giovedì 26 febbraio 2015

Nuova gestione rifiuti, campa cavallo che l’erba cresce

Strategia Rifiuti Zero (Zero Waste)
Qualsiasi strategia vincente richiede alcuni obiettivi e un piano d’azione. Nel campo dei rifiuti un obiettivo fondamentale è quello di garantire il recupero delle risorse ovvero dei materiali che compongono i rifiuti per proteggere le scarse risorse naturali di cui disponiamo, impedendo il loro seppellimento nelle discariche o la loro distruzione negli inceneritori (termovalorizzatori). In questo modo si persegue l’obiettivo, anch’esso fondamentale, di garantire la salute del Pianeta e di chi ci vive. Un piano d’azione coerente con gli obiettivi deve comprendere  la riduzione dei rifiuti, il compostaggio, il riciclo e il riutilizzo, un cambiamento nelle abitudini di consumo, la riprogettazione industriale. Ma altrettanto importante, per una strategia vincente è creare un nuovo approccio nel rapporto tra rifiuti e persone. Si tratta di un nuovo modo di pensare e agire con lo scopo di salvaguardare la salute e migliorare la vita di chi, in un modo o nell’altro, ha a che fare con i rifiuti, ovvero, tutti noi. Per creare questo nuovo approccio occorre una costante opera di formazione, informazione, motivazione e coinvolgimento dei cittadini.

"L’Urega ritarda l’esame delle offerte"
Nei comuni del nostro comprensorio, ad oggi, nulla è stato fatto per recuperare le risorse contenute nei rifiuti urbani. Nulla è stato fatto per coinvolgere e informare i cittadini e per ridurre i costi di gestione che determinano la tariffa rifiuti.  Tutti i comuni si sono mossi con colpevole ritardo. È di qualche giorno fa una notizia di stampa che fa sorridere, ma anche capire, com’è facile addossare agli altri e mai a stessi le responsabilità. Secondo quanto si legge nell’articolo, il comune di Santa Teresa di Riva ha mandato una lettera di sollecito all’Urega per chiedere che venga accelerato l’iter per la nomina della commissione che dovrà esamine le offerte delle sei ditte che hanno partecipato alla gara d’appalto, rappresentando i maggiori costi cui va incontro il Comune (stimati in  40.000 euro al mese) per ogni giorno di ritardo della nuova gestione.  A chi dovrebbero rivolgersi i cittadini utenti per chiedere un risarcimento del danno economico che hanno, sino ad ora, subito per il ritardo con cui i comuni (incluso il comune di Santa Teresa di Riva) hanno predisposto gli adempimenti previsti dalla legge regionale n.9/2010 ed in particolare la redazione e trasmissione dei piani di intervento e l’adozione degli atti necessari per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti? Il primo Aro costituitosi nel nostro comprensorio (Aro del Dinarini) ha presentato il piano di intervento alla Regione a giugno 2013. Il Piano è stato approvato a settembre 2013.  L’Aro S.Teresa di Riva avrebbe potuto e dovuto ottenere l’approvazione del piano di intervento anch’esso a settembre 2013, se si fosse mosso con gli stessi tempi dell’ex Aro del Dinarini. Invece, il piano di intervento è stato presentato a settembre 2013 ed ha avuto l’approvazione a marzo 2014. Circa sei mesi di ritardo, quantificabili in un maggiore costo per i cittadini utenti di 240.000 euro.

“Mi dimetto per candidarmi a Sindaco di Savoca”
Altra cosa che fa sorridere è la buffa, ai miei occhi, uscita del Sindaco De Luca che ha detto che si dimetterà(?) per candidarsi a sindaco del comune di Savoca. La motivazione sembra essere pretestuosa: vuol diventare sindaco di Savoca per riunificare i due comuni. Potrebbe essere una buona cosa se le due cittadinanze fossero d’accordo. Ma per verificare ciò non è necessario che egli diventi Sindaco di Savoca. Non mi pare che per procedere alla riunificazione dei due comuni sia necessario che qualcuno abbia fatto il sindaco in entrambi i comuni. Il sospetto è che De Luca abbia escogitato questo pretesto perché non vuole rimanere politicamente "disoccupato", non potendosi ripresentare, alla scadenza,  come Sindaco a Santa Teresa di Riva,  per via della promessa, fatta in campagna elettorale, di un solo mandato. La motivazione suona pretestuosa anche perché il Sindaco De Luca a tutto sembra interessato fuorché a riunificazioni ed unioni di comuni, soprattutto quando non è Lui a dirigere e manovrare. Quando c’è stata la possibilità di fare un Aro comprensoriale (associare tutti i comuni del comprensorio o parte di essi in modo da assicurare il conseguimento di economie di scala e obiettivi di efficienza ed efficacia della gestione dei rifiuti), nonostante le sollecitazioni in tal senso, ha preferito (senza chiedere ai cittadini se fossero d’accordo o meno) costituire un Aro in forma singola. Diciamo che predilige unire o dividere a seconda delle sue personali esigenze e/o convinzioni.

venerdì 20 febbraio 2015

Le alternative all’incenerimento dei rifiuti

“La truffa del CSS” è il titolo dell’incontro pubblico che si terra Sabato 21 febbraio alle ore 17:00 ad ARCHI (S. Filippo del Mela) presso la Sala Parrocchiale. L’incontro è organizzato da Zero Waste Sicilia – Circolo Valle del Mela per fare chiarezza sul CSS (Combustibile Solido Secondario), ovvero la quota combustibile dei rifiuti, comunemente bruciata negli inceneritori, che l’Edipower ha recentemente avanzato l’ipotesi di utilizzare come combustibile nella centrale elettrica di San Filippo del Mela.
 Il problema dell’incenerimento dei rifiuti è legato essenzialmente alle emissioni di sostanze inquinanti sia nell’atmosfera che negli altri mezzi, all’insostenibilità e incompatibilità con altri sistemi di gestione dei rifiuti.
Le diossine sono gli agenti inquinanti più conosciuti prodotti dagli inceneritori. Sono  causa di una gran quantità di problemi di salute, incluso il cancro, danni al sistema immunitario, problemi riproduttivi e legati allo sviluppo. Le diossine “bio-ingrandiscono”, nel senso che, tramite la catena alimentare, passano da preda a predatore, concentrandosi nella carne e nei prodotti caseari, per raggiungere infine l’uomo. Le diossine destano particolare  preoccupazione perché sono presenti ovunque nell’ambiente (e nell’uomo) a livelli che è dimostrato causano problemi sanitari, ed oggi intere popolazioni soffrono degli effetti negativi di queste sostanze. In tutto il mondo, gli inceneritori sono la fonte primaria di diossine.
Il sistema di incenerimento è anche causa dell’inquinamento da mercurio. Il mercurio è una potente neurotossina che indebolisce le funzioni motorie, sensorie e cognitive; inoltre, la contaminazione da questo metallo sembra essere molto diffusa. Gli inceneritori sono una fonte importante anche di altri metalli pesanti inquinanti, come piombo, cadmio, arsenico e cromo.
Altre sostanze pericolose che suscitano timori includono gli idrocarburi alogenati (non-diossina), i gas acidi precursori delle piogge acide, il particolato, che ostacola le funzioni polmonari ed i gas serra. Tuttavia, la caratterizzazione delle emissioni di sostanze inquinanti da parte degli inceneritori non è ancora completa e molti composti non identificati sono presenti nelle emissioni atmosferiche e nelle ceneri.
La tecnologia dell’incenerimento è incompatibile con le altre forme di gestione dei rifiuti, in quanto compete per lo stesso finanziamento e per i medesimi materiali da smaltire, minacciando la pratica della separazione alla fonte che è alla base di una corretta gestione dei rifiuti.

Quali sono le alternative all’incenerimento?
Le discariche non sono un’alternativa percorribile in quanto non sostenibili e problematiche dal punto di vista ambientale. Le alternative devono orientarsi verso tre linee di principio:
  1. riduzione (minimizzazione) dei rifiuti
  2. separazione dei rifiuti (raccolta differenziata), così che ogni frazione può essere composta o riciclata
  3. riprogettazione dei prodotti per facilitare il riciclaggio del bene di consumo al fine del suo ciclo di vita.
La natura mista dei rifiuti urbani distrugge gran parte del suo valore: i materiali organici contaminano i rifiuti riciclabili e le sostanze tossiche distruggono l’utilità di entrambi. Inoltre, una parte sempre maggiore della corrente di rifiuti è costituita di materiali sintetici e prodotti sul mercato non ideati per un facile riciclaggio, che devono quindi essere riprogettati per essere compatibili con i sistemi di riciclaggio o altrimenti essere eliminati progressivamente dalla produzione.
Il trattamento dei rifiuti organici è la componente più importante nella gestione dei rifiuti urbani. I rifiuti organici dovrebbero essere compostati o dati da mangiare agli animali per far ritornare le sostanze nutrienti al suolo. Così facendo si assicurerebbe anche un flusso incontaminato di riciclabili, che è la chiave dell’economia di una gestione dei rifiuti alternativa. Il riciclaggio crea molti più posti di lavoro per tonnellata di rifiuto di qualsiasi altra attività e genera un flusso di materiali che può alimentare l’industria.
L’ostacolo più grande per il riciclaggio, comunque, è il fatto che la maggior parte dei prodotti non è progettata per essere riciclata al termine del ciclo di vita, e questo avviene perché i produttori hanno pochissimi incentivi economici. La Responsabilità Allargata del Produttore (Extended Producer Responsibility) è un approccio politico che richiede ai produttori di gestire i loro prodotti e gli imballaggi dopo l’immissione sul mercato. Ciò darebbe l’incentivo necessario per progettare nuovamente i loro beni di consumo, senza includere materiali pericolosi, allo scopo di indirizzarli al riciclaggio dopo il loro impiego.
L’applicazione della responsabilità allargata del produttore ed il divieto sulla commercializzazione di alcuni prodotti favorirebbero la riprogettazione industriale da una parte, mentre dall’altra la separazione del flusso dei rifiuti, il compostaggio ed il riciclaggio potrebbero favorire i sistemi alternativi, evitando lo smaltimento dei rifiuti urbani in discarica o negli inceneritori.



martedì 10 febbraio 2015

Interesse generale, solidarietà, sussidiarietà

di Gregorio Arena.

Immaginate un’architrave sostenuta da due colonne. Sull’architrave c’è scritto Interesse Generale, mentre su una colonna c’è scritto Solidarietà, sull’altra Sussidiarietà. L’immagine vuole esprimere il concetto secondo il quale sviluppando la solidarietà e la sussidiarietà si realizza l’interesse generale. Ma cos’è l’interesse generale? Se ne possono dare diverse definizioni, naturalmente, ma dal nostro punto di vista è nell’interesse generale tutto ciò che contribuisce alla pienezza dell’essere umano.
Lo conferma anche la Costituzione quando all’art. 3, 2° comma attribuisce alla Repubblica come fine costituzionalmente centrale il pieno sviluppo della persona. Se la Costituzione dispone che il compito dell’intero sistema dei pubblici poteri (la Repubblica) consiste nel creare le condizioni per la piena realizzazione di ciascun essere umano, delle sue capacitazioni e talenti, ciò significa che tale pieno sviluppo è nell’interesse generale. Altrimenti non si spiega perché, dopo aver affermato all’art. 1 la sovranità popolare e all’art. 2 l’inviolabilità dei diritti dell’uomo, all’art. 3 affermi con altrettanta solennità la pienezza dell’essere umano come obiettivo fondamentale cui tutto l’agire pubblico (ma anche privato! Anche noi cittadini siamo “la Repubblica”) deve essere finalizzato.

venerdì 6 febbraio 2015

Assemblea annuale Zero Waste Sicilia

Si terra Domenica 8 febbraio 2015 alle ore 10, a Misterbianco (CT) presso il Teatro Municipale, l’Assemblea annuale di Zero Waste Sicilia. Nel corso dell’assemblea saranno presentate le proposte per una gestione europea ed efficiente delle risorse chiamate rifiuti. Per leggere il Comunicato stampa dell'evento clicca (QUI)

Contributo al dibattito pubblico
Ancorché sia necessario valorizzare e spingere il più possibile al recupero, riuso e riciclo di tutte le risorse (materie) contenute nei rifiuti solidi urbani, la priorità è attuare politiche di prevenzione e riduzione,  ovvero, mettere in atto le migliori pratiche di prevenzione e riduzione dei rifiuti, fare formazione e informazione ai cittadini, rivolgersi ai settori industriali e produttivi per orientare i modelli di design, progettazione e produzione che incidono sulla generazione dei rifiuti. Bisogna percorrere nuove strade. Gran parte dei rifiuti  si possono ridurre, semplicemente, legiferando -  sull’esempio di San Francisco, prima grande città al mondo ad aver vietato le bottiglie di plastica per l’acqua da bere – per bandire dalla nostra Isola,  bottiglie e sacchetti di plastica, l’utilizzo di batterie che non siano ricaricabili, l’utilizzo di pannolini usa e getta, imballaggi e contenitori di difficile smaltimento, l’uso di bicchieri e posate di plastica nelle mense scolastiche, negli ospedali e negli esercizi pubblici, giusto per fare alcuni esempi.
Bisognerebbe disincentivare o non consentire la produzione e/o l’accesso nella nostra Isola di prodotti che non possono essere riutilizzati, riparati, ricostruiti, rinnovati, rifiniti, rivenduti, riciclati o compostati. In questi casi, alcune produzioni devono essere ridotte, ridisegnate o rimosse dalla produzione. A mali estremi, rimedi estremi. Si abbia coraggio. La Sicilia potrebbe diventare un esempio per tutti. È solo questione di volontà politica.
Il problema dei rifiuti in Sicilia deriva anche dall’assenza di un’adeguata strategia e gestione unitaria del sistema, a cui corrisponde una carenza logistica e degli impianti di trattamento per le varie frazione della raccolta  differenziata, incluso il residuo secco. Mancano gli impianti per il trattamento dell’umido da raccolta differenziata e gli impianti di trattamento meccanico-biologico per il recupero di materia dal residuo secco, prima del conferimento in discarica della sola parte di materia non recuperabile. Mancano le piattaforme per il conferimento delle varie frazioni alle filiere del riciclo. Manca un piano regionale dei rifiuti degno di questo nome. Va modificata la legge regionale di riforma degli Ato (legge n.9/2010). L’istituzione degli Aro avrebbe potuto essere un aspetto positivo e imprimere un’accelerazione alla nuova gestione dei rifiuti, invece, temo, si rivelerà controproducente se viene rotto il vincolo tecnico-economico della gestione unitaria e integrata. È stato un errore  aver previsto che i comuni si potessero costituire in Aro sulla base di perimetrazioni  territoriali da loro stessi definite. I criteri di riferimento avrebbero dovuto essere ricondotti, ai principi di prossimità, autosufficienza, efficacia, efficienza, minimizzazione della movimentazione dei rifiuti. Si sarebbe dovuto prevedere, come criterio della perimetrazione degli Aro, la collocazione sul territorio degli impianti intermedi a cui conferire i rifiuti raccolti sia per ridurne la movimentazione sia per ottimizzare il grado di utilizzo degli impianti in relazione allo loro capacità potenziale. L’istituzione degli Aro con una perimetrazione ottimale avrebbe potuto/dovuto escludere l’istituzione degli ambiti territoriali ottimali (ATO). A questo propisto il  decreto legislativo n.152 del 2006 all’art. 200 comma 7 prevede che: “Le regioni possono adottare modelli alternativi o in deroga al modello degli Ambiti Territoriali Ottimali laddove predispongano un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza rispetto agli obiettivi strategici previsti dalla normativa vigente, …”
Non vanno trascurati gli aspetti riguardanti la trasparenza del sistema, oltre a rendere immediati, noti  e visionabili  al pubblico tutti i dati di raccolta e gestione, si dovrebbe istituire un osservatorio dei rifiuti in ogni comune, in modo da facilitare il controllo da parte dei cittadini. A tal riguardo, la legge regionale 9/2010 all’art. 4, comma 2, lettera n), prevede che i comuni “verificano lo stato di attuazione della raccolta differenziata e la qualità del servizio erogato dal soggetto gestore anche attraverso un comitato indipendente costituito da rappresentanti delle associazioni  ambientaliste, dei consumatori e di comitati civici”.


mercoledì 4 febbraio 2015

Manifestazione contro l'inceneritore del Mela

COMUNICATO
Sabato 7 Febbraio saremo in piazza Campetto ad Archi per fermare l'ennesimo attentato alla nostra vita. Dopo gli impianti di produzione di idrogeno liquido e tutte le alltre nocività della raffineria di Milazzo, dopo l'avvelenamento elettromagnetico dell'elettrodotto TERNA Sorgente-Rizziconi, un enorme inceneritore verrà costruito a sostituire la già mortifera centrale Edipower. A meno ché noi non li fermiamo: e siamo determinati a farlo.
Noi rifiutiamo che le nostre vite vengano stritolate dalla disumana scelta tra tumori o disoccupazione, utile solo ai profitti di pochi e alla rovina, malattia e morte di molti.
Dicono che l'inceneritore brucerà CSS per nascondere sotto un nome difficile la verità: SI INCENERIRÀ IMMONDIZIA impastata con idrocarburi per aumentarne il potere calorifero.
Spesso quel che viene presentato come via obbligata è solo una tra le tante opzioni, preferita unicamente per miope calcolo politico e profitto privato.
È FALSO che l'incenerimento di rifiuti sia una soluzione inevitabile, come testimoniano le comunità in Italia e all'estero che riciclano e recuperano la stragrande maggioranza dei rifiuti che producono.
Il CONAI (consorzio nazionale imballaggi) prevede che se arrivassimo, come prescritto dalle normative UE, al 65% differenziata per i rifiuti solidi urbani entro il 2020, questo si tradurrebbe in 90 mila posti di lavoro proprio nel settore del recupero e riciclo.
Criminale è la scelta di quegli “amministratori” che come 60 anni fa, quando iniziò la distruzione e fu impiantata la raffineria di Milazzo, consegnano il territorio e le persone che lo attraversano alle diossine, ai tumori e al sottosviluppo. Impianti come gli inceneritori uccidono moltissimi altri settori produttivi potenziali, come quello agro-alimentare di alta qualità, solo per citarne uno.
Inesorabilmente frapporremo i nostri corpi e le nostre volontà fra le armate del profitto sulla pelle degli altri e le persone in carne ed ossa che attraversano questa martoriata terra, in maniera solidale e complice con le sorelle e i fratelli che lottano contro gli elettrodotti TERNA, il MUOS di Niscemi, il trivellamento dei mari e delle terre e il disboscamento della Val Dittaino per nutrire una mostruosa centrale elettrica biomasse.
Adesso non puoi più tirarti indietro. DIFENDITI! Unisciti alla lotta: vieni a manifestare il 7 febbraio ad Archi.

I comitati NO INCENERITORE VALLE DEL MELA

lunedì 19 gennaio 2015

Chi semina raccoglie, avvio di un orto condiviso nella Riviera Jonica

“Chi semina raccoglie” è lo slogan di una bella e interessante iniziativa promossa da alcune associazioni (Associazione APE, Comitato Jonico Beni Comuni, Sementi Indipendenti e il gruppo Scout Agesci di S. Teresa) che ha l’obiettivo di fare formazione alle persone che vorranno partecipare al progetto di ORTO CONDIVISO da realizzare nella Riviera Jonica. Il progetto prevede una serie di incontri, il primo dei quali ha per titolo “Tutto inizia dai semi biologici e autoctoni” e si terrà DOMENICA 25 GENNAIO dalle ore 10.30 alle ore 12.30 presso  APE Aula Permanente di Ecologia, Pista di Atletica in C.da Mortilla nel Comune di Savoca. Sarà un laboratorio pratico, sulla semina di piante da orto e sui semi biologici a cura di Sementi Indipendenti (banca dei semi siciliani). L’associazione APE, oltre al supporto didattico propedeutico alla creazione di un gruppo, metterà a disposizione un appezzamento terreno per la coltivazione di ortaggi e frutti, con metodi sostenibili. L’idea di orto condiviso ha il pregio di consentire la possibilità di far tornare a vivere grazie all’iniziativa e all’operosità dei cittadini aree dismesse, sotto forma di giardini e orti urbani condivisi.

La legge n. 10 del 14 gennaio 2013 (norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani), che ha come obiettivo il recupero di spazi verdi urbani dismessi, mediante la loro assegnazione ai cittadini, singoli o in associazione, consente la possibilità di avere in concessione appezzamenti per la coltivazione di frutta e ortaggi. Un bel modo di occuparsi dei BENI COMUNI. È auspicabile che i comuni del nostro comprensorio, come è già accaduto in altri comuni italiani, decidano di promuove ed incentivare lo sviluppo di aree verdi condivise rendendo esecutiva la legge e predisponendo regolamenti e quant’altro necessario per la sua applicazione. Il rilancio delle aree verdi abbandonate attraverso la pratica degli orti e giardini condivisi favorisce le amministrazioni comunali e i cittadini a orientarsi verso un uso sostenibile del suolo comunale. Coltivare l’orto aiuta a contrastare lo stress e l’eccessiva sedentarietà, a riscoprire il contatto con la natura; permette di avere a disposizione cibi freschi ricchi di vitamine e Sali minerali; offre numerosi benefici sia per l’ambiente sia per la salute; consente la nascita di nuovi legami sociali.


venerdì 16 gennaio 2015

Festa del Riuso in Piazza Municipio

La seconda edizione della FESTA DEL RIUSO si terrà DOMENICA 18 GENNAIO a SANTA TERESA DI RIVA, Piazza Municipio, dalle ore 10 alle 17.
Il riuso è un efficace sistema di prevenzione dei rifiuti. È auspicabile che il nostro comprensorio si doti di un Centro del Riuso, ovvero di una struttura adeguata a ricevere, a titolo del tutto gratuito beni usati che i cittadini non utilizzano più, come mobili, libri, elettrodomestici, vestiario e tanto altro che può interessare e tornare utile ad altri cittadini, evitando in tal modo di trasformare tali beni in rifiuti con evidenti vantaggi ambientali, sociali ed economici.
La "Festa del Riuso", oltre ad essere un'occasione di sensibilizzazione dei cittadini sulla necessità della prevenzione e riduzioni dei rifiuti e della loro corretta differenziazione, rappresenta un modo concreto e tangibile di promuovere il reimpiego e il riutilizzo dei beni usati.  Prolungare il ciclo di vita dei beni oltre la necessità del primo utilizzatore è un modo virtuoso ed efficace per ridurre la quantità di rifiuti da avviare a trattamento e smaltimento. Inoltre, il riuso ha il vantaggio di ridurre il consumo di materie prime per la produzione di un bene nuovo, consentendo un uso più sostenibile delle risorse del pianeta.
A titolo esemplificativo e non esaustivo tra i beni che possono essere scambiati sono compresi: piatti, posate, bicchieri; oggettistica; giocattoli; libri; vestiario; mobili; biciclette; passeggini e carrozzine; elettrodomestici di piccola taglia come ferri da stiro, ventilatori, computer. "Dona ciò che non usi e porta con te ciò che ti serve"

Clicca QUI per visualizzare la locandina dell'evento

mercoledì 7 gennaio 2015

Rifiuti, politica e istituzioni incapaci di svolgere il loro ruolo. Aro S.Teresa di Riva, il "composter" sarà un impianto utile o uno spreco di risorse?

La maggior parte dei Comuni dell’Ato Messina 15 hanno ancora in itinere la predisposizione degli atti amministrativi necessari per il passaggio definitivo al nuovo sistema di gestione dei rifiuti come individuato dalla legge regionale n. 9 del 8 aprile 2010 e successive modifiche.  A causa dei ritardi (del tutto ingiustificati) nella redazione del Piano d’Ambito della Srr (Societa regolamentazione rifiuti)  e dei piani di intervento degli Aro (Area di raccolta ottimale), costituiti dai comuni in forma singola o associata, è  stato inevitabile reiterare diverse volte il commissariamento dell’attuale gestione anche nel nostro comprensorio, tramite l’ormai liquidata Società d’Ambito (ex AtoMe4) per garantire la continuità del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Il commissariamento, purtroppo, si è limitato a perpetrare l’esistente, e questo ha comportato e comporta, tutt’ora, una gestione fallimentare: bassissime percentuali di raccolta differenziata, zero politiche di riduzione dei rifiuti, alti costi di gestione che  lievitano inesorabilmente mese dopo mese, discariche al limite della capienza.
Amministrazioni locali, sindaci, dirigenti del Dipartimento acque e rifiuti, assessori competenti pro tempore e Presidente della Regione hanno dimostrato la loro totale inadeguatezza al compito che avrebbero dovuto svolgere. Il prossimo 15 gennaio scade il periodo di commissariamento dell’attuale gestione e sarà inevitabile un nuovo reitero.  Ad oggi nulla si sa degli effetti della direttiva assessoriale n. 1579 del 3 ottobre 2014 con la quale veniva decretato, tra l’altro, l’adozione e la redazione del Piano d’Ambito, entro il 15 dicembre 2014, e la conseguente trasmissione da parte della Srr all’Assessorato regionale competente; la redazione e trasmissione, entro il 15 novembre 2014, da parte dei comuni dei piani di intervento all’Assessorato regionale; l’adozione da parte della Srr o da parte dei comuni di tutti gli atti necessari per l’affidamento del servizio. Infatti, non è dato sapere se i comuni hanno ottemperato o se il Commissario straordinario, decorsi infruttuosamente i termini sopraindicati, ha trasmesso o meno la prevista relazione all’Assessorato competente, contenente nel dettaglio le attività di vigilanza svolte nonché le eventuali inadempienze riscontrate nel corso di tale vigilanza. La mancanza di informazioni ai cittadini e la scarsa trasparenza rendono impossibile capire dove stanno le responsabilità. Tutti responsabili? Probabilmente no. Ma è difficile distinguere quando nessuno viene chiamato a rispondere del proprio operato. Inoltre, la mancanza di un confronto pubblico sulle scelte strategiche e le buone pratiche da adottare, l’opacità delle procedure e dei comportamenti dei vari attori rendono difficilissimo il controllo democratico. Le decisioni politiche invece di essere prese con il coinvolgimento dei cittadini, comitati e associazioni,  cadono nella mani di faccendieri e affaristi o peggio ancora.

Impianto trattamento rifiuto organico
Non si capisce perché l’Aro del Comune di Santa Teresa di Riva, giusto per fare un esempio, non ha tenuto conto delle osservazioni  al Piano di intervento avanzate da un comitato di cittadini (Comitato jonico Beni Comuni) ed in particolare l'osservazione riguardante l’inutilità e lo spreco di risorse (600 mila euro + spese di gestione) che comporterà  la realizzazione, in uno dei quattro centri di raccolta, di un impianto per la riduzione volumetrica del rifiuto organico denominato “compostatore di prossimità”.  Il costo totale annuo per il trattamento dell’umido nel "composter", stando a quanto riportato nella scheda del piano, è di €412.000 (gestione) + €147.214 (ammortamento) =  €147.214 con un costo annuo per tonnellata (€147214 / 788 t) di  €186,92 nella migliore delle ipotesi. È facilmente dimostrabile la convenenienza economica del trasporto e trattamento dell’umido da raccolta differenziata al più vicino centro di compostaggio rispetto all’utilizzo del “composter” che, tra l’altro, non avrebbe la capacità di “ridurre” tutto l’umido prodotto e rimarrebbe l’esigenza di trattare la rimanente parte dei rifiuti organici con altre modalità e/o altrove.  Se ci fosse un motivo valido di carattere economico e/o ambientale in grado di giustificare la realizzazione dell’impianto di riduzione volumetrica dei rifiuti, i cittadini del Comune di S.Teresa di Riva sarebero sicuramente disposti a sopportarne i costi.
L'Aro S.Teresa di Riva è stato il primo nel nostro comprensorio ad adottare gli atti necessari per l'affidamento del servizio. Il  Bando di Gara è stato pubblicato sul sito del Comune. L'importo complessivo del servizio posto a base di gara è di €8.047.050 (Iva inclusa) per una durata di sette anni. Il termine entro cui presentare le offerte è il 5 febbraio 2015. Si può ragionevolmente prevedere, nel caso pervengano offerte valide, che il nuovo servizio di raccolta, spazzamento e trasporto sarà avviato a fine 2015. Quindi, bisognerà aspettare il 2016 per vedere una riduzione dei costi di gestioni rispetto a quelli attuali. Il previsto dimezzamento dei costi (se ci sarà) slitta di circa un anno.

venerdì 19 dicembre 2014

“Raccontare come stanno le cose vuol dire non subirle”

Un trattenimento musicale
Ho raccontato come un esercizio pubblico abbia impedito al mio nucleo familiare di godere del diritto di vivere in pace a casa propria. Un calvario durato quattro anni, durante i quali le istituzioni locali non ci hanno tutelato. Per sottrarci alle sopraffazioni dei gestori del bar, abbiamo dovuto trasferirci. Ho dovuto fare esattamente ciò che essi pretendevano, senza altra scelta. È stato l’unico modo per tutelare la nostra salute. Ad oggi, solo due processi riguardanti la titolare dell’esercizio pubblico incriminato sono giunti a conclusione: il primo si è chiuso con decreto penale di condanna per il disturbo al riposo provocato nella stagione estiva del 2010; il secondo con sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Questo processo ha riguardato gli avvenimenti di due specifiche notti (16 e 17 marzo 2012). A commento di questo particolare processo dico solo questo: se fossi stato io a giudicare avrei emanato lo stesso verdetto. Altri due processi, entrambi  risalenti al 2011, sono ancora in fase di dibattimento, mentre, i procedimenti iscritti nel registro dei reati nei successivi due anni si trovano in fase di indagini preliminari.
Per quanto riguarda gli uomini delle istituzione, invece, finora non è emersa alcuna responsabilità penale. Due procedimenti riguardanti l’ex sindaco del Comune sono stati archiviati. “Gli accertamenti effettuati in fase di indagini”, ha scritto il Gip nel decreto di archiviazione, “non hanno consentito di ritenere dimostrabile, in un eventuale futuro dibattimento, la penale responsabilità degli indagati in relazione alle condotte censurate”. Pur rispettando tutte le decisioni dei giudici, com'è giusto che sia, ho tentato di contrastarle, ritenendo che l’archiviazione dei procedimenti fosse riconducibile alla trascuratezza delle indagini. Le indagini sono state delegate alla stessa polizia giudiziaria che io ho segnalato essere distratta, giusto per usare un eufemismo. Non c’è stato un reale contrasto alla condotta “criminale” dei gestori del bar, neanche dopo gli accertamenti tecnici. I procedimenti penali iscritti nel registro dei reati, a seguito delle mie denunce del 2012 e 2013 per omissioni e abuso di atti d'ufficio, sono anch'esse in fase di indagini preliminari. Mi piacerebbe che stavolta fossero i P.M. a compiere personalmente ogni attività investigativa. In ogni caso, chiederò al Procuratore Guido Lo Forte di vigilare sulla qualità di queste indagini. 

“Il racconto non ha la capacità di modificare quel che è successo,
può però trasformare ciò che verrà”
                                                                            
Roberto Saviano

martedì 16 dicembre 2014

Dove non c'è senso civico imperversa la cultura mafiosa

C’è qualcosa di più dirompente della mafia (delle cosche mafiose) per il tessuto sociale di un Paese. È la mentalità mafiosa. La cultura mafiosa è terreno fertile per la criminalità organizzata e per la cattiva politica. La mafiosità si manifesta con la negazione delle regole sociali a cominciare dal non rispettare le strisce pedonali, nel parcheggiare in doppia fila, nello gettare rifiuti in strada e in altri luoghi pubblici, nel non rispettare la fila, nel non rilasciare e richiedere lo scontrino, nel non pagare le tasse, nel non fare la raccolta differenziata dei rifiuti, nel chiedere la raccomandazione, nell’agevolare alcuni a scapito di altri, nel non fare al meglio il proprio lavoro, nel non rispettare le leggi e i diritti delle persone, nel non rispettare i doveri, nel non far rispettare le leggi.  La mafiosità è un atteggiamento mentale alimentato dall’assenza di senso civico.  La mafiosità è la protervia e la pervicacia del prepotente; la collusione tra politica e malaffare; la vessazione sulle persone più deboli;  il voto di scambio; l’ignavia dell’impiegato, del funzionario pubblico o del burocrate, di chi non fa il proprio dovere, non rispetta e non fa rispettare le leggi. Anche chi è testimone reticente e sta zitto o nasconde o minimizza è mafioso perché diventa esso stesso complice di chi delinque e lo rende immune (non punibile). Non bisogna essere affiliati alla mafia per essere mafiosi. Sono i comportamenti,  il sentire, che determinano la mafiosità di una persona, di un gruppo o d’una intera società. Fortunatamente, ci sono ancora tantissime persone libere e sane nella società e nelle istituzioni del nostro Paese. Ed è su sull’esempio di queste persone e di quelle che hanno combattuto a viso aperto contro tutte le mafie, a rischio della loro stessa vita, che dobbiamo trovare la forza di resistere e impegnarci  per essere, soprattutto, d'esempio alle nuove generazioni.

“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte proprio perché meno appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col male, le più adatte cioè queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”
                                                               Paolo Borsellino, 20 Giugno 1992

venerdì 12 dicembre 2014

Emergenza rifiuti in Sicilia, Crocetta chiede il commissariamento e poteri speciali. La discarica di contrada Ligoria a S.Teresa di Riva a rischio riapertura


Discarica dismessa in contrada Ligoria
Com’era prevedibile nella stragrande maggioranza dei comuni siciliani non è partito il nuovo sistema di gestione dei rifiuti che avrebbe dovuto portare le percentuali di raccolta differenziata dall’attuale 10% al 65% entro il 2015 e si è giunti più rapidamente alla saturazione delle discariche esistenti anche perché alcune sono state chiuse per motivi di tutela ambientali o perché non a norma, sprovviste di impianto di biostabilizzazione (anche questi eventi prevedibili).
La magistratura oltre a chiudere (con colpevole ritardo) le discariche fuorilegge, avrebbe dovuto indagare e perseguire quanti hanno avuto ruolo di responsabilità ai vari livelli della gestione dei rifiuti per manifesta incapacità e inottemperanza alle direttive europee e leggi nazionali e regionali. È troppo facile governare e amministrare senza avere responsabilità.  Così, il sindaco l’assessore, il presidente di regione o il funzionario regionale o comunale potrebbe farlo chiunque, pure io che non capisco una mazza. Chi è stato eletto democraticamente ha il diritto di governare, ma deve essere in grado di risolvere i problemi nel rispetto delle leggi esistenti.   
A due anni dall’elezione di Crocetta a presidente della Regione poco è cambiato sul versante della gestione dei rifiuti. Nulla di concreto è stato fatto per organizzare con semplicità ma determinazione la corretta gestione del ciclo dei rifiuti in tutta l'Isola.
Adesso Crocetta vuole i poteri commissariali per attivare con procedure d’urgenza nuove discariche o utilizzare, ampliare quelle esistenti e addirittura riattivare quelle già dismesse. Inspiegabilmente, a mio modo di vedere, rigetta la possibile soluzione di trasportare i rifiuti da allocare in discarica  in altre regioni: “Non sarebbe giusto” ha dichiarato. Siamo d’accordo che non è giusto in linea di principio, ma sarebbe il male minore portare i rifiuti temporaneamente dove magari sarebbero bene accetti, perché attrezzati con impianti per il recupero di materia o  per alimentare gli inceneritori (contenti loro).
Stando a quanto scritto oggi sul quotidiano la Repubblica nell’articolo di Emanuele Lauria dal titolo: Rifiuti, il presidente chiede l’emergenza contro l’ipotesi navi,  “Crocetta vuole i poteri commissariali, per attivare con procedure d’urgenza nuove discariche o utilizzare di più le esistenti. Con i poteri speciali sarà avviata <<la raccolta differenziata obbligatoria>> e verranno approvati subito i piani già predisposti da 160 Comuni. Inoltre,  con l’emergenza rifiuti, se dovesse essere approvata dal governo con un decreto-legge, sarà avviata la fornitura alle famiglie di <<compostiere domestiche>>”. Qualcuno dovrebbe spiegare a Crocetta che è già obbligatorio fare la raccolta differenziata, che non servono i poteri speciali  per autorizzare dei piani già presentati almeno che non si voglia autorizzare qualsiasi porcheria, e neanche per distribuire delle compostiere.
Il presidente della Regione Sicilia ha più poteri di quelli che servono. I problemi bisogna conoscerli per risolverli. Bisogna conoscere le direttive Europee e nazionali. Bisogna essere aggiornati sulle tecnologie esistenti, sulle buone pratiche da mettere in campo, su come si organizza una corretta gestione del ciclo dei rifiuti. Bisogna designare gli uomini giusti. Bisogna decidere avendo coscienza di quello che si va a fare.
Se è proprio necessario nominare un commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in  Sicilia, allora andrebbe nominato, giusto per fare un esempio, uno come l’ex Ministro Edo Ronchi, uno che sa di cosa si parla.
Come conseguenza dell'inadempiente e inconcludente politica dei rifiuti di Crocetta e della sua giunta si paventa la possibilità della riapertura della discarica di contrada Ligoria a Santa Teresa di Riva. L’amministrazione comunale aveva presentato un progetto per la riapertura della discarica che fortunatamente non era stato recepito nel piano regionale. Ora, invece, grazie all’emergenza, c’è la possibilità che il progetto presentato dalla giunta De Luca venga riconsiderato per la gioia di tutti i cittadini di Santa Teresa che avranno il privilegio di avere la discarica sotto casa …   effetto dei poteri speciali.


sabato 29 novembre 2014

Documento del coordinamento NO TRIV-Sicilia


Annotazioni su "Protocollo d'intesa per l'area di Gela" sottoscritto presso il MISE in data 6 novembre 2014
L'ennesimo protocollo d'intesa sottoscritto presso il MISE dalla Regione Siciliana, dalle principali organizzazioni dei sindacati dei lavoratori, da ENI, ecc., si presta a numerosi rilievi critici.
Con l'Intesa si risponde ad un problema drammaticamente reale in modo errato e contraddittorio.
Il dato reale su cui tutti dobbiamo ragionare con grande senso di responsabilità, è rappresentato dalla crisi della raffinazione in Sicilia e nell'intera Penisola.
Il settore registra in Italia un over capacity che l'ICC (International Chamber of Commerce) stima in 40 milioni di tonnellate, che equivalgono al prodotto di quasi 7 raffinerie messe assieme, e le cui cause profonde -mai abbastanza indagate- sono da ricercare negli eccessivi investimenti effettuati negli anni '80 in nuova capacità di raffinazione (si ebbero perfino casi di nuovi impianti mai entrati in esercizio), nel cambiamento nella disponibilità dei greggi sui mercati internazionali e nella progressiva sostituzione dell'olio da parte del gas naturale nella generazione elettrica.
La concorrenza dei competitors del Far East e dei biocarburanti e la flessione della domanda, ingenerata dalla perdurante crisi economica, hanno fatto il resto.
Che non si tratti di crisi passeggera lo ricorda lo studio "Elementi sulla Raffinazione Europea", redatto dal World Energy Council - Comitato Nazionale Italiano:"… se guardiamo al medio lungo termine, le prospettive per il settore europeo della raffinazione sembrano confermare un ridimensionamento del ruolo dei prodotti petroliferi all’interno dei consumi energetici dell’Unione Europea".
Paradossale e contraddittorio, quindi, che l'Intesa punti, da un lato, a far fronte alla crisi dello stabilimento di Gela optando per l'uscita dal settore della raffinazione dell'olio, mentre dall'altro preveda, al contempo, l'aumento della produzione di idrocarburi liquidi e, contestualmente, l'incremento della produzione di gas naturale, che è concorrenziale/sostitutivo al petrolio nel settore della generazione elettrica.
Volendo ricorrere ad una metafora, è come se il medico volesse alimentare il male che affligge il paziente e, nel mentre, aiutarlo a guarire!
Inoltre, la soluzione proposta nell'intesa è l'ennesimo déjà vù. Ripropone un percorso di "sviluppo" che la Sicilia e tutti i Sud del Mondo hanno imparato a conoscere, a caro prezzo, nel corso della loro storia: concessione dello sfruttamento delle risorse e del territorio alle aziende (prima di Stato ed oggi, nella meno peggiore delle ipotesi, partecipate dallo Stato) in cambio di progetti di crescita industriale ed occupazionale che il tempo ha poi condannato al fallimento, lasciando in eredità nuove povertà, nuova disoccupazione, degrado ambientale, peggioramento dell'aspettativa di vita, ecc..
Secondo l'Intesa, il mantenimento dei livelli occupazionali nello stabilimento di Gela, la difesa del know-how delle maestranze e la rivitalizzazione dell'indotto son tutte cose che passano attraverso la creazione di un nuovo polo della chimica verde che in Sicilia dovrebbe il suo punto di forza nella produzione "sostenibile" di biocarburanti derivati dalla lavorazione dell'olio di palma.
Quanto è sostenibile, in termini economici ed ambientali, la nuova filiera "green" richiamata nel Protocollo, su cui si vorrebbe costruire il futuro industriale di Gela?
Sarà sufficiente qui ricordare come l'olio di palma venga procacciato mediante la pratica selvaggia del "land grabbing", inglesismo che indica l'accaparramento selvaggio, da parte di pochi, di terreni agricoli nei Paesi in via di sviluppo, che produce impatti sulla deforestazione, sulla degradazione del suolo, sugli eco-sistemi e, soprattutto, sulla sicurezza alimentare delle popolazioni private dei loro terreni agricoli.
Ogni secondo un paese povero vende o dà in concessione a un investitore privato un’area di terra grande come un campo da calcio.
Secondo un dettagliato dossier stilato da Actionaid,  l'Italia svolge un ruolo di primo piano nell'accaparramento di terre, nel settore delle energie rinnovabili, in quello petrolifero e prevalentemente per biocarburanti, acquistando terre in Africa.
In particolare, secondo l'organizzazione GRAIN.ORG, ENI ha investito 700 milioni di dollari per avere accesso a 92.000 HA da destinare alla coltivazione dell'olio di palma (paesi interessati: Congo ed Angola). Si tratta di una stima per difetto, giacché non sono disponibili i dati relativi al Mozambico.
Il progetto congolese di ENI punta alla produzione di 340.000 tonnellate/anno di olio di palma greggio con impatti che le organizzazioni per i diritti umani hanno definito in perdita di biodiversità, insicurezza alimentare, deforestazione, malnutrizione, malattie legate al degrado ambientale, ecc..
Il "land grabbing" all'italiana non coinvolge soltanto Congo, Angola e Mozambico, ma anche Senegal, Etiopia, Nigeria, Kenya, Guinea Konakry,  Madagascar, Algeria, Benin, Cameroun, Marocco, Ghana, ecc.. (Fonte: Eni’s investments in tar sands and palm oil in the Congo Basin).
Con il Protocollo si intende dunque arginare situazioni di crisi e depauperamento industriale creando nuova povertà e mettendo in pericolo il diritto al cibo delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo africani, sconvolgendo gli eco-sistemi e contribuendo al Climate Change attraverso la deforestazione del Pianeta.
La risposta ai problemi economici del settore della raffinazione made in Italy e di una parte del nostro profondo Sud si gioca tutta sulla pelle e sul diritto alla vita del Sud del Mondo? Come può convivere questo scempio con la tradizione storica e culturale della Sicilia?
Da non sottovalutare inoltre che l’incremento delle attività di perforazione e quindi di coltivazione, qualora sciaguratamente dovessero andare in porto, comporterebbe un enorme aumento esponenziale delle connesse attività di raffinazione, di trattamento reflui delle cosiddette acque di strato, nonché dei pozzi di stoccaggio. Attività che se rappresentano da un lato costi notevoli per la compagnia proponente, d’altro canto rappresentano occasione di enormi profitti sul versante delle attività di trattamento chimico biologico ed essiccazione, da aggiungere ai fanghi dei rifiuti speciali provenienti da fuori regione.
 In questi giorni la Regione Basilicata, a seguito di rilevati tassi di radioattività presenti nei reflui trasportati con autobotti dal COVA (Centro Oli) di Viggiano presso gli impianti di trattamento di “Tecnoparco” spa di Pisticci Scalo (profitti giornalieri di 90.000 Euro medi) ha sospeso per un mese, in accordo con amministrazioni locali e privati, il funzionamento degli impianti, per consentire all’ARPAB di effettuare le dovute analisi.
Tutti si chiedono dove verranno trasportati i “rifiuti” speciali derivanti dal ciclo estrattivo (e non solo). La mappa degli impianti di trattamento non esclude Gela. Il derivato essiccato, inoltre, alimenta spaventose discariche speciali. Altro che “green energy” per la Sicilia!
La produzione da piantagioni di “guayule”, materia prima per ricavare la gomma, comporterebbe per ENI un duplice vantaggio: evitare di affrontare i necessari costi di bonifica di 5.000 ettari inquinati, beneficiando dei relativi fondi UE; capitalizzare un’ulteriore quota di consenso legata alla prospettiva di impiego di … circa cento unità lavorative. In realtà si tratta di una possibile ulteriore truffa per attrarre capitali (vedi effetti dell’art. 4 del cd “Destinazione Italia”), nonché di una palese sottrazione di suolo ad una più credibile pianificazione a gestione collettiva di un ciclo virtuoso di bonifica/riqualificazione/trasformazione (della canapa, ad es.) e vendita in circuiti estranei alla combustione.
Ma non è tutto.
Denunciate le contraddizioni dell'accordo e la sostenibilità farlocca della bio-raffineria che verrà, resta al fondo della questione il punto che rende l'Intesa particolarmente interessante per ENI: il notevole potenziale di crescita per le attività estrattive che il territorio siciliano (off shore compreso) è in grado di assicurare alla stessa ENI ed alle sue partecipate/controllate.
Ragionando in punta di diritto, non si è lontani dal vero se si afferma -come noi affermiamo- che talune previsioni dell'accordo costituiscono una palese violazione della normativa che tutela la libera concorrenza all'interno dei Paesi della U.E..
Infatti si chiede alla Regione di procedere alla semplificazione dei procedimenti amministrativi (dunque: di impegnarsi a modificare la legge regionale n. 14 del 2000), ma si rivendica anche il diritto di esercitare quelle attività in regime di sostanziale monopolio (o oligopolio), posto che nel protocollo si legge chiaramente che le attività petrolifere saranno esercitate direttamente da ENI (o da società riconducibili ad ENI) ovvero da società aventi la sede legale nel territorio siciliano.
Appare evidente che si è di fronte ad un accordo restrittivo della concorrenza, come tale vietato dall’Unione europea. D’altra parte, la direttiva 94/22/CE, che disciplina la materia, prescrive agli Stati membri di garantire che non vi siano discriminazioni tra le società petrolifere per quanto riguarda l’accesso alle attività; e dispone che la superficie di ciascuna area data in concessione debba essere determinata in modo da non eccedere quanto giustificato dall’esercizio ottimale delle attività medesime sotto il profilo tecnico ed economico.
Essa chiarisce, inoltre, che “le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative che conferiscono ad un unico ente il diritto di ottenere autorizzazioni in un’area geografica specifica, compresa nel territorio di uno Stato membro, sono abolite dagli Stati membri interessati prima del 1° gennaio 1997”.
ENI, come qualsiasi altra azienda privata, non è tenuta a rispondere a nessuno dei criteri di selezione del suo personale e dei suoi fornitori di beni e servizi, ma non può utilizzare questa sua discrezionalità come mezzo di scambio con una qualsiasi Pubblica Amministrazione nell'Unione per ottenere vantaggi particolari o scorciatoie, seppur nel rispetto formale della legge.
In materia di concorrenza -e non solo- la legge è uguale per tutti o non è.
Analogamente la Regione Siciliana (e neppure quella lucana o, prossimamente, anche sarda) non può sottoscrivere intese, protocolli o accordi che impongano discriminazioni tra soggetti economici in virtù del loro tasso di italianità, sicilianità, ecc..
Assomineraria ed ENI non possono richiedere che lo Stato e le amministrazioni territoriali sciolgano "lacci e lacciuoli" e, contemporaneamente, che lo stesso Stato e la Regione Siciliana creino corsie ad hoc ad uso e consumo di alcuni e a detrimento di altri.
A dispetto del nome e di certi imbonitori della politica nostrana, lo "Sblocca-Italia" non è cosa riservata soltanto a chi è italiano e per questo lo stesso Mattei, in perenne lotta con le Sette Sorelle e sostenitore accesso della nazionalizzazione della produzione elettrica e del settore estrattivo, lo avrebbe osteggiato[1].       .     
Piaccia o non piaccia, il Protocollo è dunque meritevole di censura  da parte dell'Anti Trust.
Andando invece a questioni di merito, appare ridondante -e per tale ragione ci asterremo dal farlo- richiamare quanto già emerso nel corso nelle numerose audizioni del Coordinamento Nazionale NO TRIV, svolte negli ultimi anni presso le competenti Commissioni di Camera e Senato.
Del resto, anche nel corso del dibattito all'interno dell'Assemblea Regionale Siciliana, sono emersi tali e tanti elementi che avrebbero dovuto indurre il Presidente Crocetta a desistere dal sottoscrivere sia l'Intesa, sia il successivo addendum, anche in virtù della mozione approvata a maggioranza dall'A.R.S., che impegna e vincola il Governo regionale a bloccare l'avanzata delle trivelle in Sicilia.
Il protocollo di intesa risale al 4 Giugno 2014. Sottoscritto tra regione Siciliana, Assomineraria, EniMed SpA, Edison Idrocarburi Sicilia Srl, Irminio Srl, ha enfatizzato lo strombazzamento retorico  della necessità di un rilancio degli investimenti in Sicilia che permettano “l'utilizzo razionale della risorse di gas e petrolio, intensificando gli strumenti dedicati alla sicurezza e al rispetto dell'ambiente”. Un investimento complessivo previsto di 2 miliardi 400 milioni di Euro in 4 anni, ricadute occupazionali stimate intorno alle 7000 unità. Prevista l'istituzione di un Comitato Paritetico finalizzato per l'accelerazione degli investimenti e per il monitoraggio delle prescrizioni ambientali e di sicurezza. Allora Crocetta si affrettò a dichiarare che ''con questo accordo contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell'incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l'occupazione con un progetto di investimenti ecosostenibili''
Sappiamo che in Italia alle multinazionali petrolifere viene garantito un regime normativo favorevole alla riproduzione di crescenti profitti, visto che non viene intaccato  il predominio delle quote del “dichiarato” estratto, al netto del gettito fiscale e dei costi estrattivi. Alle articolazioni decentrate dello Stato italiano (regioni e comuni) spetta il “concesso” 10% sotto forma di royalties (per le estrazioni in terraferma è applicata un’aliquota di royalties del 10% sulle quantità di petrolio e gas estratti, mentre per le estrazioni offshore le royalties si differenziano in due aliquote: 10% sulla quantità di gas naturale estratto e 7% sul petrolio), oltre al vantaggio che le stesse società hanno sulle franchigie petrolifere: le prime 50 mila tonnellate di olio prodotte annualmente in mare, cosi come i primi 80 milioni di metri cubi di gas, sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. Con tali vantaggiose condizioni, è aperta alla grande l’assalto al Canale di Sicilia, dove tre piattaforme posizionate lungo le coste estraggono già il 62% di tutto il greggio ricavato dai fondali italiani.
 L’art. 3 del Protocollo Assomineraria prevede, quale specifico impegno della Regione Sicilia, di “intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa volta ad assicurare che nello svolgimento degli iter autorizzativi relativi alle attività, così come verranno definite dal Comitato Paritetico, vengano rispettati i tempi procedurali dettati dalle norme vigenti” e “a ripristinare e mantenere, nel rispetto delle prerogative legislative e della volontà del Parlamento Siciliano, con particolare riferimento alle royalty, un contesto normativo stabile, in linea con le vigenti norme statali, tale da assicurare un ragionevole riferimento che permetta alle imprese del settore di programmare e portare a termine i Piani Industriali”.
Ma prima di  procedere a tale semplificazione, riguardante la legge 14/2000  è necessario scardinare alcune incongruenze del sistema amministrativo della stessa e che attualmente sono operanti. E’ da chiedersi, ad esempio, se L’URIG (Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia) Sicilia si può considerare realmente un organismo “terzo e indipendente”.  In teoria no, perché ha un interesse economico a concedere le autorizzazioni ( all’art.9, comma 2° della L.R. n.14/2000) derivante dalle royalties pagate dagli operatori sul petrolio e sul gas estratti. E contemporaneamente è l’organo di vigilanza nel settore estrattivo (idrocarburi e geotermia) con le funzioni di polizia giudiziaria ai sensi dell’art.5 comma 2° del D.P.R.128/59, per tali compiti applica le procedure di cuiD.lgs.-758/94 (Modificazione alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro) .
ENI chiede, quindi, alla Regione Sicilia di “dare piena e immediata attuazione agli impegni assunti.
Ma impegni assunti da chi? Esclusivamente dal presidente Crocetta, senza aver preliminarmente coinvolto, per richiederne mandato, l’Assemblea Regionale Siciliana ( organo della Regione che dispone di personalità giuridica, regolamenti autonomi, un proprio bilancio ed un proprio personale, distinti da quelli della Giunta regionale). Alla luce di quanto detto sopra, come si può pretendere che l’Assemblea Regionale Siciliana, preliminarmente esautorata nella formulazione del protocollo,oggi possa assumere l’impegno ad “intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa…..”? A maggior ragione l’Assemblea Regionale Siciliana non può essere chiamata a garantire, “con particolare riferimento alle royalties, un contesto normativo stabile, in linea con le vigenti norme statali, tale da assicurare un ragionevole riferimento che permetta alle imprese del settore di programmare e portare a termine i Piani industriali”  presumibilmente per i prossimi 10-15 anni. … visti i vantaggi economici conseguenti all’incremento delle produzioni”.
Il Presidente della Regione Crocetta ha sottoscritto tale protocollo impegnando  L’Assemblea Regionale Siciliana, che  è un organo della Regione che, analogamente ad altri organi di rilevanza costituzionale, dispone di personalità giuridica, di regolamenti autonomi, di un proprio bilancio ed un proprio personale, distinti da quelli della Giunta regionale.
In maniera spudorata ed aperta, quanto ricattatoria, Eni ed Assomineraria hanno costretto le parti contraenti a modificare ad ulteriore ribasso le previsioni delle royalties, che in giro di boa in un solo anno sono passate (sotto l’egida politica dello stesso “governatore”) dal 20% al 13%, per tornare all’allineamento al ribasso, “nel rispetto delle prerogative legislative e della volontà del Parlamento Siciliano”, s’intende … delle quote stabilite per tutte le regioni a statuto ordinario.
Con buona pace  della Legge Regionale n 14 del 2000 e … dell’autonomia siciliana, quella stessa autonomia che viene cancellata per effetto dell'art. 38 della legge di conversione dello "Sblocca-Italia".
Come già chiarito dal costituzionalista Di Salvatore, lo "Sblocca - Trivelle" si applica anche alle Regioni a Statuto Speciale. Infatti: < La ragione per cui lo Sblocca-Italia dovrebbe dirsi applicabile anche alle Regioni a Statuto speciale è quella posta in luce dalla Corte costituzionale nel 1991: la realizzazione delle opere e delle attività contemplate dal decreto risponderebbero ad un interesse nazionale e per questo esse sarebbero strategiche, di pubblica utilità, indifferibili e urgenti. La qual cosa legittimerebbe la c.d. “attrazione in sussidiarietà” da parte dello Stato. D’altra parte, l’art. 38 dello Sblocca-Italia questa volta lo dice espressamente: il titolo concessorio unico è accordato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la regione o la provincia autonoma di Trento o di Bolzano territorialmente interessata. E il riferimento a Trento e Bolzano lascia, appunto, intendere che la disciplina del procedimento trovi applicazione anche alle Regioni a Statuto speciale >.
Ciò premesso, appare doveroso che il Presidente Crocetta e la Giunta deliberino al più presto di impugnare l'art. 38 della Legge 164/2014 o che, in caso di loro inerzia, vengano indotti a farlo dall'Assemblea Regionale Siciliana attraverso lo strumento della risoluzione.
Lo chiede a voce alta la comunità siciliana; lo esigono i numerosi Comuni che con formali atti deliberativi hanno chiesto alla Regione di "rappresentarli" in un eventuale contenzioso presso la Corte Costituzionale. Lo impone, infine, la secolare tradizione culturale della nostra Regione, incentrata sul rispetto dell'uomo e dell'ambiente, in contrapposizione allo sfruttamento indiscriminato delle risorse e del territorio.

[1] Dal discorso pronunciato alla Camera il 26 ottobre 1949: "… Prima di entrare in dettagli di discussione, vorrei far presente alla Camera dei Deputati cosa può significare il fatto che l'enorme energia rappresentata dal metano diventi esclusivo possesso di gestori privati (…). Il sottosuolo della Pianura Padana deve rimanere allo Stato perché solo allo Stato va il merito di avere individuato, attraverso una sua azienda, questa enorme ricchezza patrimonio di tutta la nazione".  Mattei non avrebbe mai potuto immaginare che, cinquant'anni dopo, una delle Sette Sorelle, Shell, sarebbe stata impegnata nello sfruttamento del sottosuolo lucano in joint ventures con altre compagnie, tra cui la stessa Eni. Nel suo discorso alla Camera, Mattei definisce gli idrocarburi e, in particolare, il metano "enorme ricchezza patrimonio di tutta la nazione".  A seguito della liberalizzazione del settore e con la fine dell'esclusiva di ENI, gli idrocarburi intrappolati nel sottosuolo della Sicilia sono diventati patrimonio non più della nazione -e men che meno della Regione- bensì, oltre che di Eni, anche delle società private straniere Edison (Francia), Panther Eureka Gas (U.s.a.), Audax Energy (Australia), Northern Petroleum (Gran Bretagna) e Cygam Energy (Canada).
Tra le società straniere che hanno avanzato richiesta di cercare o estrarre olio e gas in Sicilia ricordiamo Appenine Energy (Gran Bretagna) e Mac Oil (Canada).

Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sez. Sicilia,  li 28 novembre 2014

venerdì 21 novembre 2014

Decalogo sostenibile per la riduzione dei rifiuti


Decalogo sostenibile
La sostenibilità è la coerenza con le leggi di Natura. È ovvio che dovremmo organizzarci secondo modelli di sviluppo sociale ed economico che non siano in conflitto con la natura. Infatti il ciclo naturale che regola la vita di tutti gli esseri viventi non prevede il concetto di rifiuto. In natura ciò che un qualsiasi organismo scarta non è rifiuto, ma una materia prima per altri. La natura non butta via nulla. Essa opera sempre un continuo e completo riciclo di qualsiasi materiale in un sistema circolare che ricicla e non distrugge.
Stessa cosa dovrebbe essere per le attività gestite dall’uomo, invece, queste attività sono basate su un massiccio prelievo di materia ed energia dall’ambiente per produrre beni di consumo che sfocia in un’altrettanta massiccia produzione di materiali e beni  che non vengono riutilizzati, ma scaricati nell’ambiente. Un accumulo di materia  non reimpiegata conferita nelle discariche  o, peggio ancora, eliminata (incenerita) con danni enormi per l’ambiente, per la salute delle persone e per l’economia.
L’uomo invece di copiare il ciclo circolare dei materiali in natura ha costruito un sistema lineare che si può definire dell’usa e getta, ovvero un sistema che non recupera la materia, che non la trasforma in altra materia, ma in spazzatura. Il rifiuto (materia) che diventa spazzatura rappresenta uno spreco di risorse preziose, soprattutto se si considera che l’Italia  non ha materie prime per alimentare il suo sistema industriale: importiamo le materie prime dai paesi emergenti che sono in veloce crescita e tenderanno ad usare sempre più le loro risorse per i loro consumi interni nei prossimi decenni. Le materie prime saranno sempre meno e sempre più care. Ci attende la desertificazione industriale se non ci si attrezzerà velocemente per il massimo recupero possibile di materie prime seconde dai rifiuti e dagli scarti. Anche un bambino capisce che bisognerebbe muoversi verso la sostenibilità: i nostri governanti e amministratori non lo capiscono. Per muovere verso la sostenibilità ci vorrebbe la Politica (che non c’è). Un approccio sostenibile consiste in una drastica riduzione dei rifiuti e delle emissioni nocive, nel massimo recupero di materiali organici e tecnologici, nel progressivo abbandono degli idrocarburi e delle combustioni. Un approccio sostenibile non significa solo incentivare il recupero e il riciclaggio dei materiali scartati, ma promuovere anche la prevenzione della produzione dei rifiuti; ridurre il saccheggio delle risorse del pianeta;  restituire alla Terra ciò che si preleva con l’agricoltura (ovvero trasformare i rifiuti organici in compost, evitando così il rischio della desertificazione che potrebbe affliggere soprattutto la Sicilia a causa delle basse percentuali di sostanza organica contenute nel terreno in gran parte del  territorio); ridurre al massimo tutto ciò che inquina ed è nocivo per l’ambiente; evitare di inquinare generando veleni; trasformare la materia scartata in reddito e lavoro.

In occasione della "Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (Serr)" che avrà luogo dal 22 al 30 novembre 2014  invito tutti a diffondere il "Decalogo sostenibile per la riduzione dei rifiuti" .