“Democrazia Partecipata” nasce dall’idea, anzi dall’esigenza, di far riappropriare i cittadini delle funzioni e dell’orgoglio dell’appartenenza ad una comunità e di essere i principali artefici delle scelte e dello sviluppo della stessa.
mercoledì 28 novembre 2018
giovedì 4 ottobre 2018
Inceneritore del Mela, il nuovo Governo boccia il progetto di A2a
Nell’odierna riunione del Consiglio dei Ministri (n. 22) svoltasi a Palazzo Chigi alle ore 18.55, è stato affrontato, a seguito delle valutazioni contrastanti tra il Ministero dell'ambiente e il Ministero dei beni e delle attività culturali, tra i punti all’ordine del giorno, anche l’esame del progetto per la realizzazione di un inceneritore a San Filippo del Mela (Me). Il Consiglio dei Ministri, ha deliberato di non autorizzare la prosecuzione del procedimento di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale relativa al progetto di un impianto di valorizzazione energetica di CSS da realizzarsi nella centrale termoelettrica esistente di San Filippo del Mela (Me). Un epilogo atteso, ma non scontato, che premia l’impegno di
associazioni, comitati, cittadini ed enti locali a cui va un grande
ringraziamento per l'impegno nel contrastare un progetto
obsoleto, anacronistico, nefasto per l’ambiente e la salute delle persone. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 22
venerdì 15 giugno 2018
Inceneritore del Mela, attesa per la delibera del nuovo Consiglio dei Ministri
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Il Governo Conte |
Pertanto invitiamo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a mettere all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei Ministri la questione, già istruita presso il dipartimento per il coordinamento amministrativo, in modo che venga adottata la delibera di condivisione delle motivazioni espresse dal Ministero dei beni e delle attività culturali, dando atto che non sussiste la possibilità di procedere alla realizzazione dell'impianto.
mercoledì 16 maggio 2018
Inceneritore del Mela, parere negativo della Commissioni Tecnica Specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Tuttavia, il Governo Gentiloni si astiene dal deliberare sul progetto di A2a.
La Commissione Tecnica
Specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, ai fini
dell’emissione del provvedimento finale da parte della Commissione Tecnica di
verifica dell’impatto ambientale istituita presso il Ministero dell’Ambiemte (anche
ai fini dell’istruttoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri), ha espresso,
per quanto di competenza, parere contrario al “Progetto per un impianto di
valorizzazione energetica di CSS nella Centrale di San Filippo del Mela”.
Nonostante anche la Regione Siciliana abbia espresso il proprio parere, con le motivazioni espresse dalla Commissione Speciale e il relativo decreto n.
86 del 2 marzo 2018 emanato dall’Assessore al territorio e ambiente Salvatore Cordaro, l’istruttoria
presso il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del
Consiglio dei Ministri non è stata conclusa con la necessaria tempestività e non si conoscono i motivi di
questo ritardo.
Sin’ora il Presidente Gentiloni, (oggi c’è stato presumibilmente l’ultima riunione del Consiglio dei Ministri n.
84 del 16 maggio 2018), si è astenuto dal portare la questione all’attenzione
del Consiglio dei Ministri per la decisione finale. A questo punto è abbastanza
probabile che a decidere sarà il nuovo Governo. Al momento non è possibile
prevedere quale Governo delibererà e quando.
Un Paese con una classe dirigente
che non decide non ha futuro!
giovedì 29 marzo 2018
Inceneritore del Mela, attesa per la deliberazione del Consiglio dei ministri
Non ci resta che consultare giornalmente il sito del governo, www.governo,it, dove viene pubblicato l’ordine del giorno delle questioni sottoposte all’attenzione del Consiglio dei ministri, nonché il comunicato stampa relativo ai provvedimenti licenziati in ogni riunione, in cui vengono elencati gli atti approvati. È ancora possibile scrivere al Governo perché si pronunci per il NO all’inceneritore. Scrivi anche tu!
lunedì 12 marzo 2018
La gestione dei rifiuti in Sicilia
<<La grave criticità del sistema
regionale è determinata soprattutto dalla bassa percentuale di raccolta
differenziata e dalla carenza di impianti per il trattamento della frazione
differenziata, ciò causa un eccessivo ed anomalo ricorso alle discariche in
gran parte private. Attualmente si registra una grave carenza delle capacità di
abbancamento delle discariche, specie nella Sicilia Occidentale, e ciò ha
indotto la Regione a richiedere lo stato di emergenza, dichiarato dal
Presidente del Consiglio in data 8 febbraio 2018. Il totale dei rifiuti
prodotti in Sicilia ammonta a circa 2.350.000 ton all’anno (dato Ispra 2016) e
mediamente a circa 6.450 t/g. A causa della bassa percentuale di RD, circa l’80%
del rifiuto totale prodotto viene inviato in discarica (circa 1,9 milioni di
tonnellate) e sottoposto al preventivo trattamento meccanico-biologico, sia con
impianti fissi, sia mobili. Tale 80% è comprensivo di un 2-3 % quale sovvallo
degli impianti di trattamento. Il rifiuto abbancato in discarica nel 2017
ammonta a quasi 1,9 Mt, con quantità giornaliere medie di 5.160t e variabili da
4.500 a 5.500 t/giorno con punte nei mesi estivi. La raccolta differenziata non
è mai decollata nell’isola. La percentuale è cresciuta dal 12,50% nel 2014 al
12,80% nel 2015% e al 16% nel 2016 ma si mantiene tuttavia a livelli ancora
molto bassi. Nel 2017 si attesta intorno al 22% ma non raggiunge la percentuale
minima di legge del 65%.
Analizzando il dato complessivo si rileva tuttavia
che:
- i tre capoluoghi di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, che non effettuano
la raccolta differenziata con sistemi efficaci (raccolta domiciliare porta a
porta) si attestano mediamente su un valore di RD intorno al 10% e poiché
rappresentano circa un terzo dei rifiuti della Sicilia spingono in basso la
media regionale dei restanti Comuni che ammonterebbe, invece, a quasi il 30%;
-
circa 110 Comuni della Sicilia, su 390, prevalentemente medio-piccoli, ma con
due grandi città Marsala e Gela di popolazione superiore a 50.000 ab.,
rappresentativi di circa il 20% della popolazione, superano il 50% di
percentuale di raccolta differenziata. Urge pertanto sollecitare i comuni ad
implementare ovvero a migliorare la raccolta differenziata; ciò potrà
efficacemente realizzarsi solo varando i sistemi di raccolta ed avviando il
sistema domiciliare porta a porta in tutti i comuni. Il trend attuale di
raccolta differenziata (12,80% nel 2015, 16% nel 2016, 22% nel 2017 e
ipotizzata al 27% nel 2018) delinea una produzione di organico, compreso sfalci
e potature, di circa 400.000 t/anno, nettamente superiore alla capacità degli
impianti di trattamento (n.8) attualmente in esercizio, pari a 200.000-250.000
t/anno, dato variabile per i numerosi fuori servizi degli impianti e i fermi
dovuti alla mancanza di discariche per conferimento dei sovvalli. Solo nella
seconda metà dell‟anno, grazie all‟apertura di uno-due nuovi impianti privati,
la capacità potrà aumentare di ulteriori 70.000-120.000 t, portandosi
complessivamente a 270.000-370.000t risultando comunque insufficiente. Di
contro, sussistono alcuni impianti pubblici oggi fermi per carenza di
manutenzione o per provvedimenti giudiziari connessi al fallimento degli ATO
(Dittaino, Castelvetrano, Vittoria, Bisacquino).
Sono in corso di
autorizzazione una decina di nuovi impianti che scontano tempi notevolmente
lunghi di autorizzazione e di valutazione di impatto ambientale. Per le risorse
finanziarie si farà riferimento a quelle del Patto per il Sud – Sicilia.
Struttura importante per il miglioramento della raccolta differenziata sono
costituite dai CCR – Centri comunali di raccolta che rendono anche possibile un
idoneo incentivo ai cittadini che vi portano le frazioni di rifiuto già
differenziate. Occorre programmare nuovi CCR a integrazione degli esistenti in
modo da coprire tutto il territorio regionale e in particolare nei grandi
centri urbani. Sono inoltre attrezzature importanti le compostiere di comunità
idonee a soddisfare i fabbisogni di piccoli centri in zone collinari e montuose
che consentono un economico recupero della frazione organica dei rifiuto
urbano. Per la realizzazione dei Centri comunali di raccolta e delle
compostiere di comunità possono essere utilizzate le risorse del POR 2014-2020.
Il totale dei rifiuti prodotti in Sicilia ammonta a circa 2.350.000 ton all’anno
(dato Ispra 2016) e mediamente a circa 6.450 t/g. A causa della bassa
percentuale di RD, circa l’80% del rifiuto totale prodotto viene inviato in
discarica (circa 1,9 milioni di tonnellate) e sottoposto al preventivo
trattamento meccanico-biologico, sia con impianti fissi, sia mobili. Tale 80% è
comprensivo di un 2-3 % quale sovvallo degli impianti di trattamento. Il
rifiuto abbancato in discarica nel 2017 ammonta a quasi 1,9 Mt, con quantità
giornaliere medie di 5.160t e variabili da 4.500 a 5.500 t/giorno con punte nei
mesi estivi. Nel 2018 ipotizzando una crescita della raccolta differenziata al
25% e un 4% di sovvalli, il rifiuto da abbancare in discarica ammonterà a circa
1,86 Mt. Le volumetrie delle discariche 57 presenti sul territorio regionale
sono in esaurimento. Risulta infatti una capacità totale di abbancamento sul
territorio regionale di 1.700.000 mc.
In particolare risulta vicino l’esaurimento
della discarica di Bellolampo e ancora più vicino quella di Trapani. Pur con
ogni possibile provvedimento ordinario o in regime di ordinanza ex art.191 del
Decreto legislativo n.252/2006, si avrà da giugno la saturazione della 6a vasca
di Bellollampo e pertanto, se non si troveranno siti o soluzioni alternative,
si verificherà il blocco della raccolta dei rifiuti in 51 Comuni, compreso il
capoluogo di Regione, per circa 1.100.000 abitanti e circa 1.100 t/giorno
ovvero 33.000 t/mese, 400.000 t/anno. Considerando una produzione mensile di
rifiuti solidi urbani di circa 196.000 t di cui circa 155.000 t/mese in
discarica, si avrebbe una autonomia teorica di 10-11 mesi. Misura invocabile è
quella del trasporto fuori regione. Tuttavia, alla luce delle indagini svolte e
dei preventivi formulati da alcuni soggetti, prevalentemente gestori di
discariche, si ritiene possibile, sia pur con notevoli difficoltà
tecnico-burocratiche e con i necessari tempi, il trasferimento complessivo di
circa 150.000 t di rifiuto urbano secco sopravvaglio, idoneamente imballato e
preparato. I progetti in corso di nuove vasche prevedono una volumetria realizzabile
di circa 4.000.000 mc e tuttavia risulterebbero concretamente utilizzabili solo
a 18-24 mesi da oggi. La capacità attualmente residua appare pertanto
assolutamente insufficiente per colmare il periodo necessario per la messa in
esercizio delle nuove vasche ed è, pertanto, necessario avviare tutte le azioni
utili a prevenire l’insorgere di ulteriori nuove emergenze.
È necessario
procedere alla riforma della Legge regionale n.9 del 2010 non ancora pienamente
attuata, ridurre il numero delle 18 SRR a 9 assegnando alle nove province il
compito della regolazione del settore dei rifiuti in ciascun ambito. Già dal 1
ottobre 2013 la continuità del servizio di raccolta e smaltimento a livello
regionale è stata garantita attraverso l’ordinanza presidenziale n. 8/Rif del
27.09.2013, adottata ai sensi e per gli effetti dell'art. 191 del D.lgs. n.
152/2006, e successive proroghe, con cui si è espressamente prevista la nomina
di Commissari straordinari in nome e per conto dei Comuni, con finalità di
accelerazione del percorso di attivazione del nuovo modello di gestione
integrata, come introdotto dalla richiamata legge regionale n. 9/2010. Con
successiva ordinanza n. 20 del 14 luglio 2015, nell'ottica di addivenire al
definitivo avvio delle Società di Regolamentazione Rifiuti (attesi i ritardi
accumulati dai Comuni nell’attuazione della riforma), è stata prevista la
nomina di Commissari straordinari presso le stesse società di Regolamentazione
non solo per garantire la continuità del servizio ma, anche e soprattutto, al
fine di accertare l’adozione degli adempimenti attribuiti dalla legge alle
stesse società, con poteri di intervento sostitutivo in caso di inerzia o
errata adozione.
La legge affida la governance del settore a 18 società
pubbliche per azioni di cui sono azionisti i comuni e le ex province,
denominate SRR. Tali SRR dovevano subentrare agli ATO in liquidazione, redigere
ed approvare i Piani di Ambito, affidare il servizio integrato fra raccolta e
trattamento e smaltimento e regolare il sistema. Ad oggi, dopo 8 anni dalla
legge, molte SRR non sono concretamente funzionanti, ovvero funzionano in modo
irregolare e parziale. I comuni con affidamenti temporanei, contingibili e
urgenti, o con Piani di Intervento ARO suppliscono a tale carenza e anomalie.
Si delinea cosi un sistema frammentario, disomogeneo e non governato i cui
risultati sono pessimi sia in termini di servizio reso all’utenza, sia nei
parametri di rispetto delle normative di sostenibilità ambientale (v. indice di
raccolta differenziata di recupero della materia) e notevoli costi a carico dei
cittadini. Oggi si ha inoltre una grave situazione di emergenza in atto con
conseguenze possibili in campo igienico-sanitario. È urgente procedere alla definizione di un nuovo
disegno di legge di iniziativa governativa che sopprima le 18 SRR attribuendo
le competenze alle esistenti strutture dei Liberi Consorzi e delle Città
metropolitane, che introduca incentivi per la minore produzione dei rifiuto
come il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi
urbani, il recupero delle materie per l’ottenimento di materie prime seconde e
in via residuale di energia, che stimoli l’incremento della raccolta
differenziata con rigidi meccanismi di penalizzazione nei confronti di quei
Comuni che non raggiungeranno tale valore minimo prevedendo anche la decadenza
degli amministratori.
L’attuale Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti
redatto nel giugno 2012 approvato con prescrizioni nel maggio 2015 con Decreto
del Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero dei Beni Culturali ed
Ambientali nonché adeguato alle prescrizioni ed aggiornato ed approvato nel
gennaio 2016 dalla Giunta Regionale appare ormai inattuale e inadeguato. È
redatto anche un Piano stralcio attuativo coniugato al predetto Piano
regionale, anch’esso sottoposto a VAS, che prevede, nello specifico, la
programmazione dell’impiantistica già individuata con ordinanza commissariale
n. 274/2013 del Commissario Emergenza Rifiuti, di cui all'art. 2 della L. n.
71/2013. Per l’esecuzione del Piano stralcio era possibile attingere alle
disponibilità delle risorse in contabilità speciale n. 5446 di cui all’OPCM n.
3887 del 9 luglio 2010 per un ammontare di circa 200 M euro. L’attuale Piano
non ha superato la verifica sulla condizionalità ex ante. L'art. 19 del
regolamento n. 1303/2013, sulle condizionalità ex-ante, le definisce come un
fattore critico concreto e predefinito con precisione, che rappresenta un
prerequisito per l'efficace ed efficiente raggiungimento di un obiettivo specifico
relativo ad una priorità di investimento o a una priorità dell'Unione.
Urge,
pertanto, in conseguenza della riforma delle leggi regionali di settore,
procedere alla revisione, aggiornamento ed adeguamento del detto Piano di
Gestione di Rifiuti condizionalità ex-ante da cui dipende l'eleggibilità della
spesa del PO FESR Sicilia 2014-2020 per l'attuazione della Priorità 6.a “investire nel settore dei rifiuti per rispondere
agli obblighi imposti dall’unione in materia ambientale e soddisfare le
esigenze, individuate dagli Stati membri, di investimenti che vadano oltre tali
obblighi‟ e della Priorità 6.e “intervenire
per migliorare l’ambiente urbano, rivitalizzare le città, riqualificare e
decontaminare le aree industriali dismesse (comprese quelle di riconversione),
ridurre l‟inquinamento atmosferico e promuovere misure di riduzione del rumore‟.
Nelle more della redazione del Piano, si redigerà uno stralcio relativo all’impiantistica
finalizzato a supportare sia il corretto trattamento del “tal quale” sia, soprattutto,
quello della frazione organica e di quella secca. Il Piano stralcio intende
superare la fase emergenziale e consentire l’autosufficienza dell’ambito
provinciale; pertanto il sistema integrato fra strutture esistenti pubbliche e
private e quelle da avviare immediatamente dovrà far conseguire una dotazione
impiantistica ottimale per ogni ambito provinciale e in particolare: -a) un
impianto TMB e vasca di deposito (due-tre per le aree metropolitane); -b) un
impianto di trattamento della frazione organica (per produzione di biogas e
compost); -c) un impianto di selezione della frazione secca. In conseguenza
della riforma normativa, il Piano di Gestione Rifiuti, invece, dovrà,
analizzata la gestione dei rifiuti esistente nell'ambito geografico regionale,
declinare la riforma della L.R.9/10, con le misure da adottare per migliorare
l'efficacia ambientale delle diverse operazioni di gestione dei rifiuti e con
la valutazione del modo in cui il piano contribuisce all'attuazione degli
obiettivi e delle disposizioni relative alla materia della gestione dei rifiuti
e bonifica dei siti inquinati. Il Piano di Gestione dei Rifiuti regionale dovrà
essere coordinato con gli altri strumenti di pianificazione di competenza
regionale previsti dalla normativa vigente. Deve costituire parte integrante
del piano regionale il Piano per la Bonifica delle aree inquinate.>>
sabato 10 marzo 2018
A San Filippo del Mela l’impianto non si farà a prescindere da Musumeci, dal Soprintendente e dal ministro Galletti.
La Repubblica Palermo, nella III pagina dell’odierna edizione, ha sottotitolato: “A San Filippo del Mela l’impianto si farà, a dispetto del no di Musumeci”. Poi leggi il pezzo di Gioacchino Amato e ti rendi conto che non c’è alcuna connessione tra il sottotitolo e quanto scritto nell’articolo e ti sembra di leggere la Gazzetta.
Naturalmente ognuno è libero di scrivere (o riproporre) e titolare come gli pare i suoi articoli. Io ho scelto un titolo opposto a quello del giornale per questo post.
“L’iter di autorizzazione è in dirittura d’arrivo, – scrive Amato – mancano il parere della Soprintendenza di Messina e il via libera del ministro Gianluca Galletti, che durante la sua permanenza al Ministero dell’Ambiente è sembrato voler riaprire la stagione dei termovalorizzatori.”
Penso che questo virgolettato non possa giustificare il titolo dell’articolo. Intanto Galletti non può dare alcun via libera, avesse potuto farlo avrebbe già emanato il decreto. Il Soprintendente di Messina invece si è svegliato, non si è capito perché, in ritardo e non può più condizionarne l’iter, che dipende esclusivamente da come delibererà la Presidenza del Consiglio dei Ministri al termine dell’istruttoria che è ancora in corso e si concluderà entro il prossimo mese o giù di lì.
L’eventuale parere, a tempo abbondantemente scaduto, del Soprintendente alla PCM varrà quanto ciò che hanno scritto Musumeci e tutti gli altri che hanno aderito all’iniziativa “Caro Governo ti scrivo …” per manifestare il proprio no al progetto di A2a.
Ho scritto anch’io alla PCM ed ho concluso la nota nel seguente modo: “Vi chiedo pertanto una delibera di contenuto negativo, anche per fare un favore al proponente, perché il progetto proposto è destinato al fallimento.”
A2a ha già capito l’aria che tira e molto probabilmente accantonerà il progetto. Nel caso il progetto venisse “autorizzato”, l’impianto non entrerebbe in esercizio prima dei prossimi 5-7 anni (TAR permettendo).
venerdì 9 marzo 2018
Inceneritore del Mela, Musumeci ha scritto al Governo … scrivi anche tu.
Anche il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha scritto, prendendo spunto dalla nostra iniziativa “Caro Governo ti scrivo…”, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per esprimere il proprio no all’inceneritore del Mela.
Ringraziamo per questo il Presidente.
Tuttavia riteniamo che il Presidente della Regione avrebbe dovuto esprimere non solo il suo personale punto di vista, ma quello della Regione che egli rappresenta. Dunque un parere puntuale sul progetto proposto da A2a, sulla sua valenza tecnica, sulla sua opportunità o meno in relazione al ciclo dei rifiuti, alle ricadute sull’ambiente, paesaggio e salute dei cittadini.
Avremmo preferito delle articolate motivazioni che argomentassero il no alla pratica dell’incenerimento dei rifiuti. Inoltre, proprio con riguardo alla gestione del ciclo dei rifiuti e alla politica che la Regione Siciliana intende adottare in merito, il Presidente della Regione avrebbe dovuto accompagnare il parere della Regione con un organico piano per la corretta attuazione, in linea con le direttive europee, di una moderna, efficiente ed efficace gestione del ciclo dei rifiuti in tutta l’Isola. Un piano che avrebbe dovuto indicare tutta l’impiantistica necessaria, nel solco dell’economia circolare che non contempla di bruciare le risorse costituite degli scarti post consumo (i nostri rifiuti), ma di recuperarle, riusarle, compostarle o riciclarle. E indicare gli obietti di raccolta differenziata (non meno dell’80%) e di rifiuto urbano residuo (non più di 100 kg/anno pro-capite) da raggiungere nell’arco di massimo un quinquennio su tutto il territorio dell’Isola incluse le grandi città.
In questo modo il Governo non avrebbe avuto alcun alibi per deliberare in sintonia col parere espresso dal Mibact.
Il riferimento che il Presidente Musumeci ha fatto – nell’esplicitare il suo no al termovalorizzatore della Centrale Termoleletrica di San Filippo del Mela – sul non avere pregiudizi sugli inceneritori perché contemplati e disciplinati dalle leggi dello Stato non c’è piaciuto. Non avere pregiudizi è cosa buona e saggia, ma ciò non deve e non può significare l’accettazione di una legislazione discutibile, che non guarda alle nuove tecnoligie alternative agli inceneritori e all’economia circolare, insensibile al corretto riutilizzo delle poche risorse di cui disponiamo.
venerdì 16 febbraio 2018
Inceneritore del Mela, caro Governo ti scrivo ..
La conferma del parere negativo del Ministero dei Beni Culturali ha sinora impedito il rilascio dell’autorizzazione al progetto di A2a di costruire un mega inceneritore di rifiuti (CSS). A causa del dissenso tra il Mattm e il Mibact è in corso l’istruttoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri curata dal Dipartimento per il coordinamento amministrativo. Il procedimento è caratterizzato da una tempistica molto stretta (2 o 3 mesi massimo), in quanto il fascicolo istruttorio deve essere trasmesso al Consiglio dei Ministri in tempo utile perché la delibera richiesta venga adottata. Il Consiglio dei ministri si esprimerà con una delle diverse tipologie di delibere possibili: a) con una delibera di presa d’atto, qualora, nel corso dell’istruttoria svolta il dissenso tra amministrazioni sia stato superato e sia stata raggiunta l’intesa tra le amministrazioni coinvolte; b) con una delibera di contenuto positivo, nel caso in cui, pur permanendo l’originario dissenso sul progetto, il Consiglio dei ministri ritenga di allinearsi alla posizione assunta dal Ministero dell’Ambiente favorevole alla realizzazione dell’inceneritore; c) una delibera di contenuto negativo quando, permanendo il dissenso, il Consiglio dei ministri ritenga di condividere la posizione del Ministero dei Beni Culturali contrario alla realizzazione; d) con una delibera interlocutoria se il Consiglio dei ministri ravvisa la necessità di ulteriori approfondimenti istruttori.
Ecco perché noi cittadini non dobbiamo abbassare la guardia. Dobbiamo continuare la mobilitazione ed esercitare il massimo della pressione politica sul Governo con ogni mezzo legittimo per scongiurare la costruzione dell’ecomostro a San Filippo del Mela o in qualsiasi altro luogo del territorio nazionale.
Ecco perché noi cittadini non dobbiamo abbassare la guardia. Dobbiamo continuare la mobilitazione ed esercitare il massimo della pressione politica sul Governo con ogni mezzo legittimo per scongiurare la costruzione dell’ecomostro a San Filippo del Mela o in qualsiasi altro luogo del territorio nazionale.
Il Movimento No Inceneritori della Valle del Mela, invita tutti gli italiani ed in particolare i siciliani e gli abitanti della Valle del Mela a scrivere un'email alla Presidenza del Consiglio dei Ministri esprimendo contrarietà al progetto dell'inceneritore di A2a e chiedendo al Governo di allinearsi alla posizione assunta dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Scrivi anche Tu al Governo ... clicca (QUI) per aprire il file contenente le istruzioni per l'invio. Invia la tua email il più presto possibile!
venerdì 2 febbraio 2018
Inceneritore del Mela, le bugie di A2a
“È sbagliato ridurre il progetto di A2a per il rilancio della Centrale di San Filippo del Mela al solo termovalorizzatore. L’investimento di circa 200 milioni di euro prevede la nascita di un innovativo Polo Energetico integrato, unico nel suo genere.” Così ribattono i colletti bianchi della multiutility A2a alla manifestazione del 28 gennaio contro l’inceneritore.
Il manegement di A2a ci vuol far credere che l’impianto di incenerimento dei rifiuti sia una piccola appendice del fantomatico "polo energetico integrato". Bugiardi!
Inoltre, A2a spaccia il parere positivo nella procedure di VIA-AIA come prova della bontà del progetto e dei benefici ambientali per il territorio. Bugiardi!
A2a continua indefessamente a sostenere l’insostenibile, ovvero che il nuovo polo garantirà la continuità occupazionale addirittura nel territorio siciliano (non si limitano al solo territorio della Valle) e che l’inceneritore darà un contributo fondamentale alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Ma ormai lo sanno anche i bambini delle elementari che bruciando i rifiuti non si chiude il ciclo dei rifiuti. Bugiardi!
A2a nasconde anche l’innegabile impatto degli inceneritori sulla salute dietro il mantra delle “fonti rinnovabili”, delle “emissioni sensibilmente inferiori ai limite di legge” e dei “benefici per la qualità dell’aria”. Bugiardi!
Ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate per le bugie che maldestramente ci propinano, se non ci fosse il rischio reale che quest’impianto possa essere realizzato, tenuto conto della mediocrità e opacità della classe politica che ci ha governato e ci sta governando, ai vari livelli, locale, regionale e nazionale.
La lotta contro l’incenerimento dei rifiuti deve continuare fino alla vittoria.
giovedì 1 febbraio 2018
Inceneritore del Mela, il soprintendente Micali reclama il diritto di emettere il parere tecnico istruttorio sul progetto di A2A
Con una nota del 18 gennaio 2018, pubblicata sul
sito delle valutazioni ambientale del Ministero dell’Ambiente, il Soprintendente
di Messina Orazio Macali reclama, quale “organo
deputato alle autorizzazioni paesaggistiche nell’ambito del territorio all’interno
del quale è ubicato il comune di S. Filippo del Mela”, il diritto di “emettere il parere di competenza non appena
avrà ricevuto le necessarie attestazioni preliminari da parte di Ente
certificatore in ordine al rispetto dell’assenza di incremento della potenza
già autorizzata per la Centrale.”
Segnaliamo alla Procura della Repubblica di Messina e anche a
quella di Barcellona Pozzo di Gotto l’esilarante nota, che il Soprintendente ha
inviato al Mattm e al Bibact, per gli accertamenti del caso. Sicuramente il Soprintendente avrà avuto le sue buone ragioni, ma non si capisce perché abbia aspettato così tanto tempo prima di far pervenire le sue doglianze.
martedì 23 gennaio 2018
Inceneritore del Mela, il Ministero dei beni Culturali ribadisce parere negativo
Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del
Turismo con nota dell'11 gennaio 2018 indirizzata al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare ribadisce il parere il parere tecnico istruttorio già
espresso il 2 dicembre del 2015 relativo all’impianto di valorizzazione
energetica CSS da realizzare presso la centrale di S. Filippo del Mela.
Dal sito del Ministero dell'ambiente risulta che lo stato della procedura è in predisposizione del provvedimento.
Ora più che mai è fondamentale che tutta la Valle del Mela faccia sentire forte il suo NO all'inceneritore, partecipando in massa alla manifestazione di Domenica 28 gennaio, ore 15 a Milazzo.
mercoledì 17 gennaio 2018
Inquinamento acustico, per la Presidenza del Consiglio dei ministri non c’è stato alcun diniego di giustizia. Negato l'accesso agli atti
Tutto funziona alla perfezione in Italia: abbiamo la migliore giustizia
possibile e il miglior Governo che il buon Dio ci potesse dare. Infatti, il 27 novembre scorso, a seguito della mia richiesta di risarcimento danni, dell’11 maggio 2017, ho ricevuto una nota dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri con la quale mi veniva comunicato che:“all’esito dell’esame di tutto quanto da Lei
indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e dell’istruttoria
effettuata, per completezza di indagini, presso gli uffici competenti del
Ministero della Giustizia, non sono emersi profili per interventi in relazione a
quanto prospettato.”
Mi sono sentito un verme nell’apprendere che avevo ingiustamente accusato due bravi sindaci e alcuni magistrati solo perché avevano archiviato tutti i procedimenti originati dalle mie denunzie. L'ignoranza offusca la mente. Per comprendere meglio l’entità della mia ignoranza ho chiesto copia degli atti di istruttoria effettuati
dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e gli elementi acquisti presso gli
uffici del Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 22 della legge n.
241/90. Finalmente avrei capito perché, a rigor di legge, ci è stato negato il diritto alla quieta e al riposo, è stata messa in pericolo la nostra salute e non abbiamo potuto fruire pienamente dell'appartamento in cui abitavamo.
Non so descrivere la mia sorpresa nell’apprendere, 35 giorni dopo, che
la Presidenza del Consiglio dei ministri respingeva la mia richiesta con la
seguente motivazione: “… la richiesta in
esame appare preordinata ad acquisire elementi per esercitare l’azione
risarcitoria contro lo Stato ai sensi della normativa sulla responsabilità
civile dei magistrati. L’istruttoria
compiuta da questa Amministrazione e gli elementi acquisiti presso gli uffici
del Ministero della Giustizia, ai quali si intende accedere, sono stati,
pertanto finalizzati a consentire la difesa della Presidenza del Consiglio dei
ministri e, come tali, sono da ricondurre al concetto di corrispondenza
inerente ad una lite in potenza, quindi sottratti al diritto di accesso, come
previsto dall’art.2, comma 1, del DPCM 26 gennaio 1996, n. 200 (Regolamento
recante norme per la disciplina di categorie di documenti dell’Avvocatura dello
Stato sottratti al diritto di accesso), in ragione della prevalente tutela del
diritto di difesa.”
Ho inviato la seguente risposta alla Presidenza del Consiglio dei
ministri e per conoscenza al Presidente della Repubblica, al Presidente del
Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, al Consiglio Superiore
della Magistratura e alla procura Generale presso la Corte di Cassazione:
“Si prende
atto che Codesta Presidenza del Consiglio dei ministri, con nota DAGL-UCCG n.
237 P-4.3.20/981 del 05/01/2018, ha respinto, “in ragione della prevalente
tutela del diritto di difesa”, la richiesta di accesso agli atti avanzata dallo
scrivente in data 29 novembre 2017. Tuttavia,
lo scrivente, da cittadino, non può esimersi dal notare che: 1) la risposta alla richiesta di accesso agli atti poteva essere
esitata in 48 ore, ed invece è stata esitata in data 5 gennaio 2018, oltre i 30
giorni stabiliti dalla legge; 2) l’istruttoria compiuta da codesta Amministrazione con
la finalità di consentire la difesa della Presidenza del Consiglio dei ministri,
riconducendo gli atti al concetto di corrispondenza inerente ad una lite in
potenza, per negare l’accesso, quand'anche questo fosse legittimo, nel caso di
specie, è, a giudizio dello scrivente, incongruente. [...]. Quando
ci si rivolge alla PCM è perché si ritiene, a ragione o a torto, di aver subito
una presunta ingiustizia e/o un danno da organi dello Stato. L’azione risarcitoria
costituisce un mezzo attraverso cui ottenere giustizia, l’ultima istanza. È
anche il mezzo attraverso cui lo Stato può esercitare la vigilanza sulla efficienza, efficacia
e correttezza dell’azione dei vari organi e poteri statali e porre rimedio alle violazioni manifeste della legge e del diritto dell'Unione Europea. Dal
Governo un cittadino si aspetta e pretende che Esso agisca in difesa ed a
salvaguardia della Costituzione, delle leggi, della verità e della giustizia.
Uno Stato che non sia corrotto non ha paura di rendere pubblici tutti i suoi
atti. Nello specifico, gli atti dell’istruttoria effettuata dalla PCM anche
presso gli uffici del Ministero della giustizia, se esitati, avrebbero
consentito allo scrivente di prendere atto delle ragioni che giustificherebbero
il respingimento della richiesta di risarcimento e, quindi, la correttezza dell’operato
dei sindaci e dei magistrati, e valutare la fondatezza e la validità delle motivazioni
a supporto. Con motivazioni
valide fornite dalla PCM, una eventuale “lite” non avrebbe avuto ragione,
perché insensata, inutile, pretestuosa. Il
diniego all’accesso agli atti nel caso di specie, invece, fa ritenere che
l’istruttoria sia stata finalizzata non già ad appurare la veridicità di quanto prospettato dallo
scrivente, ma finalizzata, esclusivamente, a consentire la difesa della
Presidenza del Consiglio dei ministri, a prescindere dai fatti e dalle
circostanze. L’obiettivo dell’istruttoria della PCM non sembra essere stato
l’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità, ma il loro
occultamento: evitare, tout court, un risarcimento. Sulla
base di quanto sopra rappresentato lo scrivente adirà la Corte di Giustizia
europea.”
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