nazionali quelle più adatte al contesto  di un determinato territorio o ambito locale. A tal proposito, sarebbe opportuno che il piano regionale dei rifiuti prevedesse  l’istituzione degli A.R.O. o Ambiti di Raccolta Ottimale. Gli A.R.O., costituiti in bacini di utenza omogenei tra più Comuni, ottimizzano la filiera della raccolta differenziata, intesa al recupero totale.


La prevenzione è  l’azione risolutiva dell’intero ciclo integrato dei rifiuti: va messa in campo subito. Grazie alla prevenzione sarà possibile in futuro il raggiungimento dell’obiettivo rifiuti zero. La prevenzione produce il duplice scopo di contrastare il depauperamento delle risorse naturali e di rendere più efficace, economico e efficiente l’intero ciclo dei rifiuti. In natura il concetto di rifiuto non esiste: dobbiamo imparare a produrre oggetti e beni che possano sempre essere assorbiti dall'ambiente una volta terminato il loro utilizzo.


Solo con l’impegno di tutti i cittadini e di tutti gli operatori del settore sarà possibile, oggi, risolvere la gestione dei rifiuti al meglio e in tempi brevi. I cittadini come produttori di rifiuti sono l’anello più importante della catena di un corretto ciclo dei rifiuti. I processi educativi hanno un ruolo cardine per la sensibilizzazione e il coinvolgimento della popolazione. L’educazione ambientale è l’aspetto su cui bisogna insistere maggiormente, quello che necessita di maggiore attenzione,  impegno a tutti i livelli, più informazione, partecipazione, persuasione, coinvolgimento, controllo.

I rifiuti si dovranno differenziare (porta a porta) casa per casa, attività commerciale per attività commerciale, e raccogliere allo stesso modo, verificandone la qualità e la quantità, in modo tale che si possa applicare una tariffa o tassa calcolata, per una significativa parte, in relazione alla effettiva produzione dei rifiuti (destinati alla discarica) di ciascuna famiglia.


I rifiuti sono, per la stragrande maggioranza, materia prima. Una risorsa a bassissimo costo. Per estrarre il petrolio grezzo e trasformarlo in carburante o altra materia ci vogliono appositi impianti di estrazione e di trasformazione, allo stesso modo per trasformare i rifiuti in risorsa sono  necessari impianti di riuso, riciclo, compostaggio e trattamento meccanico biologico moderni. Dotare ogni ambito territoriale ottimale dei necessari impianti commisurati alle proprie necessità è una assoluta esigenza. Nel breve volgere di qualche anno nulla dovrà più finire in discarica.


Questa è la politica che vorremmo fosse messa in campo dal Presidente Crocetta e dalla sua Giunta. La Sicilia farebbe un grosso e fondamentale passo in avanti, diventerebbe un laboratorio, un volano  utile alla diffusione della politica della prevenzione, un modello da imitare.


Sicilia terra pulita!

sabato 15 dicembre 2012

TARSU



Forse non tutti sanno come è stato determinato, l’importo della TARSU (TAssa sui Rifiuti Solidi Urbani) per il 2012 nel Comune di Santa Teresa di Riva. Le varie voci che contribuiscono a formare  e a determinarne il totale della TARSU sono:

  1. Quota tassa comunale
  2. Addizionale ex ECA
  3. Maggiorazione ex ECA
  4. Tributo Provinciale
La tassa comunale viene calcolata in base a tariffe unitarie approvate dal Comune secondo i parametri prescritti dalla normativa e dal regolamento comunale in materia. La tassa è dovuta al Comune da chi a qualsiasi titolo occupi, detenga o conduca locali ed aree scoperte tassabili a qualsiasi uso adibiti.
Naturalmente, sul sito del Comune non c’è traccia del regolamento TARSU. Secondo il criterio che anima i nostri Amministratori, i cittadini meno sanno meglio è. Dare informazioni, essere trasparenti è uno sforzo immane per i nostri eroi.
L’importo è calcolato moltiplicando la superficie tassabile (in metri quadrati con arrotondamento per eccesso, come da D.Lgs 507/93) per una tariffa stabilita annualmente e diversa per ogni categoria d’uso.
Tassa comunale = superficie tassabile x tariffa
A Santa Teresa di Riva, per un locale ad uso domestico di 100 mq è stato determinato un totale di 287,00 Euro per il 2012. Nel caso dell’esempio di un appartamento di 100 mq la tariffa fissata dovrebbe essere di 2,87 Euro a mq
A questo importo (287,00 Euro) vanno aggiunte le addizionali (ECA, MECA e tributo provinciale) in misura percentuale. Nel nostro caso il  5% di 287,00, ovvero 14,35 Euro per ciascuna addizionale.
TOTALE DA PAGARE = 287,00 + 14,35 + 14,35 + 14,35 = 330,05
Il tributo provinciale per il finanziamento dei compiti di tutela ambientale è stato istituito con l’art. 19 del Dlgs 504/1992.
La cosiddetta  addizionale ECA , originariamente istituita nella misura del 2%, dall’art. 1 del Regio Decreto n. 2145 del 30 novembre 1937, fu elevata al 5% dal Dlgs Lgt. n.100 del 18 febbraio 1946. Una maggiorazione ECA di pari importo (5%), fu introdotta dalla legge n. 346 del 10 dicembre 1961.

ECA sta per Enti Comunali di Assistenza. Gli ECA furono istituiti nel 1937 ed avevano come scopo quello di assistere coloro che si trovavano in particolari condizioni di necessità.
Gli Enti Comunali di Assistenza sono stati aboliti dalla legge n. 9/1972 e le loro funzioni trasferite alla Regioni.
Malgrado tale soppressione, in base all’art. 3, comma 39, della legge n.549/1995, i Comuni sono comunque legittimati a riscuotere tali addizionali unitamente alla TARSU.
Sarà legittimo, tuttavia ci chiediamo quanto sia opportuno per un Comune pretendere la riscossione delle suddette addizionali. Vorremmo conoscere a quanto ammontano le somme riscosse dal Comune di Santa Tersa di Riva a titolo di addizionali ex ECA ed ed ex MECA.
Sarebbe opportuno che le somme a tale titolo incassate dal Comune di Santa Teresa venissero utilizzate con finalità compatibili con quelle di origine.
Pertanto, vorremmo sapere qual è la destinazione finale di tali risorse?

giovedì 13 dicembre 2012

Spazzatura!


Il Comune di Santa Teresa di Riva aumenta la tassa sui rifiuti del 25%: i cittadini ringraziano.
Oggi c'è arrivato a casa l’avviso di pagamento con il quale il Comune comunica che la riscossione della TARSU viene gestita in forma diretta dal Comune senza avvalersi dell’Agente della Riscossione. Ho pensato che l’Amministrazione avesse voluto risparmiare sul costo del servizio. Invece, il momentaneo compiacimento per il possibile risparmio è durato poche righe … “La tassa ha subito l’aumento di circa il 25% rispetto all’anno precedente per far fronte all’aumento dei costi di raccolta, trattamento e conferimento dei rifiuti in discarica.”
Questa è la giustificazione riportata dal Comune. Nessun altra spiegazione o informazione per il cittadino. Nessun cenno del perché e del come di quest’aumento fuori dall’ordinario. Solo questa generica spiegazione imputata all’aumento dei costi. Fossimo in presenza d'un virtuoso ciclo dei rifiuti tutto volto, con la raccolta porta a porta, al recupero, al riciclo e al riutilizzo dei rifiuti, teso alla prevenzione del rifiuto e ad ottenere l’obiettivo rifiuti zero, cioè, la scomparsa, in un prossimo futuro, delle discariche e dell’incenerimento, e dunque un grande giovamento per l’ambiente e per la nostra salute, per non parlare del decoro urbano, penso tutti saremmo stati contenti di pagare questo surplus.

Invece, il Comune ci chiede altri soldi a fronte di una gestione dei rifiuti fallimentare.  I responsabili di questo fallimento sono i Comuni stessi, tutti i Comuni del nostro comprensorio e ambito territoriale. La responsabilità è degli Amministratori che negli anni si sono succeduti alla guida dei Comuni. Persone incapaci. Persone irresponsabili. Persone che non conoscono i problemi o non li affrontano. Persone con poca serietà e determinazione ... rimandano le decisioni. Scaricano le responsabilità sugli altri … sulla Regione, sull'ATO (facendo finta di non sapere che i Comuni sono gli azionisti, fanno parte dell'assemblea dei soci, come tali stabiliscono gli indirizi programmatici, nominano i consiglieri e il consiglio d'amministrazione dell'ATO), sui cittadini. La colpa è sempre di qualcun altro. Loro fanno presto a risolvere il problema: un aumento del venticinque per cento e avanti così.
Vergogna!

domenica 18 novembre 2012

Sicilia a 7 stelle?


In Sicilia, cambiare si può e si deve. I proclami del neo-Presidente della Regione siciliana lasciano ben sperare. Ora, però, è il momento di fare meno proclami e di lavorare per fare i fatti. Meno parole e più azione. Meno parole e più informazione e trasparenza. Segni concreti di discontinuità, non generici e inutili segnali. Quante stelle avrà la Sicilia con Crocetta le conteremo alla fine della sua azione di governo.
È necessario valorizzare il patrimonio di esperienze e competenze dei cittadini, condividere con loro la responsabilità delle gravi decisioni che devono essere prese, altrimenti, il cambiamento resterà solo una buona intenzione. Non bastano le buone intenzioni. Si devono mettere in atto (promuovere) correttivi legislativi, pratiche virtuose, strumenti efficaci di buon governo. Ma tutto ciò non basterà se non cambia il cattivo costume e la mentalità. Ciò richiede di cambiare prima di tutto noi stessi.
Per far diventare la Sicilia una Regione a 7 stelle occorre debellare l’intreccio occulto e illegale del potere politico, burocratico, economico e finanziario; occorre  innovare, sovvertire, dare il buon esempio giorno dopo giorno.
Senza il controllo e la vigilanza della società civile si rischia che l’impoverimento delle nostra Isola e delle sue risorse continui, come prima. Se vogliamo un’altra politica e un altro futuro, tutti ci dobbiamo impegnare.

La cattiva politica si combatte con la buona politica.

mercoledì 14 novembre 2012

Il volontario della rivoluzione



Incuriosito dal fatto che mi era stato detto che De Luca aveva parlato di democrazia partecipativa  nel comizio di ringraziamento ai suoi elettori dopo il risultato del voto delle elezioni regionali, ho trovato e guardato la registrazione del  suo discorso.
In verità, De Luca non ha parlato di democrazia partecipativa. Probabilmente non ha idea di cosa sia e a cosa possa servire. Infatti, non ne parla, non fa parte del suo dna. Nel suo discorso parla genericamente di partecipazione dei cittadini.
Se guarderete il video, però, scoprirete che De Luca si è dimesso da “supremo” e si è declassato a “primo cittadino” e “volontario della rivoluzione”.
Vuole far vivere Rivoluzione Siciliana creando un nuovo movimento. 
Sicilia Vera è già da rottamare?
De Luca individua nel voto di scambio "voto-posto di lavoro" le attuali disastrose condizioni della Sicilia, e si aspetta, adesso che è libero da altri impegni, di essere messo in condizioni di poter lavorare per Santa Teresa, cosa che non potrebbe fare se dovesse, come è stato sino ad ora, passare 6 ore su 7 del suo tempo per ricevere i cittadini che chiedono posti di lavoro. "Io non ho la valigia con i posti di lavoro", ha detto De Luca nel comizio. 
Inoltre, ha spiegato che sono finiti i proventi della politica (stipendi e indennità) e non è più in grado, da solo, di finanziare l’attività del nascituro movimento. La partecipazione che chiede, oltre a quella di un impegno attivo, è quella di mettere mano alla tasca. Sono d’accordo con De Luca. Non si può fare la rivoluzione solo con i fichi secchi.

Segue trascrizione (mi scuso per eventuali imprecisioni) di parte del discorso di De Luca. Il video  è visionabile al seguente link: http://vimeo.com/52805673

“ … Per me la politica è volontariato…”
“… De Luca è oggi una persona normale come tutti voi …”
“… 'Dobbiamo continuare'. Bene. Io sono disponibile ed era scontato che fossi disponibile. Certamente, dobbiamo individuare una soluzione. Come continuare sia da un punto di vista di organizzazione e sia da un punto di vista ... organizzazione e anche di copertura di costi che è un tema che oggi ci dobbiamo porre  tutti quanti, perché la politica ha un costo, ma non perché attraverso la politica qualcuno si vuole arricchire, perché su questo palco vi assicuro, senza tema di smentita, non c’è nessuno che si è arricchito o si vuole arricchire con la politica, perché non sarebbe su questo palco. Questo lo voglio sottolineare. Quindi, chi si è impegnato in questo progetto è perché intende la politica come servizio, come servizio. Lo intende per cambiare e migliorare questa terra e vuole continuare a farlo perché ne sente la responsabilità. Per fare questo, intanto, la prima cosa che è indispensabile definire è la forma organizzativa. Perché 'rivoluzione siciliana' non è un partito, non è un movimento politico. È stata un idea, una lista che all’interno ha messo assieme tante anime, tanti uomini e tante donne. Ora, il primo interrogativo è questo: rivoluzione siciliana deve diventare un’organizzazione stabile? Poi se è un’organizzazione leggera, pesante,  tradizionale, moderna ... quello è un altro aspetto. Ci confronteremo perché qua va definita anche un altro momento nel quale realmente ci si confronta, si decide e ci prendiamo le responsabilità. Ce li prendiamo tutti assieme, perché io sono anche un po’ stanco di prendermi le responsabilità da solo. Ma non perché io abbia paura di farlo, mi pare che questa campagna elettorale dimostra che proprio paura non ne ho, ma perché in genere quando si prendono decisioni in solitudine, il rischio umano di sbagliare c’è. E io, ne avrò commesso tanti errori. Sapete quanti satrapi per ora ci sono in giro che mi hanno mandato messaggi, ah se facevi così, se facevi pomì, forse era meglio così e quant’altro. Beh, per carità, ma per una persona e per una squadra che aveva scelto di non compromettersi con certe logiche, francamente non capisco alcuni consigli a che cosa servono. Certo. C’è ancora molta gente che vede le campagne elettorali come un momento personale, cioè come il tentativo di fare 13 senza giocare la schedina pero…”

“ …Crocettta è come se avesse rubato gran parte del nostro programma in questi giorni. Questo ci fa piacere …”

“… la politica si fa con l’organizzazione, non ci si può improvvisare. Noi un po’ l’abbiamo fatto. L’abbiamo fatto per mille motivi e ,naturalmente, se vogliamo continuare non possiamo più improvvisarci ne è possibile ci sia il De Luca di turno e basta, come se poi alla fin fine le scelte o le decisioni che prendiamo non ci appartengono. …”

“Una idea si afferma col tempo. E per fare affermare un progetto in termini definitivi ci vuole impegno costante, soprattutto ci vogliono uomini e donne che ci credono e naturalmente per crederci devono partecipare dall’inizio ai processi decisionali.  Allora è finita la fase, questo lo voglio dire a tutti i miei amici, nella quale De Luca nel bene e nel male decideva e si prendeva le responsabilità del caso. Questa fase finisce perché non serve, non serve a voi, non serve a nessuno, ma non serve neanche a De Luca. Questo ve lo assicuro. Ora è la fase  della riflessione sulle cose che ad oggi abbiamo fatto assieme e per me questi sono stati 4-5 giorni, oltre che di, che credo di meritato riposo, anche di riflessione. E naturalmente, questa riflessione,  è giusto che  ora la lanci a tutti voi. E che da questa riflessione scattino dei momenti definitivi che  portino dalla riflessione all’organizzazione.
Per fare una struttura, chiamiamola movimento, come volete, ci vogliono persone, ci vogliono persone che ci credono, ma non che credono a De Luca. Questa personalizzazione guardate che è pericolosa. Perché De Luca paga il prezzo anche della personalizzazione, e il tempo vi farà capire quello che io vi sto dicendo. La politica non è personalizzazione e ve lo dice uno che in momenti difficili ha dovuto incarnare questo ruolo, ma vi assicuro, vi giuro, che fare scelte quasi in solitudine è una cosa terribile che io non voglio più provare. Allora se deve nascere questo movimento, definiamolo in questi termini, nasca dalla base. Partiremo dai candidati, partiremo dai nostri sostenitori. Deve nascere con un’assemblea costituente. Chi c’è , c’è, senza grandi fronzoli. Tanto questo non è il luogo del “chi c’è pi mia?”. L’abbiamo detto in dialetto e lo ribadiamo anche in italiano. Questo non è il progetto nel quale ognuno di noi possa anteporre la propria adesione evidenziando una propria necessità. Il momento delle necessità individuali, legittime e giuste per quanto siano, guardate che è finito. Perché noi siamo ridotti in Sicilia in queste condizioni perché la politica c’ha costretto a riflettere attraverso la espressione di bisogni individuali, di necessità individuali. Poi, quello che succedeva in generale,  non siamo stati abituati a comprenderlo o a porci questo problema. Quanti non si sono posto il problema, se avere un posto con la raccomandazione significava drogare il sistema, o significava che quel posto era frutto di un compromesso, che magari poteva anche essere un compromesso mafioso. Ci siamo solo posti il tema “io ho bisogno o mio figlio ha bisogno” chiedo al politico o  alla politica. Questa è stata purtroppo la politica in Sicilia e ancora in parte lo è. Noi che abbiamo fatto un’azione totalmente diversa in questi anni, io anche come parlamentare e mi vanto di essere un parlamentare - ex-parlamentare -  stupido. Perché io non ho nel mio pedigree, non posso vantare come altri, di aver sistemato Tizio o Caio. Io non ho sistemato nessuno. Ma non perché la possibilità non mi era stata data. Ad ogni finanziaria la possibilità di sistemare una, due, tre persone c’era. Ma non sarei stato qua a discutere con voi con questa serenità e con questa anche razionalità. Se le campagne elettorali non le ha fatte nessuno, non ci sono stati deputati che hanno fatto comizi, che hanno fatto incontri di piazza, chi ci ha tentato perche da Roma tentava di andare a Palermo, pare che non gli sia andato tanto bene, ci sarà un motivo. Il motivo è semplice perché dietro le mura o tra le mura del Palazzo a tutti quanti viene più facile fare politica. Basta, nella vecchia logica, individuare quei 4 o 5 capi elettori, di una volta, perché ormai i capi elettori non ci sono più ma così funzionava, i sindaci di turno e quant’altro, si sistemava il figlio nella formazione professionale o in altri luoghi e si garantivano pacchetti di voti. Ecco, io rispetto a questo, naturalmente, sono un ex-parlamentare stupido perché nel mio pedigree non c’è questo. Ci sono tutta un’altra serie di cose, però, che questo territorio mi ha riconosciuto, ecco perché qua siamo usciti con percentuali che mediamente da Scaletta a Taormina, hanno avuto una media che oscillava mediamente dal 25 al 30 percento. Perché abbiamo avuto modo di misurarci a mani nude, a mani nude, cioè, facendo vera politica, sul nostro territorio, collaborando con tanti sindaci con un rapporto basato sulla politica, sulle cose da fare, cioè sull’esigenza del nostro territorio e sulle grandi scommesse che abbiamo fatto. E la maggior parte le abbiamo vinte. E , la gente ha capito che noi stavamo lavorando per il territorio. Ma lavorare per il territorio che cosa significa?  Creare un sistema nel quale il posto di lavoro non dovete chiederlo al politico. Il politico non è un ufficio di collocamento. Il politico è una persona che avete scelto perché lo ritenete lungimirante, magari anche migliore di voi, magari perché ha più coraggio di voi, che deve dare una spinta radicalmente diversa al nostro territorio. Quando voi al politico lo mettete in difficoltà, gli chiedete il posto, avete sbagliato uomo. Ecco qual è la questione sulla quale dovete riflettere. E capisco, che soprattutto in questo momento ci sono grandi difficoltà economiche. Però, voglio farvi un esempio. Io ora che ho finito, intanto con la campagna elettorale, devo misurarmi con la mia comunità. I santateresini mi hanno voluto Sindaco. E ora, ho chiesto già scusa per questa fase, ma era importante anche per Santa Teresa che affrontassimo questa campagna elettorale, e ho avuto il grande sostegno, anche in questa occasione, ma lo voglio dire chiaramente. Non è pensabile che il primo cittadino che avete eletto, che lo avete eletto perché ha fatto una scommessa, la scommessa di creare un sistema, creare il sistema significa ora non solo averci creduto, l’abbiamo fatto assieme, ed ora devo essere messo nelle condizioni di poterlo fare ed è ovvio che se il vostro primo cittadino impiega sei ore su sette per ricevere tutti voi. È giusto che io riceva perché mi avete eletto. Io sono il vostro rappresentante. Però dobbiamo capirci su questo. Io non ho la valigia con i posti di lavoro. Perché non l’ho neanche fatta vedere in campagna elettorale ne a maggio  ne ora.. Io ho proposto un idea e ora su quell’idea dobbiamo passare alla concretezza. E io su questo mi misurerò senza discussioni. È come se per me l’orologio da questo punto di vista fosse tornato indietro di quasi 9 anni, al 2003. Mi sono ringiovanito. Mi vedete invecchiato? No, infatti,  io non sono affatto invecchiato, guardate. Riparto dal ruolo semplice di Sindaco. Stavolta di Sindaco di Santa Teresa e non di Fiumedinisi. …”

martedì 30 ottobre 2012

Crocetta potrà governare?



lo scopriremo presto.
Sono dispiaciuto perché la lista Libera Sicilia non è riuscita a  portare rappresentanti nel Consiglio regionale siciliano. Un vero peccato visto che la candidata alla presidenza Giovanna Marano ha superato abbondantemente il 5%. Purtroppo entrambe le due liste dei candidati al Consiglio Regionale si sono attestate sotto la soglia di sbarramento. È inutile, ormai, recriminare. 

Sono contento per la bella affermazione del M5S. È  un segnale positivo che lascia ben sperare per il futuro, soprattutto se i nuovi Consiglieri sapranno dare il buon esempio e mostrare un nuovo modo di fare politica che sappia coinvolgere tanti cittadini.

Grazie alla consistente astensione si può dire che la lista di Musumeci, la lista di Micciché e la lista di Crocetta hanno percentualmente tenuto rispetto alle precedenti elezioni regionali. Se Musumeci e Micciché non si fossero divisi  avrebbero rivinto. La vittoria ai punti di Crocetta non è  (purtroppo) “rivoluzionaria” ma, piuttosto, dovuta alla divisione tra bande di potere nell’area della destra. 

Solo un 20% di quelli che sono andati a votare hanno manifestato la volontà di cambiamento, gli altri hanno continuato a votare per i soliti o non sono andati a votare.

Crocetta ha vinto grazie alle divisioni nel campo del centro destra. Personalmente ho stima di Crocetta ma lui si è mosso machiavellicamente, senza badare ai mezzi e, soprattutto, senza marcare una forte discontinuità con il passato. Mi auguro che Crocetta mi faccia ricredere.  Alcune delle sue prime esternazioni mi sono piaciute. Spero che alle parole seguano i fatti. Il dovere di invertire il declino sociale, civile ed economico della nostra terra è di tutti. Io, come cittadino, sono pronto a fare la mia parte.

giovedì 25 ottobre 2012

Elezioni regionali siciliane …



una opportunità da cogliere per voltare pagina.
In questi giorni ho fatto volantinaggio per la lista Libera Sicilia, per farne conoscere le proposte ed il progetto. Tengo a precisare che non ho sparso volantini per strada, ed ho raccomandato alle persone che hanno accettato di prendere il volantino di non disperderlo nell’ambiente. È  stata un’esperienza nuova per me, sono contento di averla fatta. Mi sono guardato bene dal chiedere voti: non mi piace il “vota e fai votare…”. Ognuno deve essere libero e in grado, per suo conto, di decidere per chi votare.
Da quanto ho potuto verificare, il primo partito sembra essere quello dell’astensione. L’astensione sembra essere in forte crescita perché oltre alle persone che quasi mai vanno a votare, questa volta, si potrebbero aggiungere tutte quelle che ritengono che “u chiù pulito avi a rugna”, per dirla alla Cateno De Luca, l’esperto in “rugna”. In effetti, tante persone mi hanno manifestato l’intenzione di non andare a votare:  è il loro modo di dire “basta!”. Ho provato a spiegare che il non voto non  risolve i problemi e favorisce il ritorno dei soliti: BASTA si può e si deve dire votando la lista Libera Sicilia o il M5S. Anche se non dovessero vincere, la loro presenza nel Consiglio Regionale avrebbe un effetto sicuramente positivo.

Sapremo cogliere quest’opportunità e soprattutto sapremo far tesoro di una semplice verità detta da Piero Calamandrei 60 anni fa? “Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie: la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.”

mercoledì 10 ottobre 2012

A quando la rivoluzione a Santa Teresa?



Non la rivoluzione a parole, ma con fatti concreti, con la buona politica e le buone pratiche. Dalla nuova amministrazione mi aspettavo di più. Pensavo che i nuovi (incontaminati) consiglieri comunali portassero una ventata di freschezza, maggiore entusiasmo, vitalità,  novità nel modo di porsi e di fare, cambiamenti drastici che marcassero la discontinuità con la politica del passato. Pare invece che navighino nell’ordinario, a rimorchio del nuovo Sindaco.  Mi aspettavo che rivoluzionassero la macchina amministrativa, rendendola più efficiente ed  efficace. Speravo fosse un loro imperativo voltare pagina. Nulla di ciò sembra essere all’orizzonte. La rivoluzione non si fa a parole, ma producendo fatti, nuovi comportamenti, nuove politiche, nuove e buone pratiche.

Si ha l’impressione che i nuovi Consiglieri siano in attesa di direttive calate dall’alto. Quali siano queste direttive non è dato sapere. Si sa solo che il Sindaco è in tutt’altre faccende affaccendato. Io tre mesi fa ho proposto all’Amministrazione comunale di adeguare i contenuti dello Statuto al processo di evoluzione della società civile. Non so se l’invito è stato preso o meno in considerazione. Sino ad ora non ho avuto alcun riscontro ed è per questo che, oggi,  ho sollecitato una risposta con una nota inviata al Signor Sindaco, al Signor presidente del Consiglio Comunale e ai Signori Consiglieri Capogruppo della maggioranza e della minoranza.

Rispondere ai cittadini in tempi brevi è … rivoluzionario!

lunedì 8 ottobre 2012

Il de luchismo ...



Mi piacerebbe poter dire qualcosa di positivo sul nostro Sindaco, l’ex onorevole (consigliere regionale) Cateno De Luca, ma non trovo niente. Sarà che sono prevenuto. L’ho visto all’opera e il mio giudizio non può che essere negativo.
Stranamente, almeno per me, è seguito con devozione e ammirazione da tanti miei concittadini, alcuni dei quali io conosco come persone intelligenti e libere, eppure, pare che ciò (intelligenza e libertà) non sia stato sufficiente ad immunizzarli dal fascino che il nuovo primo cittadino di Santa Teresa, evidentemente, esercita.

Ieri in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano a firma di Enrico Fierro dal titolo “Le due sponde del malaffare” il giornalista gli dedica un passaggio del suo articolo che di seguito riporto: <<…Ma se invece volete ridere e piangere, spostatevi in Piazza Duomo, al comizio dell’onorevole Cateno De Luca, candidato al Parlamento siculo nelle liste del Partito della Rivoluzione siciliana. Slogan “U mugghiu avi a rugna”. Eloquio fluviale per una piazza di forconi e fascistume di Forza Nuova. Bava alla bocca contro la casta, ironia sull’avversario Micciché, “che tra un fumo e l’altro viene a dire minchiate”, rozzezze su Rosario Crocetta, “ho avuto un incontro con lui, però attenzione non sto cambiando i gusti”. Ma i veri nemici di Cateno De Luca sono i Magistrati, “mi hanno toccato nell’onore, vogliono farmi rimanere nell’ignòminia (l’emozione gli fa sbagliare la posizione dell’accento), ma il giudizio sulla mia persona lo daranno i siciliani il 28 ottobre”. Applausi per l’onorevole Cateno, che da sindaco di Fiumedinisi finì in galera, ma poi venne scarcerato, per tentata concussione e falso in atto pubblico. Secondo i pm, con i soldi stanziati dalla Ue per il risanamento della sua città aveva realizzato “interventi edilizi di notevole dimensione riconducibili al sindaco e ai suoi familiari. …>>.

Ecco, io non so se c’è da ridere o piangere per il fatto che un personaggio come De Luca, uno che non è neanche adatto a fare il sindaco di una cittadina come Santa Teresa, venga preso in considerazione come possibile nuovo Presidente della Regione. Dopo il “cuffarismo” e il “lombardismo” ci dovremmo sorbire pure  il “de luchismo” ?  ... U Signuri mi ni scanza e libera.

martedì 2 ottobre 2012

Voltare pagina è possibile



Personalmente,  preferisco perdere con Fava e Giovanna Marano che vincere con Crocetta. Se non ci fosse stata la lista LiBERA SICILIA avrei votato per il Movimento 5 Stelle. Crocetta, per come ha congegnato la sua candidatura, per me,  rappresenta la continuità con il passato.
Questo è il tempo di marcare una ferma discontinuità. La discontinuità è un prerequisito indispensabile verso la via del cambiamento. Per cambiare occorrerà molto tempo, il cambiamento non è una cosa che può avvenire dall’oggi al domani, ma è necessario cominciare subito, voltando pagina. Gli artefici di questo cambiamento non possiamo che essere noi siciliani. Lo sforzo di cambiare deve essere fatto da tutti. Più saremo capaci di essere buoni cittadini, più il cambiamento potrà essere veloce e incisivo.

“Non serve un uomo solo al comando: servono le idee di tanti.”

Attenzione, io ho massimo rispetto per Crocetta e penso che sarebbe stato un accettabile candidato alla presidenza della Regione se fosse stato scelto a seguito di primarie. Primarie che, a mio avviso, avrebbero dovuto estendersi anche alla scelta dei futuri Consiglieri Regionali.
Ammesso che vinca, Crocetta sarà condannato al fallimento. La sua azione di governo, dovesse durare, non potrà che essere debole e alla fine ciò aggraverà l’attuale situazione di declino della Sicilia.

Per questo io voto per LiBERA SICILIA. Per aprire ad un’altra politica e un’altro futuro, per avere la certezza che si volterà pagina, finalmente.

martedì 25 settembre 2012

Una crocetta su Claudio Fava ...



per usare bene l’arma del voto il 28 ottobre.
Massimo rispetto per Crocetta e alcuni altri, sicuramente mossi da buone intenzioni, ma io sulla scheda metterò una crocetta su Claudio Fava.
Solo così, a mio avviso, potremo sperare in un’altra politica e un altro futuro per noi siciliani.
Tuttavia, non è sufficiente limitare l’azione al solo voto. È  un grave errore chiamarsi fuori dopo il voto. Dovremo partecipare alla ricostruzione. Dovremo vigilare. Esigere trasparenza. Ognuno di noi, ogni cittadino, deve tornare alla responsabilità e contribuire alla costruzione del bene comune facendo bene il proprio lavoro ed esercitando ogni giorno i doveri e i diritti civili.
Rivendichiamo i diritti avendo sempre presenti i nostri doveri. È un diritto e anche un dovere esigere la buona politica, il rispetto delle leggi, il controllo del rispetto delle leggi, la soluzione dei problemi, una puntuale informazione, trasparenza, giustizia sociale, la partecipazione politica, il lavoro, lo sviluppo sostenibile, l’equilibrio ecologico, la difesa ambientale, la salvaguardia dei beni comuni:  chiunque vinca.

Solo se sapremo essere buoni cittadini potremo avere buoni governanti e amministratori.